Giffoni 2018: Ermal Meta ospite della 48esima edizione del Festival

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Ermal Meta ospite della 48esima edizione del Giffoni Film Festival. Artista sensibile, capace di parlare al cuore come solo un sognatore ad occhi aperti sa fare, ha incantato e conquistato Giffoni e i giffoners. “La meraviglia, lo stupore. Siete l’emozione”, arole semplici, perché “è così che bisogna fare per riuscire a parlare a tutti”. Ma dirette e precise, che portano intrinseche il peso della sua storia contraddistinta da un’infanzia complicata in Albania. “Nella vita non si smette mai di seminare – si è raccomandato – anche quando comincerete a raccogliere dei frutti, voltatevi e continuate a seminare”.

Ermal Meta è uno di quelli che si è fatto da solo, che grazie alla sua bravura è riuscito a farsi spazio nel mondo della musica diventando oggi uno dei cantautori italiani più apprezzati. “Quando ho cominciato a scrivere per me stesso, è cambiato tutto”, ha raccontato Meta. “Sono stato vittima del pregiudizio e per un po’ di tempo ho snobbato gli altri cantanti per ignoranza, scrivendo canzoni senza empatia. Non riuscivo a dare e metterci tutto me stesso, sentivo che mancava qualcosa. Una mattina mi sono svegliato e ho capito che non c’era sincerità in quei brani, così ho cominciato a scrivere per gli altri ma pensando a me: solo così un marinaio può costruire vele capaci di resistere al vento”.

A soli quattro anni ha per la prima volta ha messo le sue mani su un pianoforte, un istante divenuto eterno che ha segnato l’inizio di una storia d’amore che dura da oltre trent’anni. “La musica è il mio viaggio quotidiano – ha continuato – una strada che mi abbraccia di emozioni e speranza. È quello che mi ha permesso di coltivare una piantina che oggi è diventato uno splendido e immenso albero”. Uno scambio d’amore, come ha raccontato la giffoners Martina che “aveva smesso di sognare” e che grazie ad Ermal ha “ripreso a suonare”. Un messaggio arrivato dritto al cuore dell’artista che senza esitare ha rivolto un saluto speciale alla sua piccola fan con gli occhi lucidi e la voce tremante: “Suoni la chitarra? Hai i calli alle mani? Vuol dire che non devi smettere di sognare. Non dovete mai prestare ascolto a chi vi dice che non ce la farete”. E poi all’intera Sala, esplosa in un applauso di sogni e speranza. “Dipende da tutti voi il nostro futuro, siete voi a scegliere – ha continuato – studiate perché solo attraverso la cultura arriverete alla bellezza. E la bellezza racchiude il rispetto e la conoscenza, non la tolleranza perché quella è una bruttissima parola. Quelli che noi consideriamo come altri sono il nostro specchio”. Guardare con bellezza alla bellezza. La bellezza di un volto, di uno sguardo, di una storia e di una musica che riesce ad andare oltre qualsiasi confine. Per non fermarsi all’apparenza, alla cattiveria. Per reagire alla paura.

“I concerti sono quel posto dove mi sento felice. Non riesco a farne a meno”, ha spiegato Meta. “Quel contatto con la gente e con la musica dal vivo è qualcosa che non può essere contraffatto, così puro quanto immenso – ha aggiunto – qualche tempo fa eravamo a Lecce per una tappa del tour quando all’improvviso ci dissero che causa pioggia non avremmo potuto suonare. C’erano tantissime persone, avevano comprato il biglietto per godere di musica e io non ho resistito: ho preso la chitarra e sono andato in Piazza, abbiamo cantato sotto la pioggia per un’ora e mezza ed è stato meraviglioso”. Piccola ma grande anima Meta, immensa e delicata. “Le imperfezioni, anche nella musica, non vanno eliminate. Sono emozioni. Quando registro un brano lascio i respiri, le piccole sbavature – ha spiegato – sono quei momenti di vita che non devono essere cancellati, racchiudono quel qualcosa sentito con il cuore e con l’anima”. Musica e parole, di un’emozione inedita scritta solo per Giffoni Film Festival da Ermal: “Sono fortunato, e voi siete una delle cose più belle che mi siano mai capitate”.

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