Metropolis Lux Obscura – Recensione

Il genere dei “3 Matches” offre oggi una ricca scelta di possibilità e combinazioni di gioco. L’utilizzo di questo sistema di gioco, ovvero quello di allineare tre o più tasselli per ottenere un effetto di vario tipo, è stato applicato ad una eterogenea moltitudine di giochi, con risultati diversi. Metropolis Lux Obscura parte da un interessante idea, ovvero quella della graphic novel, molto ispirata dal milleriano Sin City, attraverso la quale dovremo affrontare vari combattimenti basati propio sul sistema del “3 Matches”. Saranno riusciti gli sviluppatori di Something You a creare un prodotto interessante ed originale? Scopriamolo assieme.

Le premesse sono molto buone. Un ex detenuto,Jon Lockart, ovvero il nostro alter-ego, ritorna nel suo vecchio e degradato quartiere per cercare chi lo ha incastrato e perchè. Non sto a raccontarvi troppo della trama, perchè è uno dei pochi elementi interessanti del gioco.

Altro elemento ben realizzato è l’aspetto grafico che come dicevo si ispira al genere pulp e noir, tanto caro a Frank Miller. E’ di tutto rispetto e riesce a ricreare le atmosfere cupe di un mondo marcio, squallido, popolato da boss della mala, spacciatori, locali equivoci e spogliarelliste avvenenti e disinibite.

La trama si sviluppa attraverso delle cutscene non interattive in stile comic-book, che ci conducono sempre ed inevitabilmente ad uno scontro, che si svolge attraverso il sistema “3 Matches”. Il concetto è semplice, dobbiamo abbinare tre o più simboli dello stesso tipo per infliggere danni all’avversario. Ci sono un sacco di siboli diversi presenti sul tabellone di gioco, che si espanderanno mentre progrediamo nel gioco. Possiamo utilizzare pugni, calci, catene, teaser che hanno la caratteristica di infliggere punti ferita diversi all’avversario. Ma ci sono anche dei bonus e dei malus. I bonus sono rappresentatati da kit medici che ripristinano in parte i nostri punti ferita, i malus invece, come dice la parola stessa, ci faranno perdere punti ferita. 

Attraverso i simboli “Anger” (che sembrano un Super Mario altamente incazzato) potremo aumentare il moltiplicatore dei danni, ma bisogna sempre tenere d’occhio i nostri punti ferita e quelli degli avversari, in quanto ogni turno è fondamentale per non rischiare di perdere l’incontro. Alcuni avversari risponderanno turno dopo turno ai nostri attacchi con altrettanti attacchi, altri invece impiegano più turni per colpire di nuovo. Si potrebbe pensare che questo permetta di studiare una qualche strategia di gioco, ma purtroppo non è così. Infatti gli incontri sono per lo più decisi dalla fortuna e non dipendenti dalle nostre azioni. Infatti il problema del gioco risiede proprio in questo. Ogni volta che affronteremo un combattimento non sapremo che tipologia di simboli appaiono sullo schermo, per cui studiare il metodo migliore per poter aver successo diventa molto complicato. Quindi c’è il rischio che succeda, come mi è capitato, di dover ripetere lo stesso combattimento molte, anzi troppe volte. Dopo un po’ la schermata di Game Over sarà la cosa che vederete più spesso durante il gioco. Non c’è soluzione a questo problema, in quanto se non si passa un determinato scontro non si può procedere, per cui per terminare il gioco si deve per forza provare, provare, provare, provare, citando Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”.
La possibilità di compiere scelte diverse durante il gioco porta a finali diversi, ma devo dire che sinceramente una run è stata più che sufficiente per me. 

Metropolis Lux Obscura sarebbe stato un interessante esperimento per creare un gioco "3 Matches" che potesse spiccare dalla massa di questo genere, ma alla fine risulta purtroppo un noioso susseguirsi di partite. Non esiste modo di applicare strategie o tattiche alle nostre partite, bisogna solo aver la fortuna di beccare lo scacchiere giusto che ci permetta di non essere velocemente sopraffatti dagli avversari. L'inserimento di bivi e finali alternativi per aumentare la rigiocabilità sarebbero stati elementi positivi se non fosse che dopo aver completato a fatica un gioco la prima volta, col piffero che uno ci rimette mano per ore ed ore di partite contro la sorte. Un titolo da lasciare galleggiare nel limbo della sua ripetitività, un'occasione persa che vanifica anche il buon lavoro nella creazione del comic-book interattivo che ci racconta la storia di Jon e della sua travagliata vita.
4
voto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.