The Spectrum Retreat – Recensione

The Spectrum Retreat è un titolo particolare, anche considerando la giovane età del suo autore, Dan Smith. Il progetto è nato inizialmente quando lo sviluppatore aveva circa quindici anni e gli è valso l’assegnazione del Game Making Award da parte di BAFTA nel 2016.

Il protagonista del titolo è un uomo di nome Alex, che si risveglia in un misterioso e inquietante hotel, il Penrose Hotel gestito completamente da androidi non proprio rassicuranti. Il manager dello stesso ci augura una buona giornata e ci informa che le condizioni climatiche sono molto instabili e questo ci impedirà di uscire al momento dall’Hotel.

The Spectrum Retreat è ispirato in modo chiaro a produzioni più blasonate  come Portal, difatti troveremo molte similitudini con il titolo Valve (e non solo), come la visuale in prima persona, narrazione enigmatica, gameplay quasi completamente votato alla risoluzione di enigmi. Il team di sviluppo però ha saputo ricavarsi una sua nicchia puntando su qualcosa di diverso dalla sua concorrenza: se Portal faceva leva sulla fisica, The Spectrum Retreat si basa sui colori.

Ogni sfida infatti è composta da aree, composte da più porte che possono essere attraversate solo dopo aver catturato un colore specifico attraverso un dispositivo elettronico futuristico. All’inizio i colori sono solo due, ma in breve tempo aumenteranno in rapporto alla complessità dell’enigma stesso. In ogni stage ci sono cubi colorati e cubi neutri. Questi ultimi servono sostanzialmente da contenitore per rilasciare o catturare un colore che nel frattempo andrà a modificare il colore stesso dello dispositivo tenuto sulla mano sinistra. Capiterà quindi di sfruttare finestrelle, buchi nel muro o soffitto per poter catturare e rilasciare i colori necessari a superare la porta del momento. Premendo semplicemente R2 quando si guarda un blocco, è possibile quindi  trasferire il colore che è stato memorizzato su un blocco bianco vuoto o prendere il colore che il blocco ha attualmente su di esso, memorizzandolo. Detto così sembra effettivamente molto complesso ma dopo un paio di minuti si riesce a padroneggiare agevolmente la meccanica proposta dal gioco.

Va detto che il titolo non è solo risoluzione di enigmi in quanto il titolo non è affatto un puzzle game con una trama che è stata inserita semplicemente per tenere insieme i puzzle, poiché la trama non è solo coinvolgente ma anche sorprendente. Sono presenti inoltre due finali, per cui è necessario ricominciare il gioco da capo per vederli entrambi, ma non ci vorrà molto in quanto il titolo si completa in 4-5 ore. Se infatti la durata non è eccelsa, nulla si può dire all’ottimo comparto grafico. Il motore di gioco rende infatti davvero bene: le ombre sono precise, le superfici riflettono la luce, le texture sono ad alta definizione e i modelli tridimensionali sono curati e modellati con attenzione. Il colpo d’occhio è quindi più che buono così come la colonna sonora rende molto coinvolgente il tutto.

The Spectrum Retreat è un titolo davvero riuscito, in grando di catturare il giocatore dall’inizio alla fine, con enigmi ben congeniati e una storia davvero non male per il genere. Complice anche il prezzo davvero alla portata di tutti (12,99€) ci sentiamo di consigliarlo a tutti senza particolari remore di sorta.
8
voto

Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.