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Detective Pikachu – Recensione

Un lampo di genio!

Ma bando alle ciance: come detto in apertura, Detective Pikachu è un’avventura investigativa espressamente mirata ad un pubblico di giovanissimi e prevede l’esplorazione di piccoli ambienti alla ricerca di indizi per svelare misteri o risolvere semplici enigmi ambientali. Basterà quindi parlare con tutte le persone presenti in uno scenario ed esaminare i pochi punti di interazione per ritrovarsi conseguentemente a formulare ipotesi in una schermata dedicata. Gli errori commessi durante il gioco – compresi nei semplici quick time event presenti nelle scene più concitate – non sono mai puniti, e i capitoli che compongono la narrazione sono tenuti assieme da schermate di testo che spiegano brevemente i movimenti della coppia di protagonisti. L’edizione giunta in Italia è una versione rimaneggiata ed espansa di quella nipponica, ma al di là di una storyline più completa gli unici collezionabili rintracciabili nel gioco prendono la forma di cutscene con protagonista il già apprezzato topo giallo di Nintendo. 

Il prodotto non fa segreto della sua natura child friendly fin dalle prime battute, mettendo in scena una narrativa in cui il vero protagonista è la dolcezza di un Pikachu caratterizzato come mai prima d’ora e reso vivo da una vasta gamma di animazioni ed espressioni facciali. Il tenero topo giallo è infatti incapace di eseguire i tipici attacchi elettrici a cui la storia del brand ci ha abituato, ma ricopre il ruolo di un vero e proprio detective prodigo di consigli per spingere Tim – e di conseguenza il giocatore – a scoprire la verità dietro misteriosi incidenti e improvvise sparizioni. L’esperienza finale risulta spesso lineare e incapace di impensierire i più navigati detective wannabe del mondo videludico, ma è arricchita da una storyline ben raccontata attraverso lunghe scene cinematiche di pregevole fattura. Detective Pikachu è insomma un prodotto studiato per fare la felicità dei più giovani e dei fan delle tenere fattezze del beniamino della saga originale, e benché il livello di sfida risulti praticamente nullo (non esiste la possibilità di perdere la partita) rimane un buon prodotto di semplice intrattenimento per chiunque fosse alla ricerca di un’esperienza spensierata o di una storia che parla di coraggio e amicizia da dedicare ai più piccoli. 

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Majkol "Zaru" Robuschi

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.
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