Earth Atlantis – Recensione

Earth Atlantis è uno sparatutto con ambientazione acquatica, già apparso su Switch e che adesso approda su PS4 (versione recensita) e Xbox One.

La storia ci porta in un futuro prossimo, dove “The Great Climate Shift” ha fatto sì che la Terra sia coperta quasi completamente d’acqua. Di conseguenza, la popolazione umana è diminuita notevolmente e i sopravvissuti hanno imparato a vivere in queste nuove condizioni, al contempo le macchine hanno iniziato ad adattarsi al loro nuovo ambiente, assumendo la forma di creature marine, terrorizzando qualsiasi essere umano nelle loro vicinanze. Nei panni di un capitano di sottomarino, avremo il compito di rispondere alla chiamata di soccorso di alcuni sopravvissuti e immergerci in una strenua lotta per liberare gli oceani dai leviatani, le gigantesche macchine subacquee che minacciano l’esistenza umana.

Il gioco è stato pensato come un’avventura nel quale ogni livello viene gradualmente sbloccato man mano che avanziamo.

Si inizia scegliendo uno dei quattro sottomarini (il primo è disponibile fin dall’inizio e gli altri saranno sbloccati dopo aver completato il gioco più volte), ognuno diverso per amatura, potenza di fuoco e velocità. Gettati direttamente nell’oceano, ci troveremo a possedere delle armi alquanto scarse, sia come potenza che come velocità di fuoco, ma uccidendo i pesci più piccoli, essi rilasceranno delle sfere di potenziamento al fine di aumentarne la potenza.

Ci sono anche diversi power-up come mine rimbalzanti, missili a ricerca oppure scariche elettriche che possono essere potenziati continuando a collezionare lo stesso tipo di arma. Una volta che ci sentiremo abbastanza potenti, potremo andare alla ricerca di uno dei 38 leviatani. Distruggerli significa aprire la strada a più aree da esplorare. Anche se non si può classificare Earth Atlantis come un rappresentate del gettonatissimo genere “bullet hell”, gli scontri possono essere abbastanza frenetici ed impegnativi. Molto di ciò deriva dal fatto che siamo sempre circondati da nemici di varia entità.

La varietà di nemici spazia da piccoli pesci che possono essere uccisi con un solo colpo a pesci più grandi che, oltre ad essere più coriacei, sono anche armati e quindi ci possono colpire a loro volta.

Il level design contribuisce a rendere le cose difficili perché alterna ampi spazi a stretti dedali di tunnel, nei quali i movimenti sono molto limitati, così come combattere e cercare di evitare gli attacchi dei nemici.

Le formazioni rocciose sono facili da distinguere e creano diversi percorsi che conducono a vicoli ciechi e spazi ristretti che sono punti perfetti per un agguato.

Nel frattempo, grossi travi di acciaio creano punti di strozzatura, ricordandoci al contempo che stiamo navigando nel mondo che conosciamo, ormai interamente sommerso.

Vedere la Statua della Libertà sullo sfondo, ad esempio, evoca sicuramente il finale de “Il pianeta delle scimmie”.

Nulla nell’ambiente può essere distrutto con le armi, quindi i nostri percorsi sono immutabili.

Purtroppo ci sono troppi luoghi in cui le travi metalliche che costituiscono il layout del livello e il metallo in primo piano, che viene utilizzato per creare l’atmosfera post-apocalittica, sono indistinguibili l’uno dall’altro. Questo causa un senso di disorientamento, perché cercando una via d’uscita, ci si imbatte troppe volte in vicoli ciechi che ci obbligano a ritornare costantemente sui nostri passi.

Inoltre, la possibilità di avere numerosi nemici sullo schermo va bene, in quanto ti offre molti obiettivi da sparare e buone opportunità per raggiungere il livello massimo delle armi. Tuttavia, i tassi dei loro respawn sono ridicoli all’inverosimile. Basta muoversi solo di pochi metri e tornare indietro significa ritrovare una nuova orda che avevamo da poco annientato.

C’è in Earth Atlantis un radar, o sarebbe più opportuno chiamarlo sonar, che però traccia solo noi stessi, i leviatani e le varie casse che contengono potenziamenti. Sarebbe stato sicuramente molto utile avere anche una mappa di quanto scoperto, per non rischiare, come troppe volte accade durane il gioco, di perdersi tra i labirintici tunnel e finire in qualche vicolo cieco.

I leviatani vengono incontrati in maniera casuale durante ogni partita, per cui l’esplorazione risulta non essere mai troppo noiosa e ripetitiva. La loro natura è varia e permette di affrontare gigantesche creature così come sciami di esseri più piccoli, sempre comunque tutti votati al nostro annientamento totale. Le battaglie con essi sono il vero obiettivo del gioco, ma le schermaglie perdono non sempre sono all’altezza. Succede spesso che il nostro big boss, inserito in un ambiente abbastanza vasto da permetterci di non poter sfuggire ai suoi attacchi, non sia quasi mai visibile, perché fuori dalla visuale. Questo comporta dover sparare alla cieca verso la sua presunta direzione, cercando di infligergli danni, senza subirne troppi. Alla fine di ogni scontro con un leviatano, si riceve una ricarica di salute e un’arma speciale per poter proseguire. Mi sarei aspettato anche l’apertura di nuove aree esplorabili, invece quelle che si scoprono sono sempre dei cul-de-sac con qualche power up.

Il gioco è una sfida divertente, dal momento che regala un’azione costante, senza lunghe pause per periodi prolungati di tempo, e le battaglie con i boss sono tenacemente impegnative

Il fatto che sia stato sviluppato inizialmente per Switch lo si vede nella sua natura mordi e fuggi, più adatta ad un handheld che non ad una console fissa, ma devo dire che risulta comunque gradevole ed appagante anche giocato in casa, comodamente seduti sul divano.

Il consiglio che posso dare è centellinarlo, perché arrivare alla fine non è poi un’impresa ardua. Le armi si potenziano abbastanza velocemente, i 38 leviatani hanno dei pattern di attacco abbastanza semplici e un giocatore più smaliziato potrebbe completarlo tutto in un paio d’ore. La rigiocabilità è garantita dalla possibilità di sbloccare sottomarini diversi, ma una volta completato con tutti e quattro i mezzi e al livello massimo di difficoltà, difficilmente lo riprenderete in mano. C’è anche una modalità boss rush, nella quale la sfida è scoprire quanto più lontano si possa andare con una sola vita.

Quello che risalta subito agli occhi è lo stile artistico complessivo, che è impressionante.

Prendendo spunto dalle illustrazioni che apparivano sui vecchi romanzi di Jules Verne o Salgari, le animazioni hanno un aspetto distinto e gli sfondi e le creature ricchi di un sacco di dettagli, anche con l’utilizzo di una tavolozza di colori molto limitata. L’unico problema deriva da alcuni dei laser bianchi che i nemici emettono, in quanto possono essere difficili da vedere anche se sei vicino allo schermo. Il frame-rate regge abbastanza bene anche quando lo schermo è invaso da una tonnellata di nemici e la musica del gioco fa un buon lavoro nel sottolineare il tema di costante combattimento ed esplorazione.

 

Earth Atlantis è un gioco che si lascia giocare con semplicità e divertimento, senza troppe pretese. I meccanismi generali sono buoni e e cerca di differenziarsi dagli altri shooter che si trovano in circolazione. Se siete degli appassionati del genere, vale la pena dargli un'occhiata, specialmente se si desidera un'avventura più esplorativa, con una dose di sfida intrigante, ma non certo soddisfacente per gli hardcore gamer.
7
voto

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