[In Retro We Trust] Easter Eggs in (retro)time

Videogiochi

Con l’uscita del film Ready Player One, che si basa, come il romanzo omonimo, proprio sull’idea dell’easter egg e con l’avvicinarsi per l’appunto della Pasqua, quale momento migliore per parlare di questo argomento, andando a scavare nelle pieghe del tempo?

Il termine “easter egg” è stato coniato originariamente dal programmatore Steve Wright di Atari. Si ispirò alla tradizione anglosassone della caccia alle uova colorate nascoste in giardino, a Pasqua appunto, e va a definire quei contenuti,  più o meno nascosti all’interno di un software.

Si dice che il primo easter egg  nel mondo dei videogiochi fosse il  nome di Warren Robinett che appare in Adventure (1979), ma in realtà ci già nel  primo gioco di avventura testuale, Colossal Cave Adventure (1976), che è stato la fonte di ispirazione di Adventure, erano presenti diverse parole segrete. Una di queste era “xyzzy”, un comando che permetteva al giocatore di spostarsi tra due punti nel mondo di gioco.

Vi ricordate poi del buon vecchio Whizball (1978)? Nel 2004 il nome del programmatore Bradley Reid-Selth è stato trovato all’interno della versione del gioco per  Fairchild Channel F.

Il primo easter egg conosciuto in un gioco arcade lo ritroviamo in Starship 1 (1977), programmato da Ron Milner. Attivando i comandi del cabinet nell’ordine giusto, il giocatore poteva far visualizzare il messaggio “Ciao Ron!”sullo schermo. Questa scoperta è dovuta ad una meticolosa ricerca compiuta da tal Ed Fries, che ha aspettato l’anno scorso per pubblicarla, in quanto nonostente le sue accurate ricerche e prove sul campo, non è sicuro che in giochi precedenti a Starship 1, almeno un centinaio, possano esserci altri easter eggs ancora non
scoperti.

Fries ha anche rivelato che alcuni cabinet arcade prodotti da Atari sono stati rivenduti sotto l’etichetta di Kee Games e includevano modifiche all’hardware che avrebbero reso il gioco diverso dalla versione originale Atari.

Anti-Aircraft II (1975) prevedeva addirittura la possibilità di modificare fisicamente il circuito stampato per far apparire gli aeroplani nel gioco come UFO.

Da Adventure in poi, c’è stata una lunga storia di sviluppatori di videogiochi che hanno posizionato volontariamente le gli easter eggs nei loro giochi. La maggior parte sono  intenzionali, a rappresentare un tentativo di comunicare con il giocatore in maniera indiretta e sagace,

Gli easter eggs  hanno una gran varietà di forme. Alcune possono essere schermate puramente ornamentali o miglioramenti prettamente estetici, volti a modificare solo alcuni elementi del gioco Ad esempio  in Age of Empires (1997)  i proiettili delle catapulte potevano essere cambiati in mucche.

Ma ci sono anche forme più elaborate che includono livelli segreti e stanze create appositamente dagli sviluppatori, che sono aree del gioco completamente funzionali e nascoste. Questa tipologia di easter egg non ha niente a che vedere ccon sezioni di debug, perché sono state costruite proprio con l’intento di essere trovate e spesso contengono dei messaggi o altri elementi che fanno impazzire i fans.

Alcuni giochi includono anche minigiochi nascosti, come ad esempio nel gioco LucasArts, Day of the Tentacle (1993). In questo caso il gioco originale Maniac Mansion (1987) può essere giocato nella sua versione completa usando un computer nella stanza di un personaggio.

Ma ci sono anche dei casi di easter eggs completamente involontari, che poi hanno acquisito nel tempo una loro rilevanza. Il  celeberrimo “Codice Konami” è in gergo un cheat, è poi è diventato nel tempo un easter egg intenzionale nella maggior parte dei giochi di questa casa. In origine però è apparso in Gradius (1985) per il Nintendo Entertainment System. Il programmatore, Kazuhisa Hashimoto ha creato il codice come mezzo per eseguire rapidamente il debug del gioco dando al  giocatore maggiore sicurezza e power up per battere facilmente il gioco. Questi tipi di codici vengono normalmente rimossi dal gioco prima di essere spediti ma, nel caso di Gradius, Hashimoto ha dimenticato di rimuoverlo e il codice è stato presto scoperto dai giocatori.  La sua popolarità ha ispirato Konami a riutilizzare il codice e intenzionalmente a conservarlo per molti dei suoi giochi futuri.

Ancora oggi molti giocatori, soprattutto appassionati di retrogames, trovano dopo decenni degli easter egg all’interno di titoli. L’ultimo, clamoroso, esempio è quello in Mike Tyson’s Punch-Out!! che ha richiesto ben 29 anni per essere scoperto da un utente di Reddit nel 2016.

La scoperta di essi è il più delle volte casuale, ma ci sono migliaia di videogiocatori che si dedicano a ricercarli in ogni  titolo, vecchio o nuovo che sia,  sperando di essere i primi a darne la notizia.

Chi ha giocato a The Witcher 2 può aver trovato Altair morto in un fienile, probabilmente per aver mancato il mucchio di paglia, oppure vi sarà capitato di farvi leggere la memory card In Metal Gear Solid su PS1 da Psycho Mantis, per non parlare di quello che succede quando si raggiunge il livello 7777 in Final Fantasy 7. Sicuramente Rockstar Game si distingue per l’inserimento di easter egg nei loro titoli ed un GTA senza di essi non avrebbe lo stesso sapore.

La cosa divertente è che ormai, per tradizione, quando non se ne trovano, ci rimaniamo quasi male, ma magari anche l’assenza di un easter egg è lo stesso un easter egg!

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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