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Dragon’s Crown Pro – Recensione

Una volta deciso come sviluppare il personaggio verrà il momento di passare all’azione, che si svolgerà secondo i canoni di un picchiaduro bidimensionale a scorrimento laterale. Dovremo farci largo tra i nemici con le nostre armi, stando sempre ben attenti ai numerosi tesori presenti per le mappe. Ogni zona presenta due percorsi distinti (anche se il secondo sarà disponibile solo nella seconda metà del gioco), ognuno ricco di segreti e vie secondarie e con al termine un suo boss di fine stage. Completata la sfida sarà possibile proseguire con un nuovo dungeon che offrirà bonus crescenti o tornare in città per identificare i nostri tesori e migliorare il nostro equipaggiamento. La sosta sarà indispensabile per rifornire i nostri eroi di oggetti curativi, acquistare nuove abilità o benedizioni, o per intraprendere le numerose missioni secondarie. Potremo inoltre resuscitare i malcapitati scheletri che troveremo per i livelli in modo da assoldarli come npc di supporto durante le nostre avventure. La seconda metà del gioco apre anche la possibilità di giocare cooperativamente sia online che in locale, scelta che mi sento assolutamente di consigliare visto il deciso aumento della difficoltà che caratterizza le fasi finali della storia. È evidente come il titolo si componga di due fasi distinte, che si amalgamano in una sequenza decisamente ben riuscita, in grado di tenere incollato il giocatore per parecchio tempo. Una volta terminata la campagna potrete cimentarvi nel Labirinto del Chaos, un enorme dungeon procedurale multipiano che metterà alla prova anche i giocatori più abili allettandoli con i suoi preziosi equipaggiamenti. Segnalo inoltre la possibilità di cross play e cross save tra ps3, psvita e ps4, una graditissima aggiunta per tutti i vecchi possessori del titolo. Nonostante il suo gameplay riesca indubbiamente a coinvolgere, il titolo è purtroppo afflitto da una certa ripetitività, presentando poche ambientazioni ed una scarsa varietà di nemici. Questo problema finisce per minare anche la solidità del suo endgame, che nonostante la sua natura procedurale tende ad apparire come un riciclo.

Il lato visivo è indubbiamente uno dei punti di forza della produzione, con i suoi bellissimi sprite disegnati a mano che mostrano tutta la qualità tipica dei titoli Vanillaware. Il tratto di George Kamitami, infonde vita alle forme (certe volte irrealmente prosperose o massicce) dei vari personaggi, con uno stile unico e vibrante, ricco di dettagli e carattere anche durante le animazioni dei vari attacchi. La pulizia dell’immagine esalta l’azione a schermo, che purtroppo certe volte tende a diventare eccessivamente confusionaria. L’aggiunta della risoluzione a 4k farà senza dubbio la felicità di tutti i possessori di una PS4 Pro, ma anche in full HD il gioco non perde di fascino. Una palette particolarmente accesa conferisce al titolo un’atmosfera fiabesca, che si adatta perfettamente al suo stile ed alla storia narrata. Il lato audio offre una colonna sonora convincente, in grado di offrire il giusto supporto all’azione su schermo. Il gioco è localizzato per quanto riguarda la sua componente testuale ed offre un buon doppiaggio inglese, anche se dominato quasi esclusivamente dalla voce narrante.

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Lorenzo "Nameless One" Corda

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.
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