In Another Country: Isabelle Huppert, una parigina in Corea del Sud

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Inserito dai Cahiers du Cinéma tra i cinque migliori titoli del 2012, e interpretato dalla sempre splendida Isabelle Huppert, In Another Country sta per approdare nelle sale italiane grazie alla Tucker Film. Diversamente dalla Francia, dove Hong Sang-soo è ormai da tempo considerato un’icona, è la prima volta che un’opera dell’eccentrico regista sudcoreano viene distribuita nel nostro Paese.

La Tucker, nata dall’unione tra il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine (organizzatore del Far East Film Festival) e Cinemazero di Pordenone, ha già portato nei cinema italiani quattro capolavori della nuova onda asiatica (Departures, Poetry, A Simple Life, Confessions) e, proprio in questi giorni, è concentrata su Amore Carne di Pippo Delbono, un altro regista venerato dai francesi.

Non resta che aspettare, quindi, il 22 agosto: un’occasione preziosissima non solo per conoscere più da vicino il talento di Hong Sang-soo, pilastro del rinascimento cinematografica coreano assieme a giganti come Park Chan-wook o Kim Ki-duk, ma anche per ammirare Isabelle Huppert alle prese con un film (una commedia balneare) e un contesto (la Corea del Sud) decisamente inusuali. Così diversi, e così entusiasmanti, che la musa di Chabrol ha tenuto un meticoloso diario di lavorazione

«Mi viene in mente – scrive la grande attrice parigina – ciò che disse Godard, sul set di Passion, quando si ruppe la macchina da presa e lui fermò tutto: ‘Conta anche il mio desiderio’. È una frase che non ho mai dimenticato. Come se alla fine, quando si fanno i film, fossimo legati ad ogni sorta di imperativo tecnico dimenticando, però, l’essenziale. Hong Sang-soo, appunto, tiene invece conto prima di tutto dell’essenziale. Dei desideri. E anche del gioco…».

Cinema dell’essenziale, cinema dei desideri, cinema del gioco: ecco In Another Country. Un divertito esercizio di stile per una delicatissima variazione sul classico tema delle geometrie sentimentali. Anzi: le variazioni, per essere precisi, sono tre. Tante quante le storie che Hong Sang-soo ricama addosso alla Huppert, lontanissima dall’algida Pianista hanekiana, moltiplicando il suo personaggio e la sua vita. Tre diverse Anne, dunque, e tre diverse vite attorno a cui ruotano discorsi, figure e situazioni che si ricombinano come in una partitura musicale.

L’altro paese del titolo è la città marittima di Mohang, dove la francese Huppert deve misurarsi con orizzonti (geografici, linguistici e, ovviamente, umani) che non le appartengono, ma è, soprattutto, la metafora di un destino, i tre destini di Anne, che prendono forma (con grazia e umorismo) nell’ordinaria quotidianità descritta dal regista. Un continuo scambio di simmetrie, garbato e compiaciuto, che riporta volutamente alla migliore grammatica espressiva d’Oltralpe (pensiamo a Resnais, per esempio, o a Rohmer) e che invita a riflettere sugli altri paesi che ognuno porta dentro di sé.

Dopo quasi vent’anni di carriera e dopo le numerose partecipazioni a Cannes, Berlino e Venezia, sempre applaudite dalla critica, Hong Sang-soo rimane ancora un pianeta parzialmente inesplorato dalle platee occidentali e assente in Italia. E l’arrivo di In Another Country, anticipato a Udine e Pordenone dalla bella rassegna Hong Sang-soo: piccolo ritratto di un grande maestro (tre film sotto il segno della Tucker: Hahaha, Oki’s Movie, The Day He Arrives), rappresenta un’occasione fondamentale per accorciare finalmente le distanze.

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