Radiant Historia: Perfect Chronology – Recensione

Le console portatili di casa Nintendo hanno a lungo ospitato tanti illustri e validissimi esponenti del genere jrpg, portando alla convinzione che questo genere fosse oramai scomparso dalle console home (convinzione che fortunatamente è stata parzialmente smentita in questa generazione). In mezzo ai numerosi titoli faceva capolino Radiant Historia, co-sviluppato da Atlus e Headlock, che si distingueva dal resto dei suoi simili grazie all’idea del viaggio nel tempo. Radiant Historia Perfect Chronology è una remastered del titolo originale per Nintendo DS che con nuovi contenuti sbarca su Nintendo 3DS. Sarà riuscita a sopravvivere alla prova del tempo?

La trama di Radiant Historia non si distacca notevolmente da quella dei più classici jrpg fantasy. I regni confinanti di Granorg ed Alistel sono da tempo impegnati in una sanguinosa guerra, mentre una misteriosa piaga magica sta causando una progressiva ed inarrestabile desertificazione del mondo. In questo scenario non esattamente roseo vestiremo i panni rossi del giovane Stocke, membro di punta dei servizi segreti di Alistel che dopo una missione non esattamente di grande successo scoprirà di poter usufruire dei poteri del White Chronicle, un libro in grado riportarlo indietro nel tempo. Grazie a questo potere Stocke può tornare ad alcuni momenti chiave nella storia (a patto di essere stato presente) per modificare il corso del fato e deviare il destino verso una direzione più favorevole. Questo potere permette quindi al giocatore di tornare indietro in alcuni “bivi” (che il gioco segnalerà sempre) per esplorare le diverse possibilità, che si concretizzano in due timeline principali (alle quali si aggiunge una terza timeline pensata appositamente per questa versione e che costituisce una sorta di true ending definitivo). Nonostante le loro differenze, le due timeline sono fortemente interconnesse per quanto riguarda il gameplay. Dovremo infatti passare molto spesso dall’una all’altra, sfruttando le informazioni e le conoscenza apprese per riuscire a correggere i vari eventi e proseguire con l’avventura. Nonostante la trama non brilli per originalità, questo sistema riesce a conferire un notevole fascino al tutto, anche se da un punto di vista di gameplay non mancano alcune complicazioni. La prima ovviamente è la necessità di ripetere diverse volte le stesse sequenze alla ricerca di indizi che potrebbero essere sfuggiti senza sapere esattamente da quale nodo ripartire. Questo crea fastidiosi momenti di gioco dove vi ritroverete a tornare più volte nella schermata della timeline a cercare un indizio per poi skippare numerosi dialoghi. Il secondo grande problema è che dovendo ripetere spesso certe parti passerete parecchio tempo in compagnia dei vostri nemici, ed il combat system non gioverà affatto.

Dove Radiant Historia fallisce infatti è nel suo sistema di combattimento. Le battaglie si svolgono con un sistema a turni dove i nemici saranno posizionati all’interno di una griglia 3×3. I nemici più vicini a voi subiranno ed infliggeranno danni maggiori, mentre quelli più lontani ne subiranno ed infliggeranno meno. Focus del combattimento diventa quindi spostare costantemente i nemici in modo da adattare i loro ed i vostri danni allo scorrere della battaglia. Impilando più nemici nella stessa casella sarà inoltre possibile colpirli tutti assieme, velocizzando notevolmente i tempi e diminuendo il consumo di mp. La penuria di attacchi in grado di colpire più caselle (pochi e concentrati in pochi personaggi) rende un obbligo lo sfruttare questa meccanica il più possibile, ma alcuni elementi andranno contro di voi. Il primo è la tendenza dei nemici a tornare nella loro posizione iniziale ad ogni turno, rendendo i combattimenti una continua ripetizione degli stessi attacchi (o peggio ancora rendendo impossibile sfruttare i benefici derivanti dalla manipolazione del posizionamento se si è in netta inferiorità numerica), una routine che lascia poco spazio alla sperimentazione ed alla varietà. Il secondo è lo strano bilanciamento del titolo che nonostante la necessità di utilizzare con notevole frequenza i colpi speciali, non fornisce abbastanza oggetti di recupero da poterli usare con abbastanza costanza. Per fare un esempio i primi oggetti di recupero del titolo saranno in grado di ridarvi gli mp necessari a sferrare dai 2 ai 3 colpi speciali, che in molti casi potrebbero non essere nemmeno sufficienti a concludere il combattimento. Se a questo aggiungiamo un sistema di sviluppo del personaggio particolarmente lineare e passivo, e l’occasionale avversario che non può essere spostato o debole ad un tipo d’attacco che vi è ancora precluso, otteniamo un combat system poco soddisfacente ed incapace di rappresentare un valido sostegno per un gameplay che impone al giocatore di rigiocare sequenze di storia (e combattimenti) numerose volte. La tentazione di evitare i combattimenti non strettamente necessari diventerà presto una costante nella partita, con il rischio di inasprire ulteriormente la difficoltà. 

Rispondendo alla domanda posta all’inizio, Radiant Historia Perfect Chronology non riesce a convincere appieno il giocatore odierno. Al netto di una storia tutto sommato valida (anche se non particolarmente originale) il titolo è menomato da un combat system non all’altezza delle produzioni più attuali,  che si rivela dopo poche ore fin troppo superficiale e ripetitivo. Una cosmesi tecnica nella media per quanto riguarda il comparto visivo (che anche all’epoca era più in linea con gli standard delle generazioni a 16 bit) lo rendono una seconda scelta per coloro che amano il genere, oramai abituati a prodotti più elaborati.
6.5
voto

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