[In Retro We Trust] Mega Drive Story

Gli anni ’80 sono stati un periodo sperimentale per l’industria dei videogiochi, che ha coinciso anche con la loro diffusione più grande nelle case.

 All’inizio del decennio, decine di aziende stavano entrando nel business dei videogiochi, ma alla fine il gioco digitale domestico era  associato a un solo nome: Nintendo. 

Con pochissima concorrenza sul fronte della console domestiche, Nintendo e il loro Nintendo Entertainment System (o NES in breve) stavano dominando  il mercato videoludico.

 Negli Stati Uniti avevano legato gli sviluppatori e regolato il settore da soli, e sembrava che nulla potesse spodestare il predominio della Grande N.

 Ma con il passare del tempo, molti iniziarono a chiedersi quale fosse il futuro del sistema di Nintendo: le sale giochi stavano entrando nella loro età d’oro, e un sistema un tempo rivoluzionario stava iniziando a sembrare datato. L’architettura ad 8 bit iniziava a far sentire il divario tecnologico con i giochi arcade.

Sulla carta solo l’altro grande colosso nipponico dell’intrattenimento digitale,  Sega, poteva cercare di detronizzare Nintendo. Ci furono due importanti tentativi di contrastare il  NES.  La prima volta con l’SG-1000, che però dimostrò di esserne sensibilmente inferiore, e poi con il Sega Master System, che nonostante avesse costruito una solida base di vendite in Europa, non era riuscito a entrare in risonanza con il pubblico giapponese o nordamericano. 

Ma poiché i produttori di hardware arcade cominciarono a creare giochi con immagini e paesaggi sonori più complessi di quelli che il NES poteva supportare e sopportare, Sega vide un’opportunità di successo, uno spiraglio dove insinuarsi e cercare di realizzare una macchina veramente concorrenziale.

L’idea di Sega fu quelle di usare versioni ridotte di componenti arcade comuni , per potersi adattare con maggior facilità al budget di un consumatore medio, con l’intenzione di creare una console in grado di fornire un’esperienza  nell’ambito domestico.

Sega iniziò questo processo di sviluppo, denominato “Mark V”, poco dopo l’uscita del Master System (a.k.a Mark IV) a metà del 1986. 

Mega Drive fu  costruito basandosi sull’hardware Sega Master System esistente per mantenere bassi i costi di produzione e rendere l’hardware e il software retro compatibili. Ma ad un certo punto della progettazione ci fu da parte degli ingegneri Sega una spinta per far sì che il sistema potesse implementarsi  schede arcade System 1 e System 2 da loro prodotte per le sale giochi.

 Il progetto fu  guidato da Masami Ishikawa, che era stato anche un attore chiave nella produzione di Master System.

 All’epoca, Mark V fu progettato con un minimo di input da parte degli sviluppatori software di Sega, il che significò che il design tecnico si concentrasse più sull’efficienza, andando a ridurre il carico di lavoro della CPU principale, delegando le attività ad altri processori e massimizzando al contempo le prestazioni grafiche . Per gran parte della sua durata di sviluppo, Mark V era destinato ad essere una macchina a 8 bit, ma dopo le indiscrezioni sullo sviluppo da parte di Ninendo del progetto “Super Famicom” fu presa la decisione, da parte dell’amministratore delegato di Sega, Hayao Nakayama, di osare e cercare di produrre qualcosa di veramente innovativo e concorrenziale. Sebbene Nakayama sapesse benissimo che questa nuova console non non sarebbe stata in grado di  grado di eguagliare l’hardware arcade, chiese a Masami Ishikawa di raddoppiare la capacità della memoria grafica per migliorare le prestazioni della console. 

Si presume che Hideki Sato , che all’epoca era a capo del team di sviluppo, abbia preso la decisione di utilizzare un processore a 16 bit, poiché è apparso chiaro che questo era il futuro.

 Utilizzando il Motorola 68000, il processore a 16 bit più adatto al momento, Sega fu  in grado di riciclare i progetti dalle sue schede arcade a 16 bit, oltre a utilizzare le conoscenze preesistenti di giochi a 16 bit.

Il 68000 era parzialmente a 32 bit, con un bus dati interno a 32 bit e registri a 32 bit. Lo Z80, presente per la compatibilità con il Master System, sarebbe stato utilizzato come coprocessore audio per elaborare il suono in modalità Mega Drive.

 Nakayama afferma di aver ufficialmente nominato la console “Mega Drive”, con “Mega” che rappresenta la superiorità rispetto alle macchine rivali, e “Drive” che rappresenta la velocità del processore Motorola 68000 scelto, il cuore della console. 

Sfortunatamente, per Sega, il marchio “Mega Drive” non poté essere registrato in Nord America e dovette essere sostituito con il nome “Sega Genesis”.  Infatti  il marchio all’epoca era detenuto da una società nota come “Mega Drive Systems”, specializzata nella creazione di dispositivi di archiviazione per computer domestici. 

Mentre la console riuscì a migliorare marginalmente le sue prestazioni grafiche su richiesta di Sato, il ritardo causato dalla scelta di una CPU causè un bel po’ di problemi a  Ishikawa  relativi al  design della console. L’architettura non era flessibile come desiderato: il Mega Drive non poteva essere facilmente ampliato, e questo presentò soprattutto  dei problemi quando Sega iniziò lo sviluppo sul Sega Mega-CD alcuni mesi dopo l’uscita del Mega Drive.

 Lo scaling e le rotazioni degli sprites  che erano stati progettati inizialmente all’interno del “Video Display Processor” del sistema, furono purtroppo  tagliati dalle specifiche a causa dei maggiori costi di produzione., che avrebbero reso il prodotto finale non appetibile commercialmente.

La palette di colori fu  anche limitata poiché ill VDP stava diventando troppo grande, rendendo più difficile la produzione e l’adattamento sulla scheda madre. Sebbene non fosse la prima macchina domestica a contenere un processore a 16 bit, la Mega Drive fu però la prima ad aver stampate sullo chassis  le parole “16-BIT” in grandi lettere dorate , iniziando così quella che viene spesso definita la  “bit wars “, qualcosa che caratterizzò pesantemente le campagne pubblicitarie fino al Nintendo 64.

 Nonostante i notevoli successi in Nord America, in Europa, in Brasile e molti altri mercati più piccoli, il Sega Mega Drive alla fine fallì nella sua stessa patria, il Giappone, che fu il fattore decisivo nello sviluppo della successiva console, il Sega Saturn, che ironicamente fece un flop nella maggior parte delle nazioni oltre al Giappone, colpevole anche il lancio aggressivo di un’altra iconica console, la PSX.

Il Mega Drive è spesso usato per rappresentare gli “anni gloriosi” di Sega, come dimostrano le numerose compilation e gli emulatori rilasciati dalla società dalla fine degli anni ’90, che hanno contributo a far vendere giochi ormai di una generazione precedente.

Mega Drive ha anche visto Sega lanciarsi nel mercato degli  add-on della console. Il più famoso  è  stato  Sega Mega-CD, che ha impressionato i giocatori in Giappone con una ricca varietà di giochi rilasciati sulla nuova tecnologia che sfruttava le potenzialità del compact disc. Tuttavia all’estero, il marketing si è concentrato sul giochi basatati sulla tecnologia “video in full motion”, che non hanno però riscosso il successo sperato.

 Vari altri componenti aggiuntivi sarebbero stati realizzati nel corso degli anni. Quello che però si rivelò essere il più grande errore del colosso giapponese fu il lancio del Sega 32X. Nelle intenzioni si Sega questo add-on avrebbe dovuto elevare la potenza del Mega Drive. Il Sega32X offriva  una tavolozza di colori più ampia e due CPU veloci per facilitare il rendering 3D di qualità superiore rispetto a quello che è stato visto sul Mega Drive.  Ma una combinazione di scarsa comunicazione tra Sega of America e Sega of Japan fecero si che il 32X fosse rilasciato troppo tardi, a ridosso del Sega Saturn, per cui al momento del lancio risultò essere  troppo costoso per poter invogliare i possessori di MegaDrive all’acquisto.

E’ stato stimato  che in totale 40 milioni di console Mega Drive sono state vendute in tutto il mondo, un numero di tutto rispetto che ha creato una vasta platea di appassionati che tutt’ora posseggono, come il sottoscritto, la loro versione originale corredata di titoli.

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Dal gennaio 2005, AtGames ha una licenza per riprodurre l’hardware Sega legacy e grazie a ciò ha rilasciato una serie di “console “ in grado di emulare perfettamente il Mega Drive, alcune delle quali contengono anche slot per cartucce. Molti giochi di Mega Drive selezionati sono disponibili tramite il servizio Virtual Console di Nintendo, Xbox Live  e PlayStation Network. Sega continua a rilasciare anche moltissime compilation per PC e per dispositivi mobili. 

A breve è prevista anche l’uscita di SEGA Mega Drive Classics, una mega compilation con oltre 50 titoli del Mega Drive, sia per PS4 che Xbox One. Sicuramente una ghiotta occasione per mettere di nuovo le mani su titoli iconici come Altered Beast, Sonic o Street of Rage. Ecco la lista (per ora parziale) dei titoli che saranno presenti in questa nuova compilation (tanto per farvi venire un po’ di acquolina!):

  • Alex Kidd in the Enchanted Castle
  • Alien Soldier
  • Altered Beast
  • Beyond Oasis
  • Bio-Hazard Battle
  • Bonanza Bros
  • Columns
  • Columns II
  • Comix Zone
  • Crack Down
  • Decap Attack
  • Dr. Robotnik’s Mean Bean Machine
  • Dynamite Headdy
  • Ecco the Dolphin
  • Ecco: The Tides of Time
  • Ecco Jr.
  • ESWAT: City Under Siege
  • Eternal Champions
  • Fatal Labyrinth
  • Flicky
  • Gain Ground
  • Galaxy Force II
  • Golden Axe
  • Golden Axe II
  • Golden Axe III
  • Gunstar Heroes
  • Kid Chameleon
  • Landstalker: The Treasures of King Nole
  • Light Crusader
  • Phantasy Star II
  • Phantasy Star III: Generations of Doom
  • Phantasy Star IV: The End of the Millennium
  • Ristar
  • Shadow Danger
  • Shining Force
  • Shining Force II
  • Shining in the Darkness
  • Shinobi III: Return of the Ninja Master
  • Sonic the Hedgehog
  • Sonic the Hedgehog 2
  • Sonic 3D Blast
  • Sonic Spinball
  • Space Harrier II
  • Streets of Rage
  • Streets of Rage II
  • Streets of Rage 3
  • Super Thunder Blade
  • Sword of Vermillion
  • Vectorman
  • Vectorman 2
  • Virtua Fighter 2
  • Wonder Boy III: Monster Lair
  • Wonder Boy in Monster World

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