The Painscreek Killings – Recensione

Corre l’anno 1999 e la giovane giornalista Janet viene inviata dal suo editore a indagare su uno strano caso di omicidio irrisolto nella piccola comunità di Painscreek. La signora Vivian Roberts fu assassinata quattro anni prima, ma il suo omicida non fu mai trovato. Nei panni di Janet abbiamo quindi il compito di ricercare nuove prove che possano condurre alla soluzione di questo mistero.

Il tutto si svolge in prima persona e il nost compito sarà quello di cercare gli indizi disseminati all’interno della piccola cittadina, oramai completamente abbandonata.
L’obiettivo che si pone TPK è molto ambizioso. Senza una narrazione esplicita, ma solo colegando assieme una serie di indizi, si potrà arrivare alla soluzione del caso. All’apparenza questa modalità sembra effettivamente molto intrigante, in quanto saremo liberi di esplorare un semi-open-world, armati di un diario e di una utilissima macchina fotografica, in grado di poter memorizzare un sacco di elementi utili alla nostra indagine. Peccato che dopo qualche decina di minuti si inizi a sentire correre lungo la schiena quella strana sensazione di noia che purtroppo si concretizza dopo circa un’oretta di gioco. Perché se da un lato è interessante mettere insieme vari elementi per ricostruire la storia di alcuni abitanti di Painscreek, dall’altro diventa deprimente doversi aggirare ovunque cercando elementi come diari e ritagli di giornali, in un ambiente poco stimolante. Per la maggior parte del gioco ho percorso chilometri per andare ad usare una determinata chiave in una determinata porta, andando avanti e indietro tra le viuzze del paesino e le varie location. Essere lasciati liberi ha i suoi vantaggi solo se si hanno degli incentivi nella ricerca. La progressione di TPK è così lenta che alla fine vi conviene trovare un bel tutorial se volete avere la speranza di portarlo a compimento.

In qualsiasi momento del gioco potremmo ritornare alla nostra macchina e decidere di interrompere l’investigazione, facendo un po’ come a Cluedo, ovvero dichiarando chi secondo noi è l’assassino e  qual è l’arma del  delitto. Ma vi avverto che per completare a pieno TPK bisogna trovare ogni singolo elemento disseminato nel gioco e per fare questo sarete impegnati per molte ore, sicuramente qualcuna oltre il dovuto.

Da appassionato di investigazioni ho comunque apprezzato il costrutto e le modalità di mettere assieme gli elementi, così come la necessità di prendere appunti mentre giocavo, cosa consigliata anche dai programmatori. Ci si sente realmente nei panni di un investigatore che brancola nel buoi, ma come dicevo, il problema principale è che fare luce sul mistero è un’impresa troppo estenuante. Quindi i principianti, coloro che non amano avventure troppo complicate, farebbero bene a stare alla larga da TPK.

Purtroppo anche la realizzazione tecnica penalizza molto l’intera struttura di gioco. Il motore Unity utilizzato per far girare TPK non è stato ben ottimizzato, per cui non di rado si incappa in clamorosi rallentamenti, che non diminuiscono neppure riducendo il livello di dettaglio o modificando le opzioni grafiche. Il mio PC mi permette di far girare senza problemi giochi sicuramente molto più “esosi” in termini di risorse hardware, quindi imbattermi in questi rallentamenti mi ha molto stupito.

 

C’è anche da far rilevare che il meccanismo dell’esplorazione e della ricerca degli indizi è penalizzato da una scarsa precisione dei controlli, che tendono a farci perdere per la strada elementi rilevanti per l’esplorazione. Mi è capitato di dover ritornare in una location giù esplorata perché avevo lasciato lì una chiave che nonostante fosse in bella mostra, non ero riuscito a prendere, pensando quindi che fosse solo un elemento grafico e non anche un oggetto da utilizzare. 

Il fatto che questi oggetti siano evidenziati solo quando la camera li inquadra in un determinato modo, porta ad un livello di frustrazione abbastanza elevato e all’analisi spasmodica di ogni centimetro quadrato della mappa, cosa che fa ovviamente perdere molto tempo. Ci sono anche una serie di enigmi ambientali da risolvere, ma anche qua quello che manca è la logica. Se si trovano nella stessa stanza un cassetto bloccato e un coltello, subito si pensa che quest’ultimo servirà per forzarlo. E invece no, perché la lama che può aprire il cassetto si trova in una cassetta degli attrezzi nascosta in un’altra location. Francamente questo tipo di situazioni mi perplimono assai, in quanto sembrano essere state create solo per allungare la minestra della cosiddetta longevità

The Painscreek Killings rappresenta un encomiabile sforzo di creare un'avventura investigativa senza una struttura narrativa, ma il gioco manca radicalmente il bersaglio. Da amante del genere poliziesco, da grande estimatore del metodo deduttivo alla Sherlock Holmes, mi sono lasciato affascinare dalla possibilità di poter ritrovare in forma digitale una bella avventura, ma alla fine l'unico elemento predominante all'interno di TPK è, purtroppo, la noia. The Painscreek Killings ha un eccitante mistero, ma malamente sepolto sotto troppi problemi, sia tecnici che di gameplay.
5
voto

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