Hellblade: Senua’s Sacrifice (Xbox One) – Recensione

Non si tratta di un titolo nuovo, anzi. Molti di voi avranno già avuto modo di provare Hellblade: Senua’s Sacrifice su PS4, quindi già staranno ricordando le emozioni vissute in quelle ore di gioco. Dopo l’uscita e l’apprezzamento generale, Hellblade: Senua’s Sacrifice è stato portato anche su Xbox One, dove l’utenza era molto interessata ad un titolo del genere. Sviluppato da Ninja Theory, studio di sviluppo abile e che nella propria carriera ha mostrato più volte di saperci fare, passando da un buonissimo reboot di Devil May Cry all’ottimo Enslaved: Odyssey to the West. Ma con Hellblade: Senua’s Sacrifice si è voluto fare diversamente: circa venti persone a svilupparlo, l’aiuto di scienziati e studiosi delle patologie mentali e un prezzo ribassato che, però, nulla ha da invidiare ai giochi con prezzo pieno, anzi, al massimo potrà insegnare. Si tratta di un lavoro che trasuda passione, amore e appagamento. Questa e la loro storia e noi ve la stiamo per raccontare.

Il Tormento

La realtà dei fatti non è sempre oggettiva. Ognuno di noi vede la vita in modi differenti e, seppur contestualizzando la frase “il cielo è blu” risulta essere estremamente inopinabile, una persona che ha disturbi daltonici potrebbe dire il contrario. In questi casi, parlando sempre in maniera semplicistica, si rifà al pensiero che, se tutti vedono il cielo azzurro, allora questi è azzurro. Si tratta, sottolineo, di una figura praticamente inopinabile e che non può essere decontestualizzata, ma che però non mette sul campo le emozioni e l’empatia verso chi non può realmente permetterselo. Lo stesso, potrà soltanto esprimersi a riguardo di ciò che vede, metterlo al centro della discussione e capire la fonte del problema, magari provando anche un senso forte di dispiacere per chi vorrebbe ammirare le bellezze del nostro mondo ma non può farlo come noi, che invece siamo concentrati su tutt’altro, infischiandocene. Con Hellblade: Senua’s Sacrifice si ha un risultato simile e, lo dico già da ora, funziona egregiamente. Ninja Theory ha studiato la patologia dei disturbi mentali, così come è stata affiancata da studiosi e scienziati che hanno a cuore questi problemi. Nella nostra vita abbiamo avuto modo di conoscere gente con qualche disturbo e, ogni volta, il nostro comportamento non riesce mai a rendersi realmente funzionale alla situazione. Senua, la protagonista del gioco, è una ragazza tormentata da squilibri di natura psichica, formata da paure, tormenti e oscurità. Nella sua mente alberga qualcosa ma che noi, dall’altro lato, non possiamo capire. Come anche nella realtà, oltre al dispiacere, non possiamo immaginare quanto possa essere problematica la vita di certe persone, anche solo per funzioni per noi praticamente naturali. Gli sviluppatori, quindi, con l’aiuto di chi certe cose le vive in prima persona e con chi, invece, cerca di trovare un possibile rimedio, ha dato luce a Hellblade: Senua’s Sacrifice, ove il nostro compito è quello di trovare la luce nell’oscurità, combattere le proprie paure e ostilità, trovando una pace dentro che possa finalmente domare le fiamme dei traumi che ci hanno segnato.

Le Voci

Impossibile svelare ulteriori parti della trama, davvero. Si rischierebbe di rovinare l’essenza della produzione. Vi basta quindi sapere che Senua è tormentata e che, nelle prime fasi di gioco, non sarà di facile comprensione ciò che sta accadendo, proprio come nella realtà che viviamo. Le voci saranno le nostre accompagnatrici per tutta la durata dell’avventura, che si assesta circa sulle sette/otto ore di gioco totale. Queste ci indicheranno la strada, così come non ce la indicheranno. Saranno lì a tormentarci, a metterci paura o a risollevarci. Le voci sono comprimarie, si trovano nella testa della protagonista e saranno parte integrante della narrativa. La cosa incredibile è che queste voci non saranno soltanto parte della storia raccontata, ma anche del gameplay di gioco, che si configura come un puzzle game. Alla base del gameplay, infatti, Senua sarà obbligata a superare dei puzzle molto semplici per andare avanti e, solo in determinate occasione, combattere con esseri oscuri. In questo frangente, si iniziano a vedere i “problemi” inerenti allo sviluppo meno articolato, in quanto si tratta sempre di un titolo fortemente lineare. I puzzle sono davvero semplici e il combattimento è decisamente macchinoso, ma vorrei un attimo farvi comprendere che questi non sono propriamente dei difetti da attribuire. Se guardiamo il gioco sotto l’ottica voluta, il tutto ha molto più senso. I puzzle possono essere riconducibili a dei blocchi della mente, così come i combattimenti sono l’evolversi delle proprie paure e affrontarle per andare avanti. La macchinosità potrebbe avere poco senso, perché tutto ciò non ha a che fare con quanto detto, invece sempre nell’ottica del gioco, la macchinosità è la stessa che un essere con patologie simili avrebbe nell’affrontare situazioni analoghe. Una mia esperienza, una volta, mi ha fatto vedere come un ragazzo autistico e con altri disturbi, avesse una folle paura della pioggia, dove se questa l’avesse toccato, sarebbe scoppiato a piangere. Anche noi non vogliamo bagnarci, non a caso usiamo l’ombrello, ma in caso succedesse, in noi potrebbe scaturire solo la rabbia o il fastidio. Per quel ragazzo la pioggia era come l’acido per noi e l’uscire durante un inverno normale, sarebbe decisamente un problema. In Hellblade: Senua’s Sacrifice la macchinosità di certi elementi rappresenta, a mio avviso, la stessa difficoltà che hanno le persone reali con elementi naturali, esattamente come la pioggia per il ragazzo di cui sopra. Tutto questo è raccontato in maniera incredibilmente esaustiva e con elementi spettacolari che ne caratterizzano ogni singolo dettaglio.

La Realtà

Se finora ho mostrato e discusso circa la qualità della produzione in termini strettamente emozionali e narrativi, ora vi spiego come Ninja Theory è riuscita a collegare perfettamente questo impianto astratto a quello audiovisivo. Come descritto poc’anzi, le voci saranno parte integrante dell’avventura ma anche dell’impianto visivo e grafico. Hellblade: Senua’s Sacrifice sfrutta magistralmente l’Unreal Engine 4, risultando ad oggi tra i titoli graficamente più belli della generazione, ma non solo per qualità d’impatto, ma proprio per livello artistico. L’ambientazione, le entità che affrontiamo, i suoni e i colori rappresentano al meglio ciò che c’è nella testa della protagonista, adornato da ulteriori particolari sulla mitologia norrena, sulle tribù e sulle usanze. Non so se sono riuscito a farvi cogliere con esattezza ciò che scrivo, ma gli sviluppatori sono riusciti a collegare sia la parte narrativa che quella audiovisiva in maniera impeccabile, così come sono stati caparbi nel ricreare una situazione di sofferenza percettibile per chi, come noi, non possiamo comprenderne la natura. L’attrice del gioco, tale Melina Juergens, è stata davvero incredibile nel dare un’espressività e dei toni davvero realistici per la protagonista, grazie anche alle tecnologie di motion capture avanzate usate da Ninja Theory. Tutte le animazioni facciali, movimenti involontari, così come lo stupore, l’amarezza e la paura si manifesta su Senua come se fosse reale, dandoci la percezione di comprendere cosa prova, cosa la distrugge anche se, in quel momento, c’è un silenzio tombale. Ed anche qui si vede l’incredibile cura registica da parte dello sviluppatore, capace di deliziare certe sequenze con tagli particolari che nei videogiochi si vedono troppo poco. L’ultima parentesi la dedico alle impostazioni grafiche su Xbox One X che, rispetto alla concorrenza, ne sfrutta una in più. La modalità risoluzione vede l’immagine in 4K dinamico che, stando alle analisi uscite in questi giorni, sfruttano per la maggior parte la risoluzione nativa, scendendo di rado. C’è la modalità performance che usa una risoluzione dinamica che varia da 1080p e 1296p ma sfruttando i 60fps, praticamente sempre stabili durante tutta l’avventura. Infine abbiamo la modalità esclusiva su Xbox One X della grafica arricchita che, ad una risoluzione dinamica tra 1700 e 1800p, il gioco usa tutti i preset ad Ultra della versione PC, risultando graficamente la migliore disponibile.

Ringrazio Ninja Theory per avermi fatto provare Hellblade: Senua’s Sacrifice e stilare questa recensione. Il gioco offre una narrativa davvero spettacolare, raccontata a dovere e con una recitazione superlativa. L’atmosfera Norrena crea un connubio praticamente perfetto con ciò che succede su schermo, anche grazie a suoni e impatto visivo davvero superlativo. C’è poco da recriminare al lavoro svolto dalle venti persone su progetto, anche perché da soli sono riusciti a mettere sul mercato un gioco di una qualità eccellente e che spesso studi con più di cento sviluppatori non riescono. Da qui si vede la passione, la voglia e l’amore per questo mondo che accomuna loro e noi giocatori. Dal mio punto di vista le meccaniche macchinose del combattimento e di alcuni puzzle sono un punto a favore nel ricreare quella sensazione di difficoltà innaturale che persone con questi disturbi hanno ma che, per noi, risultano essere del tutto incomprensibili. Capisco che molti potrebbero non apprezzare e criticare questo sistema, ma sono qui per dirvi che, nonostante potreste mal vedere queste meccaniche, il gioco cerca comunque di fare affidamento su altro.
8.8
voto

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