Life is Strange è una splendida parabola dell’essere e della sua moralità

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Salve amici. Salve a tutti. Oggi piove, o almeno sta per accadere. Sono triste, ho avuto una settimana molto difficile, che ancora oggi mi prende a pugni lo stomaco, e mi sento tanto una maschera degna di Pirandello. Il tempo sembra stia cercando di esprimere al meglio il mio umore e questo succede spesso. Sono metereopatico, poco da fare, anche se non ai livelli per evidenziarlo come un reale disturbo psichico. C’è il mal tempo? Mi rattristo un po’, penso a ciò che non va nella mia vita e a volte ho desiderio di buttare lacrime amare di stress accumulato.

Già da queste parole molti di voi staranno pensando che sarei quasi egoista ad ammorbarvi con i miei problemi, soprattutto perchè ognuno ha i suoi, ma oggi vorrei provare ad esorcizzare la mia orribile settimana parlando di un gioco in particolare: Life is Strange, di Dontnod Entertainment. Si tratta, a mio modesto parere, di uno dei capolavori di questa generazione e, sicuramente, uno dei titoli più importanti da giocare nella propria vita da videogiocatore, entrando di netto nella top10 dei giochi imperdibili. Il motivo è molto semplice: Life is Strange è una splendida parabola della vita, una metafora della nostra esistenza.

Perché la vita è strana, le emozioni che proviamo sono strane e tutto il resto non fa che rientrare nel complesso sistema dell’esistenza. Chi siamo noi realmente? Dei contenitori di emozioni e basta? Non credo, ma, nonostante io studi filosofia, dove il problema dell’essere è forse il principale perno di costruzione della materia, non so dare questa risposta. Ed è qui che tutta la mia tristezza, relativa alla mia esperienza e al tempo, grigio e freddo nel pieno di luglio, che cado nella parabola del mio essere e della sua esistenza come tale, esterno da me, un altro da me.

E prendo Life is Strange come esempio perché sa descrivere al meglio il problema della propria esistenza con sé stessi, è uno dei titoli più pratici per sentirsi omogenei in una società che spinge per le diversità, per le categorie, per i paragoni. Tutti siamo un po’ Maxine Cauldfield, così come tutti siamo un po’ Chloe Price. Dentro di noi si sviluppa sempre quella riflessione sulle nostre emozioni, su ciò che proviamo realmente e spesso ne siamo vittima, scandendo dubbi, paure e insicurezze. Cosa provo realmente e, cosa più importante, cosa faccio provare alle persone al mio fianco?

Eppure noi siamo un po’ lo stereotipo di ciò che praticamente tutti critichiamo: cerchiamo di evadere dalla nostra quotidianità affacciandoci all’originalità, senza avere quel distacco empatico che è propriamente nostro, mentre scaviamo a fondo nelle emozioni grafiche e banali, piene di noi stessi. Life is Strange è un’opera nel complesso banale, molto classica, che sembra quasi cercare il pretesto per raccontarti una storia che, fin dalle prime battute, sei sicuro voglia scardinare certi modelli stereotipati che ormai tutti conosciamo, che noi tutti viviamo quotidianamente. Ma ecco la magia: nel pieno di noi stessi, ci rivediamo completamente.

Perché non si può non rivedersi in quei personaggi, un po’ tutti tormentati e un po’ tutti felici. Ciò che Life is Strange ci insegna non è tanto la sospensione dell’incredulità, di quel realismo quasi fine a sé stesso, ma di come ci approcciamo a delle scelte che, in determinate situazioni, fanno la differenza, o di come viviamo con troppa leggerezza certi rapporti. Max ama alla follia Chloe, ma la sua distanza geografica ha imposto in lei una riluttanza nel rapportarsi a Chloe nello stesso modo di sempre, mentre quest’ultima soffriva tale considerazione.

Ma Max non si è mai dimenticata di lei e, quando l’ha rivista, si è sentita terribilmente in colpa per ciò che le aveva causato, ormai consapevole che tra loro c’era un distacco. Ma il destino vuole che Chloe dovesse morire e non bastavano le incredibili prove di redenzione: Max non poteva salvarla. Ma ci provano, insieme, più e più volte proprio perché unite dall’amore e da un sentimento che era soltanto sopito, non rotto. Tra loro il vaso era integro, ma erano inconsce, perché dentro di loro riaffiorava un certo rancore e sensi di colpa, che sembrava non abbandonarle mai.

Se la vediamo sotto una diversa ottica, non è la morte di Chloe a redimere la piccola Maxine, quanto più il suo voler recuperare il tempo perso con una persona che amava, facendo di tutto pur di non allontanarsi più da lei. Ma il finale è diverso da ciò che si spera, così come nella realtà, dove anche le più incredibili motivazioni e gesti non fanno la differenza se non scossi da qualcosa di forte. Max può sentire dentro di sé soltanto l’errore di aver tralasciato troppo sé stessa e il suo sentimento rendendolo, di fatto, scontato, quando invece risultava di una potenza incredibile.

Ed è proprio questo che Life is Strange ci insegna, ovvero vivere il proprio presente al meglio che si può, senza cadere nei tranelli della vita. Non bisogna voler cercare la felicità nelle cose diverse o nuove, ma in tutte le cose, soprattutto quelle che si hanno davanti. Mangiare un piatto stellato, pieno di particolarità, non deve sopprimere la felicità di una semplice spaghettata aglio e olio e peperoncino, così come non bisogna dormire sugli allori del proprio ego e dell’abitudine che scaturisce dalla quotidianità. Forse tutto è destinato a finire, proprio come la vita, quindi bisogna godersi ciò che si ha… Finché il futuro, posto dietro l’angolo, non viene a riprenderselo.

E nella mia settimana ho capito che il tempo non è mai abbastanza. Non credo in chi, dopo cent’anni, sia contento di morire, nemmeno in chi dopo anni di relazione voglia mettere un punto. Ed è ora che capisco cose che prima mi erano inaccessibili. Life is Strange è una splendida parabola dell’esistenza, un dipinto della propria essenzialità. Bisogna godersi il proprio presente e il proprio tempo, perché dopo c’è il rischio che una parte di noi stessi muoia e dopo, andare avanti, non è semplice. Maxine vivrà la sua vita senza Chloe, ma è indubbio, assolutamente, che una parte della sua vita se n’è andata con lei. La vita è fatta di attimi. La vita è strana.

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

1 Commento

  1. È bellissima e ti amo da morire. Mi hai emozionata come non mai, amore mio.. ♥️

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