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Valkyria Chronicles 4 – Recensione

Il primo Valkyria Chronicles, uscito ormai parecchi anni fa, ricevette parecchi consensi dalla critica specializzata e dai giocatori di tutti il mondo. Purtroppo però SEGA non è mai riuscita con i diversi sequel a portare nell’olimpo dei videogiochi questo franchise. Il problema principale, forse, furono le scarse vendite dello stesso primo episodio sia in Giappone che nel resto del mondo e presumibilmente nei capitoli successivi la stessa casa di sviluppo impiegò meno risorse e budget creando prodotti che non hanno entusiasmato nessuno.

Valkyria Chronicles però è rimasto nei cuori di tutti i giocatori, sopratutto grazie al suo design fuori dal comune, stile disegno con un delicato pennello, nonché dalla trama davvero degna di nota e non per ultimo dalle meccaniche di gioco che mescolavano egregiamente tattica in tempo reale con azione ed elementi jrpg. Riuscirà  Valkyria Chronicles 4 a riconquistare il cuore dei giocatori? Scopriamolo insieme in questa recensione.

SEGA per questo nuovo capitolo ha avuto una intuizione geniale. Invece di proseguire la storia dei precedenti capitoli, ha  riscritto e sistemato storia del primo capitolo, proponendo un percorso narrativo differente. Ci sono comunque dei riferimenti che solo chi ha giocato i primi VC può capire, ma nel complesso è stato fatto un ottimo lavoro giocando di astuzia.  I protagonisti, infatti, sono ancora membri della Federazione, la resistenza che si oppone all’invasione dell’Impero nella Seconda Guerra Europea, ma questa volta i ruoli sono opposti: se nel primo Valkyria Chronicles dovevamo difenderci dall’attacco delle forze degli imperiali, in questa occasione saremo noi a prendere l’iniziativa attaccando la capitale nei panni del Comandande Claude Wallace della Squadriglia E.
Naturalmente questa operazione militare non andrà come previsto e la guerra metterà a dura prova i rapporti tra i membri del team. Come del resto fece il suo predecessore, anche in Valkyria Chronicles 4 si esplorano le conseguenze e il significato della guerra, e il titolo lo fa con una delicatezza che solo i migliori registi giapponesi sanno proporre: i dialoghi e le sequenze d’intermezzo ricordano da vicino gli anime giapponesi, accompagnati dalla bellissima colonna sonora di Hitoshi Sakimoto e dal tratto pulito e delicato (ma sempre sorprendente) del disegnatore Raita Honjou;  oltre a non essere mai banali, le sequenze animate approfondiscono le personalità dei nostri compagni e i loro profondi legami di amicizia. Se questo non bastasse, il titolo è completamente localizzato in Italiano nei sottotitoli (grazie SEGA!).

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I giocatori del primo Valkyria Chronicles appena avviata la prima partita si troveranno subito a loro agio con la struttura di gioco. A partire dalle impostazioni delle interfacce e del menù che sono rimaste essenzialmente le stesse, con la modalità Libro che permette di accedere alle varie funzioni di salvataggio e di sistema, nonché di rivedere ogni sequenza cinematica o rigiocare le varie missioni, comodamente catalogate e suddivise in brevi spezzoni per una facile consultazione. Da questa modalità si accede anche alla caserma, in cui il giocatore può gestire tutti i membri della Squadriglia E esattamente come si faceva nel primo capitolo della serie. Se state notando che abbiamo ripetuto più volte il primo capitolo e perché, semplicemente, i due si assomigliano tantissimo, forse pure troppo. Questo non è necessariamente un male perché è funzionale al tipo di gioco, ma avremmo preferito qualche novità in più.
Nella caserma comunque, possiamo “livellare” i nostri soldati, assegnando i punti esperienza guadagnati alle varie categorie di soldati come ricognitori, ingegneri, cecchini e così via. Una volta superata una certa soglia, l’intera unità aumenta di livello e impara nuove abilità specifiche per classe. 

Il titolo presenta un sistema di gioco chiamato BliTZ (Battle Live Tactical Zone) che riesce a mescolare in modo perfetto le tipiche dinamiche dei giochi di ruolo con quella di strategia e TPS in prima persona. Ad ogni inizio partita avremo dei CP (Command Point) che in sostanza sono i nostri “turni” in cui dovremo muovere le unità sulla mappa e quando consumeremo tutti i nostri CP toccherà al nemico. Sul campo avremo diverse unività a disposizione, come quelle di assalto, cecchini, ranger, meccanici etc. Ogni classe è essenziale per la vittoria e bisognerà padroneggiarle bene tutte. Il titolo ha una curva di apprendimento e difficoltà ben calibrata quindi non vi preoccupare, con un po’ di pratica riuscirete a sconfiggere e a proseguire nell’avventura. Oltretutto è possibile salvare durante la battaglia (e conviene farlo spesso) così da poter riprovare in caso di errori. A queste si aggiunge la classe del granatiere, ossia una figura che sul campo di battaglia è in grado, da sola, di ribaltare completamente le sorti del conflitto: dotati di un equipaggiamento molto pesante, che dona loro una difesa elevata e una scarsa mobilità, questi individui risultano mortali negli attacchi alla lunga distanza.
Nulla da dire al comparto visivo e audio che rasentano l’eccellenza sotto il profilo artistico (un po’ meno quello meramente poligonale).

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