Detroit: Become Human – Recensione

Era il lontano 2010 quando, dopo essermi regalato una PlayStation 3, chiesi a un amico di consigliarmi qualche titolo giacché ero da molto tempo lontano dal mondo Sony; in maniera quasi immediata costui mi consigliò “Heavy Rain”, un titolo descritto come “controlli tre personaggi e la storia cambia in base alle scelte che fai”. Raccontato così, Heavy Rain poteva sembrare un gioco come tanti e invece no: mai avrei immaginato che quello di Quantic Dream sarebbe stato un capolavoro di narrativa e tecnologia, supportato da un sublime doppiaggio in lingua italiana. E fu così che mi innamorai di Heavy Rain e di Quantic Dream, perfino del successivo Beyond: Due Anime che, pur non offrendo lo stesso mordente e gli stessi bivi narrativi di Heavy Rain, è riuscito in qualche modo a rimanere nel mio cuore grazie alla magistrale interpretazione di Ellen Page (Juno) e Willem Dafoe (Spiderman). E così che giungiamo al mese di maggio del 2018 dove Quantic Dream ha esordito con Detroit: Become Human, evoluzione naturale della tech demo che Sony presentò durante lo showcase di esordio di PlayStation 4 col nome di Kara.

Cosa ci rende veramente speciali?” questa è la domanda che vi porrete dopo le prime ore di gioco di Detroit: Become Human. Nella Detroit futuristica creata da Cage, infatti, gli esseri umani dividono la propria vita e le diverse attività che la compongono con degli androidi creati dalla Cyberlife. Gli androidi sono impiegati nelle più svariate mansioni: dal semplice ruolo di domestico, passando per quello di facchino o di militare. Per certi aspetti, gli esseri umani hanno deciso di godersi la vita lasciando agli androidi i compiti più faticosi o più rischiosi. Inutile dire che il maggiore impegno di androidi nelle attività che un tempo svolgevano gli umani, ha aumentato il tasso di disoccupazione e dato il via a veri e propri sit-in di protesta contro queste macchine. In Detroit: Become Human vestiremo i panni di tre androidi diversi che, dopo poche ore di gioco, inizieranno a sentire la presenza di alcune anomalie all’interno del codice che li muove: queste anomalie sono le emozioni.
Vi chiedo scusa se sono stato un po’ vago con la narrazione della trama ma mai quanto in questo caso, la trama è il vero cuore pulsante del gioco.

Chi conosce le opere precedenti di David Cage, sa infatti quanto la trama del gioco possa mutare  in base alle risposte e alle azioni eseguite da ciascun personaggio. Sebbene ogni azione possa portare a un cambiamento degli eventi futuri, alla menomazione di un personaggio o addirittura alla sua morte, in Detroit: Become Human non esiste un vero e proprio Game Over e quindi, come cantavano i Queen anni fa, “The Show Must Go On”, e si va avanti diritti fino all’epilogo della storia che risulterà sicuramente diverso se, per esempio, tutti i e tre i protagonisti sopravvivono o se uno o più di essi muoiono. In Detroit: Become Human, insomma, il giocatore non può commettere errori ma solo delle scelte che possono essere dettate o dal proprio stato emotivo o dalle emozioni che suscitano i vari personaggi e le situazioni presenti sullo schermo. A rendere ancor più coinvolgente ciascuna situazione critica ci pensa un variegato set di animazioni, come tremolii o semplici pulsazioni, che avvolgeranno le diverse opzioni a disposizione del giocatore. Non mancheranno inoltre improvvisi e brevi conti alla rovescia che richiederanno di completare segretamente un’azione o una indagine entro un certo tempo prestabilito, pena l’intervento di un qualche altro personaggio che non vi permetterà di giungere fino alla fine del vostro compito.

Detroit: Become HumanA questo punto potrebbe essere lecito chiedersi: ma Detroit: Become Human  è un videogioco o film interattivo? Questa domanda, purtroppo, non può avere una risposta o meglio, non può avere una risposta secca. Detroit: Become Human, ma anche tutti gli altri titoli di Quantic Dream, li ho sempre categorizzati come una pura e semplice “esperienza” che avviene attraverso una console e un joypad. Detroit: Become Human infatti, è un prodotto che scava all’interno dell’animo umano sfiorando, e in alcuni casi colpendo durante, paure e timori della nostra epoca, muovendo critiche alla costante paura dell’alterità, di tutto quello che è diverso da noi o dalla nostra cultura.
Detroit: Become Human è inoltre un prodotto dall’altissima longevità e rigiocabilità in quanto, come detto in precedenza, scelte diverse portano all’apertura di sequenze narrative diverse che, a loro volta, permetteranno di giungere a finali diversi. Sono altresì presenti alcuni contenuti sbloccabili, ottenibili attraverso la lettura di alcune riviste disseminate nei vari blocchi narrativi.

Come accadeva anche con Heavy Rain o Beyond: Due Anime, Detroit: Become Human è un titolo che riesce a mettere a dura prova i chip di PlayStation 4, riuscendo a offrire una esperienza visiva e uditiva estremamente appagante. Iniziamo col dire che la colonna sonora del gioco è veramente pazzesca, con brani eccezionali che ben si combinano con l’esperienza e con le varie situazioni che Detroit: Become Human: ritmi incalzanti accompagneranno situazioni di gioco frenetiche, mentre musiche più dolci e sofisticate saranno presenti durante i momenti più emozionanti. Bisogna inoltre segnalare la presenza di un doppiaggio completamente in lingua italiana, la cui qualità è probabilmente superiore a quella delle produzioni viste fino a oggi su PlayStation 4.
Per quel che concerne il motore grafico del gioco, Detroit: Become Human è probabilmente uno dei migliori risultati di PlayStation 4, soprattutto se parliamo di fluidità e realizzazione dei modelli dei vari personaggi; il lavoro svolto da Quantic Dream è praticamente perfetto ed è esente da bug visivi che possano rovinare l’esperienza di gioco.

Siamo ben consci del fatto che assegnare un perfect score è una grossa responsabilità, ma non potevamo esentarci dal farlo per questa opera mastodontica realizzata da Quantic Dream. Detroit: Become Human è un gioco che ha praticamente tutto: una trama coinvolgente da vivere tutta d'un fiato fino alla fine, un'ampia rigiocabilità, un motore grafico all'avanguardia e un comparto sonoro degno di lode. Ovviamente, il perfect store per Detroit: Become Human è legato alla sua categoria, una categoria che al momento non vanta troppi esponenti e che potrebbe non interessare a chi cerca un'azione frenetica e ininterrotta. Detroit: Become Human è un'esperienza, un'esperienza da vivere fino in fondo, da godersi una, due, cinque o dieci volte fino a sbloccare tutte le situazioni e tutti i finali di gioco possibili (alcuni dei quali vi lasceranno a bocca aperta). Detroit: Become Human è indubbiamente un must have e una perla di cui sentiremo parlare per tanto e tanto tempo.
10
voto

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