E3 2018: sogni e desideri tra fantasia e realtà

L’E3 sta finalmente arrivando e io sono in fissa totale. È quel periodo dell’anno in cui non viene voglia di giocare a niente perché tutto sembra “vecchio”, obsoleto e antico. Dopo qualche minuto torno in me, ma appena penso a ciò che può essere annunciato inizio a sognare. Per me non esiste la miglior conferenza, perché è proprio la fiera una grossa e splendida conferenza. Penso a cosa Bethesda può annunciare, così come Microsoft e Sony, Nintendo e tutti gli altri. Sono uno che mastica videogiochi quasi tutto il giorno, quindi se faccio un pensiero logico arrivo pure a prevedere gli annunci che ci saranno, ma sognare non è mai brutto. Se fosse per me vorrei vedere di tutto e di più, anche in ottica futura: mi piacerebbe che Microsoft facesse tornare Scalebound e annunciasse un Fable open world, con una grafica fatta da Dio e un sistema di combattimento valido e interessante, così come mi piacerebbe vedere un nuovo Prince of Persia da parte di Ubisoft e, perché no, che Sony annunciasse un nuovo Syphon Filter, magari un remake, magari un reboot, va bene tutto. Sono tutti un po’ dei sogni che forse non si avvereranno quest’anno e probabilmente neanche l’anno prossimo, ma va bene così. Questo tipo di sogni fa emozionare e crea un’aspettativa che, tranne in pochi casi, delude anche un po’.

Il problema è che, almeno io, in questi periodi dimentico che siano aziende e che il loro obiettivo ultimo è fare soldi, marketing e tutto il resto. Se fossi io un Phil Spencer direi ai quattro venti tutto ciò che c’è in programma, ma so che sarebbe l’idea più folle possibile, ma ehi, salirei sul palco vestito come mi pare, parlerei come mi pare e direi “Fable? Raga ci stiamo lavorando, vedrete. Scalebound? Ca**o gente, ci sono stati dei problemi, mica lo buttiamo! Tutti vogliono cavalcare un drago in un open world con isole sospese e, soprattutto, personalizzare il tuo drago manco fosse Need For Speed: Undreground 2. Se fossi in Sony? Sarei più romanaccio, più spaccone, anche perché in Sony possono permetterselo. Ao, a regazzì, stamo a lavorà pevvoi! Medievil? Eccolo qua. Death Stranding? Aspettate n’attimo che chiamiamo Kojima in diretta: ao, a Hideo… Senti ma quanno ce o mostri sto gioco? Eddaje, stamo tutti ad aspetta’… Aspe’ ho una chiamata sull’altra linea. Anvedi, c’è Naughty Dog. A Naughty, noi volevamo vedè The Last of Us Part II, er minimo sindacabile. Ollelle, Ollallà, faccelo vedè, faccelo giocà!

Scusate per il mio romano stereotipato, ma non sono di roma, anche se trovo il dialetto incredibilmente simpatico e dinamico. In realtà amo un po’ tutti i dialetti e un giorno mi piacerebbe imparare a parlarli bene un po’ tutti, ma credo sia un altro dei miei sogni irrealizzabili. Comunque con questo pensiero intendevo appunto che, se fosse per me, annuncerei tutto, non farei l’azienda ma il videogiocatore che ne sa di più perché ha il cugino che lavora in Sony. In quel caso non sarei il bambino che ha PS5 chiusa nel seminterrato perché non può mostrarla, sarei un ragazzino fortunato che ha messo le mani sul prototipo. Dai, non ditemi che non avete mai immaginato di essere uno dei figli di questi qua, che sia uno sviluppatore o un capo della sezione. Magari figlio di Phil Spencer che torna a casa per cena, si siede a tavola a mangiare l’arrosto o il classico piatto di carne, purea e piselli e ti chiede “com’è andata la giornata figliolo?” e tu rispondi con un secco “Mi prendono in giro perché dicono che non abbiamo esclusive” e lui se la ride sotto i baffi dicendo “figliolo, noi guardiamo al futuro, abbiamo in cantiere Scalebound, Fable IV, il ritorno di Blinx e Alan Wake 2” e boom, si diventa di nuovo un bambino felice che mangia la sua purea dal colore troppo chiaro. Lo stesso se fossimo figli di uno qualunque di Sony, importante, tipo Jim Ryan. “Papà ma PlayStation 5?” e lui con tono simpatico “Domani niente scuola, vieni con il tuo vecchio a fare un giro e ti faccio provare Death Stranding su un primo prototipo di PS5, poi Burger King per mettere qualcosa sotto i denti”. E via, così, ogni volta. Noi siamo un po’ i poveracci che devono aspettare i primi di giugno per capire qualcosa inerente solo per quest’anno, ma forse va bene così.

In questa parabola discendente di situazioni, c’è da evidenziare un particolare che forse viene un po’ meno rispetto al resto: la magia della sorpresa, del colpo di scena e delle reazioni, contrastanti o felici che siano. Sapere e indicare a Remedy di lavorare ad un Alan Wake 2 non è lo stesso che essere un fan sfegatato e vedere improvvisamente il trailer del gioco in una fiera qualsiasi durante un E3 qualsiasi. Sapere le cose prima del tempo o anche dare per forza una spiegazione esatta rende quell’annuncio o scena meno imponente di quello che in realtà può sembrare. Solo Christopher Nolan sà se Leonardo DiCaprio in Inception sia riuscito ad uscire dal limbo, mentre noi abbiamo la nostra chiave di lettura che rende quel finale così bello e misterioso che forse, se lo venissimo a sapere con certezza, potrebbe non piacerci più. Sapere se David Lynch scriverà mai un Twin Peaks 4 assieme a Mark Frost per capire questa benedetta Laura Palmer che diavolo di fine farà e se l’agente Cooper si ritrova intrappolato in un sogno, nella reale realtà o chissà cosa. Siamo spettatori e se non abbiamo il beneficio di poter sapere tutto o dare una spiegazione a tutto, abbiamo però la possibilità di godere di un determinato medium nella sua interezza, una storia o un gameplay che possiamo scoprire man mano e che non abbiamo invece realizzato o determinato. Non dimenticherò mai quando lessi la notizia di uno sviluppatore di The Witcher 3: Wild Hunt che lamentava di aver preso in odio il gioco a causa del lavoro, dello stress e tutto il resto. Stiamo parlando di un capolavoro, quel The Witcher 3 che ancora oggi e prossimamente sarà il titolo da prendere come esempio su tanti fattori, ma che per noi è stato un escalation di “Wow, mamma mia, incredibile” mentre per chi ci ha lavorato, anche se non per tutti, sarà stata un po’ una tortura.

E sono ora curioso di sapere la vostra in merito, anticipandovi che tra questa e la prossima settimana troverete articoli su cosa possiamo aspettarci dall’E3 2018, la recensione di State of Decay 2 e news e informazioni circa i prossimi giochi in arrivo. Lunedì prossimo ci vediamo in un altro blog, sperando che questo vi sia piaciuto molto. Ripeto che alla base del blog c’è l’idea di essere veri senza troppi fronzoli, cercando di parlare come in una chiacchiera da bar tra amici. Aspetto vostre domande! Su, fatevi avanti!


2 Comments

  1. Davide Vignola

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