Shape of the World – Recensione

Un gioco, o meglio un’esperienza, come Shape of the World, è molto difficile da giudicare, perché  la creatività, l’immaginazione e il tentativo di far passare un messaggio sono sempre mediati dallo strumento che si usa e non sempre l’idea dei creatori riesce a passare il medium e raggiungere il fruitore.

A prima vista Shape of the World è un gioco di esplorazione in prima persona che genera proceduralmente l’ambiente circostante mentre attraversi boschi, paludi, foreste pluviali e altro ancora. Ma appena si inizia ad entrare in questo colorato, quasi psichedelico, mondo, si scopre che il gioco cerca di farci perdere per trovare tramite indizi visivi la strada da percorrere, senza avere la pretesa che sia quella giusta o sbagliata. Nelle intenzioni del team c’è sicuramente la volontà di farci  avvolgere da un senso di rilassamento e di tranquillità, ma lo smarrimento può invece provocare stress e confusione.
Si  parte da un ambiente vuoto e l’unica indicazione di direzione è un un triangolo si illumina in lontananza, come se implorasse di essere esaminato.
Attraversandolo, l’immagine si schiarisce, mostrandoci un paesaggio innevato. Delle rocce pulsano, richiamando la nostra attenzione e con il tasto R2 del pad della PS4 le possiamo attivare. Questo comporta la materializzazione di un percorso simile ad una scala, che intuiamo di dover prendere Un altro triangolo mi appare, per cui lo raggiungo e un altro paesaggio colorato mi appare. Di triangolo in triangolo incomincia così la mia avventura in SOTW.

Un elemento importante di questa avventura/esplorazione/ esperienza è sicuramente il commento musicale, anzi i momenti di sua assenza. Il girovagare per gli ambienti generati proceduralmente è sempre accompagnato da pezzi evocativi, ma che ad un certo momento svaniscono in un riflessivo silenzio, che accompagna l’osservazione del mondo che si mostra completamente al nostro sguardo. Come troviamo la strada verso un nuovo triangolo, allora la colonna sonora riparte, incalzante e a volte anche troppo invadente.
A parte un certo numero di piante che spuntano costantemente in ogni direzione,c’è anche una interessante fauna locale. Normalmente le strane creature sono pacifiche, a parte delle dispettose medusone gelatinose che cercheranno di spingerci lontano dal nostro percorso, ma non ci procurano alcun danno fisico. 


L’interazione con il mondo, a parte attivare le pietre luminose che aprono passaggi e delle altre pietre che ci permettono di fare dei balzi poderosi, è limitata alla possibilità di piantare dei semi. Dopo averli raccolti durane il nostro peregrinare, potremo spararli con il tasto L2 del pad, per far crescere degli alberi. Con il tasto R2 potremo poi rimuoverli e questo ci permetterà di aumentare temporaneamente la nostra velocità.
Il grosso limite di SOTW è la mancanza di varietà nello stile di gioco. L’esplorazione ci porta a scoprire nuovi paesaggi che contengono le suddette pietre luminose che ci aiuteranno ad avanzare, ma alla fine nelle 2/3 ore che ci si mette a completare una run del gioco, le cose da fare sono veramente poche. Le pietre sono gli unici puzzle che incontriamo e sono di una semplicità disarmante, per cui la navigazione scorre senza intoppi e l’unica difficoltà è controllare con perizia i nostri movimenti durante il gioco.

 

Appena iniziato a giocare speravo di essere di fronte ad un nuovo Journey, ma purtroppo così non è stato. Nonostante i buoni spunti di partenza, SOTW cade rapidamente nel baratro della noia, non regalandomi alcuna emozione. Ho provato a fare più partite dopo la prima, ma alla fine, a parte la combinazione dei colori, cambia ben poco, per cui molti sicuramente lo abbandoneranno a metà della seconda run. La mancanza di sfide, un gameplay lineare e la totale assenza di difficoltà fanno perdere a Shape of the Wolrd il fascino mistico di perdersi per poi ritrovarsi.
5.5
voto

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