Giffoni 2018: ad Andrea Bocelli il Premio Truffaut

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Andrea Bocelli, primo ospite della 48esima edizione del Giffoni Film Festival partita ufficialmente oggi. Un esordio, l’ennesimo di una carriera ricca di successi, per il tenore italiano acclamato in tutto il mondo che per la prima volta ha incontrato i giurati del Festival: sono stati proprio i ragazzi a richiederlo a gran voce, indicandolo come l’artista che più di ogni altro sognavano di incontrare.

“Devo dire che questo invito un po’ mi ha stupito, ma ne sono felice: oggi sono qui a imparare qualcosa da loro” dice il Maestro, con la modestia che lo contraddistingue. “I talenti che abbiamo sono un dono. Essere umili è normale, il non esserlo invece è un grosso incidente dell’intelligenza” dice ai ragazzi, emozionatissimi nell’incontrarlo. 

“Molti mi dicono che rappresento l’Italia nel mondo, ma io non me la sento di avere questa responsabilità. Io sono solo un cantante di provincia” dice il Maestro, quasi commosso dall’accoglienza dei ragazzi. “La musica, insieme alle arti, sono i veri linguaggi universali. Il canto, ma l’arte tutta, permette di trasmettere quel che le parole non riescono a fare. La musica dilata lo spirito” aggiunge con trasporto ai circa 1000 adolescenti tra i 13 e 18 anni presenti in Sala Truffaut.

La sua attenzione ai giovanissimi, che trova realizzazione concreta nei tanti progetti educativi che sostiene con la Andrea Bocelli Foundation, ha reso la sua partecipazione a Giffoni un”experience’ ancora più esclusiva. Tante le domande, molte le curiosità, ancora di più le attestazioni di stima da parte dei giovanissimi, tra cui anche i masterclasser Radio & Music che hanno approfittato della presenza del tenore per addentrarsi nella tecnica del canto e che hanno fatto di Bocelli un’ispirazione. Riferendosi ai duetti con Ed Sheeran e Ariana Grande, beniamini dei più giovani, il maestro ha sottolineato come le collaborazioni tra artisti siano fondamentali, mentre le contaminazioni debbano essere trattate con prudenza: “Se non sono necessarie meglio evitare: bisogna cantare i generi senza bluffare, seguendone le regole”.

Il tenore non si è sottratto ai ragazzi, rispondendo anche alla curiosità di una studentessa di musica sull’uso dell’autotune nella Trap, tra i fenomeni musicali più amati dai teenagers: “Io sono per la voce pura. Nelle mie registrazioni pretendo che non si usino correzioni: se stono, ricanto. Ma io non sono mai contro le cose, piuttosto sono a favore di altre. Se qualcuno riesce a fare dell’autotune uno strumento d’arte ben venga”.

“L’opera è un po’ come il calcio: per amarla bisogna andarla a vedere a teatro, la sua casa, e bisogna avere la fortuna di sentire un buon cast. Una cosa è vedere il Brasile, un’altra seguire una squadra amatoriale. L’importante è andare a teatro, come più vi piace, senza formalismi” aggiunge. E a proposito di fortuna, si dichiara estremamente fortunato, ma non per il successo: “La mia fortuna più grande è stata quella di essere stato sempre circondato da affetto, sin da piccolo. È questo il vero scopo della vita” aggiunge, arrivato a Giffoni con la moglie Veronica e due dei suoi figli, Veronica e Matteo. “Lo dico sempre ai miei bambini e lo dico anche a voi: l’importante non è fare quel che amate, ma amare quel che fate. Solo così sarete davvero felici. E poi non perdete mai la speranza, né l’ottimismo e non date retta all’allarmismo che riempie i nostri tempi”. In chiusura, ricevendo il Premio Truffaut, Bocelli ha commentato la definizione che il regista diede al Festival nel 1982: “Penso davvero sia il più necessario: qui a Giffoni si esortano i ragazzi a pensare e il pensiero è la base dell’azione. La tendenza, invece, è quella di non farli pensare. E invece voi dovete farlo, sempre con la vostra testa e siate sempre aperti al pensiero degli altri”.

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