L’importanza delle fiere, tra E3, Gamescom e Tokyo Games Show

Siamo reduci da un buon E3, ma, ecco, soltanto buono. A mente fredda non è stato il palcoscenico di chissà quale entusiasmante fiera, nonostante gli incredibili giochi annunciati, gameplay mostrati e dettagli emersi. Ma perché, rispetto a prima, le fiere come queste, come la Gamescom o il Tokyo Games Show, iniziano a risultare meno protagoniste? Stavo pensando questa cosa ieri, mentre mangiavo un gelato melone e fragola seduto vicino ad una fontana, uno di quei piccoli momenti di relax tra lo studio e altri impegni. Io e il mio collega universitario, anch’egli appassionato di videogiochi come me, discutevamo per l’appunto sul passato. “Ricordi quando fu presentato Fallout 3? Oppure ricordi l’incredibile annuncio di The Last of Us o anche quello di Halo 3 su Xbox 360?”. Che bei momenti, quasi piangevo al ricordo. Purtroppo questi tempi sono passati, anche se in realtà sono appena cinque anni, sembrano un’eternità. E tra pensieri e discussioni nerd nel modo più nerd possibile fatto da due nerd come noi, abbiamo riflettuto su un passo importante che appunto quello di cui sopra. La risposta in realtà è più semplice del previsto: il palco serve per presentare, non per annunciare, non più almeno. I costi di produzione stanno diventando esorbitanti, possiamo quasi vedere che un trailer come quello di The Last of Us Part II costa quanto fare un gioco su PS1, all’epoca. Sto volutamente esagerando (anche se non troppo) proprio per farvi capire che il mercato, oggi, difficilmente si può permettere qualche passo falso. Basta vedere Microsoft che dall’annuncio terribile di Xbox One si sta portando, dopo cinque anni, ancora le conseguenze di tale passo, oppure Capcom che solo ora sta iniziando a farsi volere bene dai fan, con un periodo veramente buio tra un Resident Evil 6 effettivamente problematico, Street Fighter V che ha subito qualche critica di troppo e altri giochi che non hanno raccolto così tanto consenso. Ma la cosa importante, per Microsoft o Capcom o chiunque abbia avuto questi brutti periodi, è quello di rialzarsi. E noi siamo contenti di questo perché amiamo i videogiochi e non ha senso dire cose tipo “ormai si è sporcata il nome, si faccia da parte” perché sarebbe innanzitutto una sconfitta per noi, i consumatori, che ci perdiamo non poco. Ma non stiamo qua a fare questo discorso, anche se prima o poi lo riprenderemo.

Ma soltanto i costi di produzione sono quelli che rendono queste fiere meno interessanti o importanti? No. Ormai questi palcoscenici fanno da “spiegone”, per essere molto semplici. Significa che il gioco viene annunciato prima, a volte poco prima e durante la conferenza si mostrano i dettagli, vengono spiegate le meccaniche e le novità. È stato il caso di Fallout 76 e Rage 2, annunciati in modo particolare poche settimane prima e presentati meglio durante l’E3 2018, ma non sono stati mica gli unici titoli. Ricordiamo Shadow of the Tomb Raider, Kingdom Hearts III, The Surge 2, Just Cause 4, The Division 2, Hitman 2 e tanti altri. Tutti giochi che sono stati annunciati prima dagli sviluppatori e che magari durante le conferenze previste, hanno mostrato solo novità particolari per quanto riguarda le meccaniche e il gameplay. Attenzione, di annunci ci sono stati, soprattutto durante la conferenza Microsoft, con moltissimi nuovi annunci come Captain Spirit, Dying Light 2, Devil May Cry 5, Sekiro: Shadow Die Twice e pochi altri. Una magra consolazione per chi ancora guarda l’E3 per le novità davvero “grosse” e non per ulteriori dettagli di un annuncio venuto poco prima. Probabilmente le case non vogliono affollare le proprie conferenze con gli annunci di titoli nuovi, inoltre è possibile che la loro principale paura sia che qualche altro annuncio potrebbe oscurare il loro. Un Fallout 76 avrà sempre una grossissima schiera di fan, ma magari Bethesda ha voluto catturare l’attenzione del fan e del giocatore in un momento più tranquillo, per poi avere la sua parte dello show. Un altro pensiero, invece, è quello che ormai le software house sono così amate e così seguite grazie ai social e altri tipi di aggiornamenti istantanei, che non hanno più bisogno di fare grosse sorprese, anche perché basta talvolta un po’ di logica per capire i progetti a cui loro stanno lavorando. Sapevamo che Microsoft stava lavorando a Gears e Halo, così come Capcom su Devil May Cry 5.

Un altro problema, è poi chiudo, è quello dei Leak che ormai escono come funghi. Internet è qualcosa di rivoluzionario, ha cambiato il mondo e l’approccio ad esso. Potremmo farci uno studio filosofico sopra, chissà magari in futuro. Dicevo che internet ha quindi reso possibile cose che prima erano impossibili, ma ha anche dei lati negativi. Il Leak è un qualcosa di orribile, è praticamente lo spoiler dei videogiochi. Sapere da qualcuno che ha ricevuto informazioni per molti sarà pure interessante, ma se questa notizia arriva sui principali siti d’informazione, il bacino d’utenza del rumor diventa sempre più grande e quindi si iniziano a fare speculazioni, dove si presenta l’esperto di turno, il fanboy, quello che non ci crede, quello che analizza il rumor, quello che coglie i dettagli e, alla fine, tu che leggi tutto, sai più cose del gioco degli stessi sviluppatori. Su Devil May Cry V sono usciti tantissimi di quei rumor che l’annuncio non è stata una sorpresa, se non per il fatto che il gioco non sia stato presentato sul palco PlayStation e che non sia esclusiva come ormai tutti pensavamo. Il Leak è anche quello che ha rovinato l’annuncio di titoli come Just Cause 4, per fare un esempio recente, ma se ne potrebbe parlare veramente tanto, senza mai smettere. Ed è qui che io mi rivolgo a voi, cercando un po’ di sana amicizia e comprensione: cosa ne pensate dei leak? Siete ancora molto eccitati quando arrivano le varie fiere di videogiochi? Fatemelo sapere!


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