Speciale: Life is Strange – Storm (Parte 2)

Videogiochi

L’ultima volta ci siamo soffermati sull’importanza che ha avuto Life is Strange nel medium videoludico, ossia l’impatto anche culturale con cui molti altri sviluppatori si sono scontrati. L’era sta cambiando, i videogiocatori stanno cambiando e soffermarsi su dei punti sempre fermi, è soltanto deleterio. Questo è un discorso che si può fare praticamente su tutto il mercato dei giochi di grosse produzioni: ognuno di essi deve sempre tenere conto di tanti fatto, principalmente la categoria a cui appartiene, senza voler tentare una strada nuova o rinnovabile. Pochi l’hanno fatto e ancora meno ci sono riusciti; il problema è da sempre quel nostro immobilismo e, perché no, ignoranza sul medium: lo amiamo giocare ma spesso non lo capiamo. E siamo sempre noi i primi che snobbiamo delle particolari produzioni, seppur piccole ma che invece sono grandi e che possono dare molto di più di quello che si credeva. Oggi parliamo di Life is Strange: Before the Storm, capitolo che molti hanno capito poco, hanno criticato senza motivo e che hanno amato in modo del tutto sbagliato.

Brave New World

Per i ragazzi di Deck Nine Games non è stato facile, anzi. L’idea è quella che lo studio di sviluppo si è voluto mettere in gioco ma che, al primo approccio, abbia pensato di mollare tutto. Con quale forza e coraggio si può riuscire a superare ciò che il primo Life is Strange è riuscito a fare? Come si può raggiungere una vetta così alta, soprattutto se alla base la struttura è praticamente la stessa? Life is Strange: Before the Storm racconta di Chloe, del suo cambiamento, delle sue frustrazioni e del suo rapporto con il mondo e con sé stessa. Non è ancora del tutto la Chloe del primo Life is Strange, ma ci sta arrivando ad esserla e noi abbiamo il compito di guidarla in questo senso. Si tratta di un prequel che racconta, ancor più nel dettaglio, le vicende che hanno reso Chloe così ribelle, così diversa dalle altre, scavando in fondo nel barile della sua personalità.

A differenza di Max, nel primo LiS, Chloe non presenta un animo “scarno” o basato sulla volontà del giocatore, ma bensì la sua personalità è prorompente. Qui abbiamo la prima grossa e bella differenza che mostra come le crisi di Deck Nine abbiano portato un risultato: un’altra Max non avrebbe avuto senso, così come mostrare una Chloe simile a quella che abbiamo già conosciuto, perché il giocatore è riuscito ad immedesimarsi in Max, ha visto Chloe come un’amica, una parte esterna di sé e sarebbe stato un problema cercare di immergere il giocatore in questo stesso personaggio. Deck Nine ha fatto una cosa bellissima, invece, perché ha reso soltanto Chloe più aperta ma sempre forte, sempre fiera della sua personalità e che, nonostante scegliessimo una risposta meno da “ribelle”, il suo animo così forte si faccia sempre avanti. Non è facile costruire un personaggio secondario come protagonista, spesso assistiamo a delle opere disastrose, come quel film sui Minion uscito qualche anno fa, veramente poco sensato nonostante in Cattivissimo Me siano spesso e volentieri ciò che trainano la carretta.

Ma passando invece alla storia, anche qua la sfida non era leggera. Nel primo Life is Strange abbiamo potuto ammirare la scrittura di due sceneggiatori che non avevano paura di mostrare quegli argomenti un po’ tabù come il suicidio, il bullismo, l’eutanasia e tanto altro. In Before the Storm gli argomenti trattati cercano sempre di condurre il giocatore ad affrontare situazioni particolari, ma meno tabù rispetto al precedente. Chloe ha perso suo padre e la vediamo affrontare questa situazione in un modo tutto suo e che noi possiamo solo vedere da esterni: rispetto a Max che era più un immedesimarsi direttamente con tutti i personaggi, Chloe rimane ferma sul suo essere un personaggio “reale” e relega il giocatore a suo comprimario, suo amico interiore: un po’ come se noi fossimo il classico angelo o diavolo sulle spalle della cara protagonista, ma che, alla fine, non abbiamo nessun potere in quanto il personaggio non si muove mai in una zona bianca o nera, ma spesso in una grigia che noi non possiamo prevedere.

Farewell

Ovviamente introdurre nuovi personaggi ai tanti e bellissimi del primo Life is Strange poteva essere rischioso. La possibilità di scadere nella banalità era forte e Deck Nine non ha voluto mettersi troppo a rischio. Ha così deciso di fare una cosa più intelligente e saggia: approfondire il background di personaggi già conosciuti. È il caso di Victoria, Nathan, il Preside Wells, la mamma di Chloe e anche il suo patrigno, ma ovviamente maggiore attenzione è stata posta su Rachel Amber. Nel primo Life is Strange la ragazza è scomparsa e durante la nostra avventura vediamo di come Rachel sia amata da tutti, voluta da tutti, imitata da tutti: insomma, Rachel era una ragazza perfetta, andava ottimamente a scuola e aveva uno spiccato senso creativo. Ma era veramente così? Già nel primo abbiamo scoperto alcuni dettagli sulla vita segreta di Rachel Amber (ispirata a quella Laura Palmer di Twin Peaks, mica roba da niente) ma qui possiamo approfondire, esattamente come fece Fuoco Cammina con Me, di Lynch, gli ultimi estremi della vita di Rachel, cosa avesse dentro di lei.

Uno dei maggiori pregi e motivi per cui Before the Storm andrebbe giocato è proprio quello di conoscere Rachel Amber. Angelo perfetto agli occhi di tutti, impreziosito di ipocrisia e falsita, di lacrime finte capaci di mostrare un mondo pieno di menzogne. Rachel è veramente perfetta come tutti la vedono: è bellissima, è meravigliosa e la sua voce ti rapisce, ti avvolge. Dire di no ad una ragazza come Rachel Amber è impossibile, anche se ci chiedesse di uccidere qualcuno. Ed è questa la sua prerogativa: essere perfetta come vuole suo padre e soprattutto sua mamma. Rachel però sa bene che indossa soltanto una maschera e che dentro di lei c’è oltretutto tristezza e dolore. Ma come potrebbe lamentarsi una ragazza così, direbbe Victoria, eppure non è semplice vivere una vita perfetta fatta di imperfezioni, mostrare soltanto il lato che fa più comodo. Si tratta di un personaggio incredibilmente scritto, valido e perfetto come essa stessa si rappresenta. Rachel ci farà vivere tre episodi diversi particolari: ci farà innamorare di lei, si farà odiare e si farà perdonare. Rachel è esattamente com’è: un angelo caduto a cui sono state strappate le ali, corrotto dalla malvagità dell’uomo e che, a sua volta, ci farà conoscere la bellezza delle cose, pur mostrandoci come anche noi stessi, al di fuori di Chloe, siamo ormai corrotti.

Una corruzione che, dopo pochi istanti, ci viene di nuovo nascosta dalla velata ipocrisia che si mostra a noi, della nostra debolezza. Siamo sempre lì pronti a giustificarci, quando dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. A volte le cose avvengono tutte insieme e noi non possiamo fermarle, né possiamo evitarle. Max questo lo sa bene, l’ha vissuto in prima persona quando sarebbe dovuta partire ma che non ha mai trovato il coraggio di dirlo a Chloe. E lì ci siamo noi, vigliacchi perché ad ogni buona occasione di spiegare la nostra partenza, rimandiamo l’inevitabile. L’ultimo episodio bonus, infatti, ci rimette nei panni di una piccola Max, pronta a trasferirsi lontano dalla sua amica da cui non vorrebbe mai separarsi. Deck Nine ha messo a nudo i nostri pensieri, ci ha mostrato la natura vera dell’essere umano così come è riuscita a fare Dontnod Entertainment con il primo episodio. Siamo vigliacchi, siamo egoisti, siamo vittima della corruzione del mondo e non possiamo sottrarci a questo, dobbiamo accettarlo. Da che pulpito possiamo giudicare le direzioni del gioco che non controlliamo, quando le nostre scelte sono tutte ipocrite e buoniste? Avere un finale diverso o che sia come noi lo vogliamo sarebbe soltanto una contromisura che ci mostra, ancora più approfonditamente, quanto siamo vittima dei mali del mondo. E Max, Rachel e Chloe questo lo sanno. I Deck Nine lo sanno e anche i Dontnod Entertainment lo sanno. E voi?

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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