[In Retro We Trust] Alan Wake

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Alan Wake è uno scrittore di successo che decide di passare una rilassante vacanza nella cittadina di Bright Falls con sua moglie Alice, ma il vero scopo del viaggio è però quello di risolvere il grave “blocco” che da due anni lo tormenta, impedendogli di creare nuove storie. Ma il destino riserva ad Alan ed Alice una brutta, anzi tremenda sorpresa.

Con queste premesse inizia il gioco hce ha fatto conoscere la casa finalndese Remedy a tutto il mondo, dopo la realizazione dei due primi Max Payne.

Presentato per la prima volta all’E3 del 2005, il gioco ha richiesto però sei lunghi anni di sviluppo da parte di Remedy. Con questo titolo la casa di produzione ha deciso di gettarsi a capofitto nella realizzazione di un “thriller psicologico” anziché su di un nuovo action game puro. La cosa interessante è che il gioco fu mostrato più volte in azione su PC prima della release, ma nel corso dell’ultimo anno di sviluppo fu presa la decisione di trasformare il progetto in un’esclusiva per la Xbox 360. Solo nel 2012 fu poi pubblicato per PC.

Alan Wake è senza dubbio un prodotto particolare, che rende il meglio di se se giocato in un ambiente buio e magari immersi nell’azione grazie ad un buon paio di cuffie.

La direzione del gioco è piena di idee originali, come ad esempio l’incubo iniziale, che funge in un tutorial e consente di prendere confidenza con gli elementi basilari del gioco, come la gestione dell’energia. Ci sono un sacco di flashback che servono a creare il background del titolo, facendoci a poco a poco conoscere elementi della vita di Alan e di sua moglie prima di questa infausta vacanza.

L’avventura è suddivisa in episodi in stile serie televisiva, con con tanto di “negli episodi precedenti…”, quando iniziamo una nuova parte del gioco.

Quello che rese e continua a rendere Alan Wake un gioco intrigante è la varietà degli elementi narrativi di contorno, che creano un mondo concreto nel quale vivere questa interessante esperienza. Ci sono un sacco di dettagli, rimandi , citazioni che faranno la gioa dei fan di Stephen King e non solo.

La notte appaiono dei cosiddetti “taken”, temibili avversari ricoperti di oscurità che si aggirano nei boschi guidati da una folle volontà omicida. La coltre di “buio” li rende invulnerabili a qualsiasi arma, e per batterli potremo ricorrere alla sola arma che può danneggiarli, la luce. Alan porta sempre con sé una torcia elettrica che gli consente di distruggere l’oscurità che protegge i nemici per poi poterli colpire con la pistola o con il fucile.

La componente action di Alan Wake, grazie all’esperienza maturata da Remedy con Max Payne, è implementata con grande competenza.

Il contrasto tra luce e buio dona credibilità agli strumenti a disposizione del protagonista, per cui una pistola che spara razzi di segnalazione diventa in assoluto la nostra arma più efficace, mentre revolver e fucile hanno solo un ruolo marginale. L’eliminazione di un avversario viene resa più spettacolare dal “bullet time“.

La necessità di gestire le proprie risorse durante gli scontri (la carica della batteria, i proiettili nel caricatore e persino il “fiato” per effettuare uno scatto veloce) aumenta il livello di difficoltà, rendendo ogni combattimento impegnativo, ma senza raggiungere vette di frustrazione. La possibilità di poter utilizzare anche dei mezzi rende l’azione più varia e divertente.

Ricordo ache quando uscì per X360 non lo apprezzai molto, in quanto lo ritenevo un gioco lento e poco affascinante, abituato a giochi molto più action. Lo ripresi in mano dopo qualche tempo e inizia a rigiocarlo con calma, capendo meglio lo spirito con il quale andava affrontato. Nel giro di due giorni lo completai avidamente, apprezzando ogni singolo elemento, ricredendomi completamente rispetto al mio primo ed affrettato giudizio. Da qualche tempo è possibile giocarlo sulla Xbox One grazie alla retrocompatibilità e non posso fa altro che consigliarvelo, anche in vista del probabile secondo capitolo che Remedy avrebbe intenzione di produrre.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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