Destiny 2 – La Mente Bellica – Recensione

Questi ultimi 8 mesi non sono stati facili per Destiny 2. Dopo un’accoglienza decisamente calorosa il titolo è entrato in una spirale discendente che il team fatica ad interrompere. Numerose controversie legate ad una scarsa trasparenza comunicativa da parte di Bungie, la mancanza di validi contenuti endgame ed una gestione insoddisfacente della progressione del personaggio, hanno portato ad un rapido declino del titolo che oggi conta solo una quota minima dei giocatori iniziali. La Maledizione di Osiride non è riuscita nel difficile compito di risollevare la situazione, non sfruttando le potenzialità della sua trama ed offrendo contenuti non in grado di intrattenere nel lungo periodo. Era lecito quindi aspettarsi che nella realizzazione de La Mente Bellica, ultimo dlc incluso nel season pass, il team prestasse particolare cura in modo da riconquistare la fan base perduta. Purtroppo anche stavolta ci troviamo davanti ad un lavoro che sebbene sia superiore al primo dlc, non riesce assolutamente a dimostrarsi all’altezza della situazione.

Dopo le avventure su Mercurio, il nostro guardiano risponderà ad una richiesta di soccorso su Marte lanciata dalla misteriosa Ana Bray. Lo scioglimento dei ghiacci sul pianeta rosso sembra aver riaperto la strada verso Rasputin, la mente bellica che tanto è stata nominata finora, ma al tempo stesso ha risvegliato una nutrita forza dell’alveare ibernata nel sottosuolo del pianeta e la loro vermiforme divinità Xol anch’essa interessata alle potenzialità della mente bellica. Questo darà il via ad una corsa contro il tempo, nel tentativo di impedire che l’alveare si impossessi di un’arma che anche l’Avanguardia è restia ad usare. Le premesse per un intreccio efficace, che facesse luce su Rasputin ed Ana occupandosi al tempo stesso del destino dell’alveare dopo la morta di Crota, sono purtroppo vanificate da uno svolgimento sbrigativo e superficiale. Bungie deve decisamente rinforzare il suo team di scrittori per evitare di continuare a sprecare l’enorme potenziale del suo suggestivo universo, ricco di spunti interessanti e tragicamente mal sfruttati. Dove però il team riesce indubbiamente a centrare il bersaglio è nel design della nuova zona. Il Bacino di Hellas riprende la palette cromatica del Marte presente nel primo capitolo, contrapponendola alle gelide profondità infestate dall’alveare. L’imponente struttura di ricerca di Clovis Bray che ospita Rasputin, domina il paesaggio naturale e sarà teatro di accesi scontri con l’Alveare e le rimanenti forze Cabal. Ancora una volta quindi, il lato artistico e visivo di Destiny 2 riesce a colpire il giocatore superando di diverse lunghezze il lavoro svolto sul precedente dlc.

Dal punto di vista dei contenuti il dlc si dimostra lievemente più duraturo del suo predecessore per quanto riguarda le missioni principali, che con il loro ritmo spingono il giocatore verso il suo climax. Il combattimento con Xol chiude degnamente la sequenza di missioni, ed il suo finale apre la strada ad inquietanti prospettive future che sicuramente saranno presenti nella nuova ed attesa espansione. Una volta portata a termine la campagna potremo dedicarci all’esplorazione della mappa, decisamente più estesa del limitato Mercurio. Marte nasconde numerosi segreti in grado di tenere a lungo impegnati i giocatori più curiosi. La nuova attività introdotta, i protocolli di eliminazione, rappresenta uno dei punti di forza di questo dlc introducendo una tanto richiesta modalità orda. Attivabile in alcuni punti precisi della mappa, l’attività coinvolge potenzialmente ogni giocatore della zona mettendoli contro ondate a difficoltà crescente di nemici dell’alveare culminanti in un boss a rotazione settimanale. L’elevata difficoltà (si consiglia un livello di potere minimo di 370, ben 25 punti sopra il soft cap) la rende una sfida in grado di mettere alla prova anche i giocatori più smaliziati che troveranno pane (e ricompense) per i loro denti.

Normalmente sarebbe ingiusto affidare il compito di risollevare il destino di un titolo ad un dlc, ma la particolare situazione di Destiny 2 richiede misura straordinarie che il team sembra incapace di attuare. La scarsa comunicazione e la lentezza nell’affrontare le numerose criticità del titolo, spesso con soluzioni pressapochiste ed inconcludenti che peggiorano la situazione, ha finito con alienare la fanbase che difficilmente troverà in questo dlc motivi sufficienti per tornare a giocare. La Mente Bellica è un piccolo passo che purtroppo paga il prezzo dei numerosi errori che hanno caratterizzato la vita del prodotto. Un’aggiunta indubbiamente gradita da coloro che ancora hanno speranza nel titolo, ma che non riesce assolutamente a motivare i giocatori giustamente delusi.
6.5
voto

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