Ride To Hell: Retribution – Recensione

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Titolo: Ride to Hell: Retribution
Sviluppatore: Eutechnyx
Publisher: Deep Silver
Numero di giocatori offline/online: 1/no online
Piattaforme: PS3; Xbox 360
Localizzazione: Inglese sottotitolato in italiano

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=DbGUWTjw4MU]

You’re kidding boy?

Una storia di vendetta, perpetrata da un reduce del Vietnam che assiste, al ritorno a casa, all’assassinio brutale del proprio giovane fratello. Questo è l’incipit di Ride To Hell: Retribution, l’incipit di uno dei peggiori titoli che si siano mai visti prima.

Non è una esagerazione: abbiamo per le mani uno dei videogiochi più scandalosi ed involontariamente demenziali di questa generazione (e anche delle precedenti). Un titolo così scarso sotto ogni punto di vista da sembrare volutamente brutto, un prodotto destinato a diventare uno spauracchio al pari di Big Rigs ed E.T.: il videogame.

Saranno infatti sufficienti 5 minuti di gioco per rimanere letteralmente a bocca aperta: ma andiamo con ordine.

Variare, senza stile

La strada che porta il nostro protagonista Jake alla ricerca della propria vendetta lo vede impegnato in una varietà di situazioni, una più nonsense dell’altra (vi basti pensare che vi verrà chiesto di distruggere una centrale idroelettrica, con tutti gli innocenti – ed armati – operai all’interno, solo per disattivare la recinzione elettrificata di una casa).

Molto spazio viene dato alle fasi di guida in moto, linearissime e costellate da banali ostacoli da evitare con salti e scivolate. Se ciò non bastasse, il peggio arriva quando subentrano le lotte con altri centauri, che si risolveranno con un breve QTE praticamente impossibile da fallire.

Scesi dal nostro bolide, i livelli si sviluppano come una sequela infinita di stanze in cui decine di nemici comandati da una IA poverissima  verranno crivellati di colpi con un sistema di puntamento ridicolmente impreciso e con armi da fuoco totalmente inefficaci se non quando si eseguono headshots. D’altro canto potremo decidere di pestare a mani nude – o con armi corpo a corpo – i malcapitati idioti, con un combat system che palesa la sua influenza dalla saga di Arkham dell’Uomo Pipistrello, se non fosse che tutte le lotte si limiteranno ad una combinazione di calcio (che aprirà sempre la parata avversaria) e pugno. A semplificare ulteriormente le cose ci saranno attacchi contestuali con l’ambiente o gli “attacchi rabbia”, che consisteranno in un semplice QTE.

Videogame di serie Z

Nel caso non fosse ancora chiaro, saranno sufficienti 10 minuti di gioco prima che iniziate ad implorare pietà e che pretendiate di vedere giustiziati gli sviluppatori di questo aborto videoludico.

Si tratta di un gioco così brutto che probabilmente riderete di fronte al cumulo di porcherie che vi verrà propinato: scene di sesso VESTITO di incredibile ilarità, recitazione e linee di dialogo assolutamente campate in aria, fughe da giganteschi falciatrici e quant’altro sono solo il minimo.

Incredibile poi la mancanza di libertà d’azione: uscire minimamente dai binari preimpostati porterà ad una schermata nera e al ritorno nella zona di gioco. Questo avverrà persino nell’hub centrale di gioco, la cittadina di Dead End, che se a prima vista vi sembrerà molto piccola, si rivelerà ancora più misera quando realizzerete che solo una minuscola sezione della stessa sarà calpestabile dai vostri pesanti scarponi. Qui potrete accedere al venditore di armi, al garage dove personalizzare la vostra due ruote (l’unico elemento del titolo che sembra perlomeno decente) e allo spacciatore di droga, dove potrete rivendere la cocaina (o qualsiasi cosa sia) che i nemici lasceranno a terra una volta morti.

A contornare il tutto ci pensano volgarità gratuite sparate a destra e a manca, degne dei peggiori insulti lanciati nel corso di un match online in un FPS qualsiasi, violenza esagerata quanto ridicolmente rappresentata (assisterete a sgozzamenti che sembrano piuttosto schiaffi alla gola) e battute atroci.

Il look dei veri duri… di stomaco

Non saremmo di fronte ad una pattumiera videoludica se non ci fosse anche un comparto tecnico di scarsissimo valore: abbiamo a che fare infatti con una grafica appartenente ai peggiori scarti dello scorso decennio. Texture che non si caricano, modelli appena abbozzati, animazioni inesistenti ed una fisica ridicola sono elementi ricorrenti per tutto il corso del gioco.

Nulla si salva, tranne forse il comparto audio: a fronte di un doppiaggio infimo, la colonna sonora si tiene in piedi con tracce perlomeno orecchiabili, ma che spesso “saltano”, e non sono udibili per diversi minuti.

Paradossalmente l’unico pregio di questo titolo è la sua scarsa longevità, che vi permetterà di concluderlo (e bruciarlo) in poche ore.

Il nuovo cult dello schifo

Non si possono usare mezzi termini parlando di Ride To Hell: Retribution: esso altro non è che il concentrato di tutto ciò che c’è di male ed impuro nel panorama videoludico, una accozzaglia talmente malriuscita di elementi diversi tra loro da risultare unico. Un titolo che difficilmente ci si potrà dimenticare, tanto assurda è la sua bruttezza.

L’unico modo con cui potreste divertirvi giocandolo, è in compagnia di qualche amico e tanto alcol. Solo allora potreste apprezzarlo.
NB: se ancora non fosse chiaro quanto brutto è questo gioco, vi suggerisco di leggere quante volte ho scritto “ridicolo” nel corso della recensione

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