[In Retro We Trust] Silent Hill

A seguito della notizia della retrocampatibilità su Xbox One della Silent Hill HD Collection mi sembra opportuno riportare la memoria agli eventi che coinvolsero Harry Mason nella ricerca di Cheryl, sua figlia adottiva.

Si parla del 1999 quando Silent Hill fu pubblicato in esclusiva per PSX da Konami. Mi aspettavo qualcosa sulla falsa riga di Resident Evil, ma a differenza del titolo Capcom, in questo gioco Konami infuse qualcosa di diverso rispetto alle atmosfere orrorifiche popolate da zombies.

Innanzitutto l’ambientazione. Non siamo relegati dentro una gigantesca casa, ma dobbiamo esplorare, nostro malgrado, un’intera cittadina, cercando tracce della nostra figlioletta in varie locazioni, risolvendo enigmi e combattendo contro terrificanti creature.

L’atmosfera che si respira è sicuramente ispirata dagli scritti di Stephen King, ma se vogliamo andare ancor più a ritroso nel tempo letterario, anche il grande scrittore H.P. Lovecraft è stato preso come riferimento.

La cittadina è apparentemente deserta, ma ben presto ci accorgeremo che se non ci sono più forme di vita umana, ben altro si nasconde tra la nebbia che avvolge tutto. Un antico culto cerca di riportare sulla Terra un aberrante Dio, attraverso ovviamente il sacrificio della nostra amata Cheryl. Silent Hill è invasa da creature abnormi, mutate, devianti forme di vita che hanno preso possesso di persone ed animali. Non siamo l’eroe nella lucente armatura, ma solo uno spaventato padre che cercherà in ogni modo di sfuggire a questo devastante incubo ad occhi aperti.

Armati con quello che troveremo a terra, dovremo inoltrarci in un delirio mostruoso, dove la nostra sanità mentale, sia digitale che reale, verrà messa alla prova.

Ricordo ancora con raccapriccio il rumore della piccola radio a transistor che segnalava l’avvicinarsi di una creatura nascosta dalla nebbia, i disperati tentativi di sopravvivere ed avanzare in fetide strutture, popolate da un bestiario che ancor oggi, al pensiero, mi fa rabbrividire.

Tecnicamente era ben realizzato, utilizzando fondali poligonali (quindi non locazioni statiche renderizzate come invece avviene in RE). Questa scelta però costrinse i programmatori a risparmiare sulle animazioni dei personaggi, in particolare quelle di alcuni avversari erano veramente ridotte all’osso. L’uso massiccio della nebbia da una parte serviva si a creare l’atmosfera, ma anche e soprattutto mascherare il pop up che probabilmente sarebbe stato impossibile evitare. I filmati di intermezzo erano di alta qualità, portandoci sempre più ad apprezzare anche lo sforzo narrativo che era stato fatto per rendere il gioco appassionante.

All’epoca trovai che alcuni enigmi fossero molto difficili, richiedendo un sacco di concentrazione e ragionamento prima di riuscire a trovarne la soluzione.

Sappiate che ci sono ben 5 finali in Silent Hill: i primi quattro varieranno in relazione ad alcune azioni chiave e sono accessibili da subito; l’ultimo invece sarà accessibile solo rigiocando Silent Hill dopo averlo finito con il finale migliore.

Riveduto e corretto, con i miglioramenti grafici apportati nella Collection, il gioco risulta ad oggi ancora molto appetibile e sicuramente apprezzabile da chi ama i survival horror.

Il gioco ha avuto tre sequel, un prequel (Silen Hill: Origins) e due spin off (SH: Home coming e SH: Dowpur), ma secondo la mia personale opinione solo i primi due capitoli hanno meritato veramente di essere giocati, anche se gli altri non sono comunque da disprezzare. La fama del gioco ha portato anche alla realizzazione di un film nel 2006, che seppur con una trama diversa, prende spunto dai due primi capitoli della saga, per quel che riguarda l’ambientazione e le creature. Devo dire che non ho mai avuto il coraggio di vederlo tutto dall’inizio alla fine!

Quindi se questa estate calda volete provare dei veri brividi, la Silent Hill Colelction fa per voi!


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.