Assassin’s Creed è morto, evviva Assassin’s Creed!

Salve gente, come state? Settimana dura, probabilmente più a causa del caldo che di altro. Devo decidermi a comprare un nuovo ventilatore, il mio vecchio si è rotto improvvisamente lasciandomi praticamente nell’inferno, di nome e di fatto. Immaginate me, completamente sudato, dove le lacrime sembrano soltanto le ennesime gocce di sofferenza da calore con in sottofondo The Sound of Silence dei Simon & Garfunkel.

Meditavo, eh sì. Meditavo. Assassin’s Creed, la serie intendo, si può ancora chiamare Assassin’s Creed? Capisco che si tratta di un problema mio mentale, e credetemi è soltanto uno dei tanti che affligge il mio povero cervello, anche se la mia ragazza direbbe che non ne ho uno, rendendo di fatto la mia frase un tocco di speranza sfuggita. Con il nuovo capitolo in arrivo nei prossimi mesi, Assassin’s Creed Odyssey per la precisione, si esula completamente dal tocco della serie originale, molto più dei precedenti titoli che, anch’essi, iniziavano a mostrare segni di diversità totale.

Il medium ha bisogno di evoluzione, non di immobilismo. Non posso che essere perfettamente d’accordo, ma soltanto quando serve, non come obbligo morale. La verità è che un tipo di gioco ha bisogno di rendersi praticamente sempre moderno e non deve risultare già vecchio, nonostante Assassin’s Creed abbia cercato un po’ invano questa struttura ludica, non perché i giochi della serie siano effettivamente poco moderni, quanto più, perché hanno sempre provato a rincorrere il mercato, quando invece avevano le potenzialità per imporsi maggiormente.

Poco da fare però, perché ormai abbiamo tra le mani una serie che non è più il progetto originale, e non sappiamo questo quanto possa essere realmente un bene. Assassin’s Creed e Assassin’s Creed II, se li rigiocaste ora, come ho fatto io nei mesi scorsi, notereste come funzionino ancora perfettamente al netto di qualche difettuccio di anzianità: ma la struttura narrativa, dell’intero incipit di gioco, funziona egregiamente, così come le prime idee di open world moderno, che ora invece fanno affidamento sulla bellezza estetica e non più storica.

Camminando per Firenze o Damasco, noterete come spesso il gioco voglia fare cultura su determinati edifici, sulle personalità del periodo e soprattutto sul luogo di appartenenza, mentre ora tutto questo è praticamente “scomparso”. Il virgolettato è necessario in quanto degli sprazzi di storia li abbiamo anche nei recenti capitoli, ma decisamente meno rispetto all’originale trilogia che abbiamo potuto apprezzare sulla vecchia generazione di console.

E vogliamo parlare di Ezio? Di Altair? Personaggi ben caratterizzati, funzionali alla trama grazie a Desmond Miles, mentre ora abbiamo la possibilità di scegliere tra uomo e donna, per una storia che saprà adattarsi specificatamente al tipo di personaggio. È vero che dopo questi ci hanno provato, un po’ invano, con personaggi dimenticabilissimi come Connor, i gemelli Fryes e soprattutto Arno, ma qualche altro carino l’abbiamo visto, come Haytham Kenway e anche l’ultimo Bayek. Purtroppo nessuno arriva alla qualità dei primi due, un po’ inarrivabili proprio per le scelte stilistiche.

Stessa cosa sul fattore “presente” dove, nei primi capitoli, avevamo una storia anche nei tempi nostri, dove si mostrava una lotta tra Assassini e Templari diversa, piena di colpi di scena e soprattutto che si incastrava perfettamente con quella che noi facevamo nell’Animus. Dovevamo rivivere le gesta di Ezio per scoprire dei frutti dell’Eden che sarebbero poi stati recuperati nel presente, mentre ora? Ora siamo soltanto personaggi senza nome, “iniziati” ci chiamano, dove il nostro obiettivo è lavorare nell’Abstergo Entertainment (praticamente la stessa Ubisoft) e scoprire piccole parvenze di storia, mal raccontate e completamente inutili.

Quando entriamo nell’animus, invece, non viviamo più una narrativa fatta di personaggi memorabili, di storia alternativa e soprattutto di colpi di scena, ma vediamo praticamente dei pretesti per l’ambientazione, per le nuove meccaniche di gioco e qualche collegamento all’origine degli Assassini. Prendiamo Unity e Syndicate, per me i peggiori mai usciti, dove non si ha notizia del presente e la stessa storia è lontana dalle lotte e dai misteri, che vede nella prima una narrativa romantica veramente aberrante e nell’altra una coppia di fratelli che litigano. Entrambi, però, con una bella città alle spalle, una buona grafica e altre piccole cose che fanno chiudere gli occhi.

Ad oggi quindi cos’abbiamo più di Assassin’s Creed? Poco o nulla, ormai la serie ha preso direzioni completamente diverse dalle classiche, ed è per questo che mi appello al discorso di cui sopra, legato all’immobilismo e all’evoluzione. Questa dev’esserci quando il mercato lo richiede veramente, come il nuovo God of War che ha svecchiato una serie che, oggi, sarebbe risultata sempre spettacolare ma decisamente arretrata, così come Prey ha svecchiato l’ormai vecchio Bioshock (ancora giocabilissimo però) e lo stesso Dishonored ha dato nuova linfa vitale all’originale Thief uscito millenni fa.

L’evoluzione nei videogiochi, quindi, è utilissima, ma solo quando è necessaria. Assassin’s Creed poteva inventare nuove storie importanti, punti di vista diversi, basare tutto sul presente, mentre ha preferito fare affidamento sulla bellezza estetica del mondo di gioco, perdendo di vista un po’ tutto il resto. Ma voglio essere buono e voglio anche apprezzare le loro poche e reali “evoluzioni” che, tra l’altro, non chiamerei tali. Evoluzione significa passare ad uno stadio avanzato dello stesso progetto, inserendo nuove prospettive, mentre qui è cambiare radicalmente strada intrapresa pur mantenendo le principali caratteristiche.

La prima fra tutte è proprio la bellezza estetica del mondo di gioco. Parigi, Londra, l’Egitto e la Grecia del prossimo capitolo sono incredibilmente belle, tra i più bei mondi visti nei videogiochi. Il problema è che in queste bellezze non abbiamo nessun tipo di enfasi: non abbiamo storie belle da raccontare o personaggi che possano dire realmente qualcosa. E se su tutto vogliamo chiudere un occhio, non possiamo farlo sulla narrativa. Assassin’s Creed è un titolo in single-player e quindi deve avere dalla sua una storia dai buoni ritmi e dagli ottimi risvolti, così da giustificare il tutto.

Invece no, non c’è. Abbiamo solo un personaggio un po’ inutile, un mondo bellissimo, parti storiche perfette, ma mai realmente sfruttate. E ci accontentiamo del prodotto finale che, nonostante molti problemi, rimane sempre un buon gioco. Come Assassin’s Creed Origins che, a netto di qualche problema, rimane un buon gioco e con una narrativa più interessante rispetto ad altri. Rimane, però, lontano dall’originale progetto Assassin’s Creed.

Queste sono le mie considerazioni su una saga che mi ha sempre appassionato e che, da amante di storia e di mondi di gioco, ho sempre giocato. Non posso farne a meno. Aspetto Odyssey ancora di più in quanto, essendo studente di Filosofia, non vedo l’ora di conoscere la patria della Filosofia antica e Socrate, oltre a voler ammirare lo splendido paesaggio di una Grecia all’avanguardia. Rimane, però, soltanto uno specchietto per le allodole. Il nome del gioco non rappresenta più il reale progetto iniziale e questo, a mio modesto parere, è una gran perdita.


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  1. HadHatter

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