DOTA 2 – Recensione

Titolo: DOTA 2

Sviluppatore: Valve
Publisher: Valve
Numero giocatori offline/online: 1/10
Piattaforme: PC
Localizzazione: Testi in italiano, voci inglesi

Welcome to Dota, you suck

Parlare di Dota 2 in sede di recensione in questo momento forse susciterà il riso di qualcuno. Stiamo parlando di un titolo che è disponibile in versione beta da anni per un pubblico vastissimo (Valve ha rilasciato costantemente inviti per la beta), senza contare che moltissimi sono i tornei che si sono già disputati.

Solo ora però il titolo Valve, seguito non ufficiale dell’originale Defense Of The Ancient, viene rilasciato pubblicamente e, soprattutto, free to play. E’ tempo pertanto di parlare di un titolo tanto profondo ed appassionante quanto estremamente ostico da giocare.

Non staremo a discutere della annosa querelle tra i fan di Dota e quelli del ben più famoso League Of Legends, ma abbiamo per le mani un gioco dalle meccaniche estremamente più complesse.

Dire e Radiant, la battaglia ha inizio

La struttura di fondo del gameplay è la stessa tipica dei MOBA: 2 squadre da 5 giocatori si sfidano su una mappa divisa in tre lane (top, mid e bot) con l’obiettivo di raggiungere e distruggere la base avversaria (l’Ancient) dopo aver superato le torri difensive poste a guardia delle lane stesse, coadiuvati da esseri comandati dalla IA, i creeps.

I personaggi che si possono sceglierei, i cosiddetti Eroi, sono circa 100, ognuno dotato di abilità peculiari, ma che possono essere grossomodo divisi in Carry, impegnati nell’eliminare i nemici per far avanzare il team, Support, che dovranno aiutare i propri compagni ad esempio curandoli, Tank, generalmente bestioni dotati di un numero elevato di punti vita, e Pusher, capaci di sfondare velocemente le linee avversarie per poter raggiungere e distruggere le torri.

La principale difficoltà del titolo arriva fin dal primo match, poiché conoscere adeguatamente le abilità del proprio Eroe non sarà sufficiente: diversamente da LoL, tutti gli Eroi sono disponibili senza doverli sbloccare o acquistare, e ciò permette ai giocatori di scegliere personaggi in grado di counterare (e quindi eliminare facilmente) quelli avversari.

Un personaggio come Riki, ad esempio, capace di diventare invisibile, verrà counterato da Slardar, che possiede l’abilità di fornire una visione costante su un nemico, anche se non visibile e così via.

A ciò si aggiunge l’importanza di costruire una build adeguata per il proprio eroe, ovvero comprare oggetti adatti a potenziarlo o a concedergli abilità nuove, come la possibilità di trasformare i nemici in animali indifesi.

Gli oggetti non sono nulla però se non associati alle abilità degli Eroi. Ognuno di essi dispone di capacità peculiari, che si sbloccheranno nell’ordine da noi deciso man mano che acquisiremo esperienza e saliremo di livello nel corso di un match. L’ultima abilità, chiamata Ultimate e sbloccabile dal livello 6, generalmente è la più potente in dotazione all’eroe, e per la stessa ragione potrebbe richiedere lunghi tempi di cooldown prima di essere usata nuovamente. Imparare a gestire il costo in mana e il cooldown delle abilità, insieme alle eventuali combo eseguibili (ad esempio catturare e poi disabilitare temporaneamente un nemico) sarà fondamentale per ottenere la vittoria.

Quali insidie si nascondono nel bosco?

Se quanto detto finora rende da solo Dota 2 un gioco tanto profondo quanto complesso, la mappa stessa in cui si svolgono le battaglie merita certamente menzione, in quanto non si concentra unicamente sulla divisione nelle 3 lanes, ma grande importanza viene rivestita anche dalla cosiddetta giungla, ove si trovano creep neutrali che potranno essere uccisi per ottenere oro ed esperienza, senza contare la presenza del potente Roshan, un gigantesco creep che, una volta ucciso, lascerà a terra l’Egida dell’Immortale, che consentirà al possessore di tornare in vita una volta ucciso.

Ultime, ma non meno importanti, le rune, poste lungo il fiume che divide la mappa, concederanno all’utilizzatore bonus temporanei speciali, come danno raddoppiato o velocità di movimento massima.

“Noob, uninstall the game”

Come detto più volte, Dota 2 è un gioco difficile, molto difficile, e molto punitivo. Morire non solo garantirà esperienza e oro ai nemici, ma ci farà anche perdere parte del nostro denaro, col risultato che morire anche solo un paio di volte di fila nel corso dei primi minuti di gioco potrebbe trasformarci in un personaggio tanto inutile quanto indifeso (e quindi appetitoso) agli occhi del nemico.

E di certo la community di Dota è la meno permissiva di sempre (basti pensare che la frase utilizzata all’inizio, “Welcome to Dota, you suck”, è presente nella guida ufficiale del gioco). Al minimo errore verremo tempestati di insulti di ogni genere, e se questo va imputato non tanto al gioco quanto ai giocatori, è certo che il newbie poco avvezzo alle meccaniche di gioco potrebbe perdere la pazienza in brevissimo tempo. Allontanatevi da soli dal vostro team, e verrete sbranati dagli avversari, con successive grida dei vostri compagni.

A risolvere questo sono disponibili tuttavia due feature: le battaglie di allenamento coi bot, e le recenti Quests, missioni ambientate in mappe disegnate da 0 dagli sviluppatori, ove riceveremo obiettivi di varia natura (che nascondono il fatto di essere tutorial per i nuovi giocatori). In questo modo Valve ha trovato il modo di creare un piacevole passatempo per i giocatori navigati e al contempo un modo per introdurre quelli nuovi al titolo.

Source never dies

Il titolo usa l’inossidabile motore grafico di Valve Source, che ancora una volta riesce a stupire: su un pc di fascia media, Dota 2 gira senza problemi con le impostazioni al massimo con una resa grafica ottima: animazioni, texture ed effetti particellari, pur senza entusiasmare, sono di ottimo livello, e realizzati con grande cura. I modelli inoltre sono decisamente ispirati: i vari eroi fanno chiaramente il verso a personaggi famosi dell’immaginario fantasy (come Gandalf, tanto per citarne uno) mentre altri sono inventati ad hoc, ma in ambedue i casi ci troviamo di fronte ad una direzione artistica sopraffina.

Il doppiaggio (in inglese) non fa altro che perfezionare questo aspetto, attenendosi sugli altissimi standard a cui Valve ci ha abituato: lingue inventate, risate, frasi e rimandi alla cultura popolare (dal “It’s a trap” a “You shall not cast”, riferimento al “You shall not pass” di Gandalf”) caratterizzano ogni istante della partita senza mai venire a noia, anzi, sono recitate così bene da diventare da sole un pregio del titolo.

What does a hero truly needs? A hat

Come detto in precedenza, Dota 2 è un free to play col metodo delle microtransazioni, ma non un “pay to win”. Nessun elemento di gioco atto a darci un vantaggio in battaglia è a pagamento. Valve ha imparato bene con Team Fortress 2 per cosa la gente invece è disposta a pagare cifre da capogiro: la personalizzazione degli eroi.

Quasi tutti i personaggi disponibili dispongono di set con cui essere “addobbati”, da corone a nuove spade, mentre in altri casi potremo acquistare nuovi HUD o voci che commenteranno la partita.

In altre parole, non preoccupatevi di dover pagare per battere i vostri nemici: la politica di Valve è vicina al giocatore, e avrete sempre modo di sfidarvi alla pari coi vostri avversari.

Valve colpisce ancora

La casa di Newell ha fatto centro ancora: Dota 2 è un must, per di più free to play.

Certo si tratta di un gioco davvero ostico e complesso, ma una volta apprese le meccaniche avrete modo di provare uno dei migliori titoli strategici sul mercato, forte di un gameplay appagante e un comparto tecnico di prim’ordine.


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