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Little Witch Academia: Chamber Of Time – Recensione

In breve, Little Witch Academia: Chamber Of Time non è il tipo di adattamento videoludico che si auspicherebbe per una serie animata di buon livello. Il prodotto Bandai Namco, sviluppato da A+ Games, è infatti un cumulo di idee anche interessanti, ma sostenuta da una realizzazione davvero poco interessante.

Trailer: https://youtu.be/gZsgbunB_AA

La protagonista della storia, Akko, è una studentessa di un’importantissima accademia di magia e si trova ad un passo dall’inizio delle vacanze estive. Prima ancora di poter tirare un sospiro di sollievo, le insegnanti la puniscono e le chiedono di prendersi cura della biblioteca dell’istituto, da tempo lasciata all’incuria degli studenti. La giovane, che ha tutto i tratti caratteristici dell’eroina sbadata, cocciuta ma di buon cuore, finisce da lì a breve ad entrare in contatto con un orologio misterioso e con un incantesimo che proprio come nel film “Ricomincio da Capo” di Harold Ramis, finisce per intrappolarla in un loop temporale senza fine. 

Toccherà proprio lei e alle sue amiche, un gruppo di sette streghe wannabe, mettere fine ai misteri dell’orologio e al contempo scoprire tutti i segreti che si celano tra le mura dell’accademia magica. Little Witch Academia: Chamber Of Time è, come detto in apertura, uno di quegli adattamenti videoludici dalla qualità scadente, che mai si vorrebbero collegare a serie animate di pregio come quella di Studio Trigger (Gurren Lagann, Kill La Kill. Il titolo Bandai Namco, infatti, alterna sessioni di esplorazione della labirintica scuola di arti magiche con un gameplay beat’em’up arricchito di elementi RPG, e di per sé il mix potrebbe far pensare. Tuttavia, ahinoi, le fasi dove si è chiamati a menare le mani finiscono per far alzare qualche sopracciglio, mentre l’esplorazione degli ambienti e le interminabili quest sorrette solamente da afflati diegetici in stile visual novel, provocano molto spesso una noia mortale (sarà per la colonna sonora di buona qualità, ma fin troppo rilassante e ridondante).  

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Majkol "Zaru" Robuschi

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.
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