Assassin’s Creed Rogue Remastered – Recensione

L’originale Assassin’s Creed Rogue venne rilasciato nell’ormai lontano 2014 per PlayStation 3 e Xbox 360, in quel periodo a cavallo tra le generazioni di console che precedeva peraltro l’uscita dell’atteso Assassin’s Creed Unity, titolo di punta di Ubisoft e decisamente più pubblicizzato. Rogue venne concepito per collegare la cosiddetta “trilogia americana” con il nuovo capitolo, e commercialmente per non lasciare a bocca asciutta tutti quei giocatori che ancora non avevano compiuto il salto generazionale.

Essendo uscito nello stesso periodo di Unity, non sorprende più di tanto che sia rimasto nella sua ombra, ed è un peccato perché a suo tempo avrebbe meritato più di spazio e attenzione. Forse anche per questo motivo Ubisoft ce lo ripropone a quattro anni di distanza in versione rimasterizzata per le attuali console. Ma vediamo nel dettaglio se e perché varrebbe la pena recuperarlo.

Al livello di continuità cronologica Rogue si colloca nello stesso filone di Assassin’s Creed III e Black Flag, cioè nelle vicende dello scontro tra Assassini e Templari per il controllo del Nuovo Continente, ma è anche un capitolo che ricollega la saga in Europa.
Uno dei grandi pregi di questo episodio è che per la prima volta ci mette nei panni di un esponente della fazione opposta. Shay Patrick Cormac è infatti un adepto della confraternita degli Assassini dall’animo più indagatore che ciecamente devoto; dopo un’esperienza traumatica (che non vi spoileremo) egli perderà totalmente la fede nella causa e entrerà a far parte dei Templari.

Questo cambio di prospettiva fa venir meno la sicurezza nella nostra fazione fin’ora vigente. Già in Assassin’s Creed III il Gran Maestro Templare ci aveva instillato il dubbio, ora la discrepanza morale viene decisamente meno. Assassini e Templari appaiono più come due facce della stessa medaglia, due fazioni che vogliono la stessa cosa, ma con metodi divergenti. La saga cessa di essere uno scontro tra “buoni” e “cattivi” e diventa un’epopea di uomini.

Rogue ha quindi un’importanza narrativa di collegamento tra le generazioni di titoli ma soprattutto quella di essere l’unico a darci una visione da vicino degli storici nemici degli Assassini. Nonostante la circostanza sia davvero unica, c’è da dire che la sua esecuzione risulta comunque di un’occasione mancata sotto alcuni punti di vista. Il protagonista non viene sviluppato come ci si sarebbe aspettato, e rimane un meccanismo nella lotta delle due organizzazione, senza un particolare approfondimento del suo personaggio, e quindi del tema dell’ambiguità tra le due fazioni.

Dal punto di vista del gameplay Rogue dimostra chiaramente la sua natura derivativa da Black Flag. Dal punto di vista delle meccaniche e dei contenuti lo si può considerare un grande sunto degli Assassin’s Creed pre-Unity, e vi sono presenti quindi l’insieme delle dinamiche viste in passato, e con essere tutti i loro limiti generazionali.
Vi ritroviamo l’esplorazione pseudo open world (non realmente tale), in cui possiamo passare dalla terraferma alla navigazione a bordo della potenziabile Morrigan, e con essa le battaglie navali,  gli assalti ai forti ecc. Purtroppo il titolo eredita anche i limiti di intelligenza artificiale degli avversari, che solitamente vi incalzeranno uno alla volta.

C’è da dire che trovarsi nella fazione dei Templari offre alcune novità per quanto riguarda le abilità e l’arsenale di armi disponibili. Come anche nel trovarsi in dinamiche opposte rispetto al solito: ora durante le missioni potremmo essere sorpresi e attaccati dagli Assassini.

Nonostante questo, trattandosi dell’ultimo capitolo della scorsa generazione, Assassin’s Creed Rogue risente inevitabilmente dei suoi anni, di un apparato generazionale ormai superato che al giorno d’oggi potrebbe essere duro da digerire, soprattutto dopo i traguardi raggiunti con Origins.

Trattandosi di una remaster è logico aspettarsi una conversione dell’originale inalterata dal punto di vista dei contenuti, ma aggiornata nel comparto tecnico, e da questo punto di vista Ubisoft ha fatto bene i suoi compiti.
Il gioco passa quindi a una risoluzione di 1080p e i possessori di PlayStation 4 Pro e Xbox One X potranno goderselo in 4K. Sono state introdotte texture di alta qualità che sicuramente migliorano l’esperienza visiva. I personaggi godono ora di una migliore modellazione e mimica facciale, mentre città e location naturali risultano finalmente più vivi grazie all’introduzione di un maggior numero di NPC, flora e fauna. Gli ambienti sono ora più spettacolari che mai anche grazie a una migliore effettistica di luci e ombre.
Rimangono ovviamente il numero dei poligoni dei modelli, un generale aliasing, ma soprattutto la qualità delle animazioni ormai superata, accompagnata a problemi di collisioni, compenetrazioni di poligoni e saltuari pop-up. Fenomeni che non inficiano l’esperienza generale, ma che ci ricordano che stiamo giocando a un titolo di una generazione passata.

Questa riedizione di Assassin's Creed Rogue rende ancora più evidenti i progressi che Ubisoft ha apportato alla serie dai tempi della trilogia americana al riuscitissimo Origins. La componente gameplay non è invecchiata bene, anche se riassume tutto il meglio della passata generazione, facendoci giocare per una volta dalla parte degli avversari storici degli Assassini. Se avete apprezzato Black Flag e non vi pesa tornare alla vecchia interfaccia e sistema di controllo, il gioco saprà comunque divertirvi. Il valore principale di questa riedizione risiede soprattutto nell'essere un tassello importante nella storia della serie, quindi se siete appassionati di Assassin's Creed e se a suo tempo lo avete tralasciato, questa remaster è l'occasione giusta per recuperarlo, considerando anche che contiene tutti i DLC.
7
voto

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