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Past Cure – Recensione

Vi è mai capitato, da bambini, di aspettare con ansia il Natale per ricevere quel meraviglioso regalo che volevate e restare poi delusi poiché, al suo posto, vi siete dovuti beccare qualcos’altro  o, magari, qualcosa di veramente brutto? Bene: questo è quello che ho provato giocando a Past Cure.

Ok, lo ammetto, forse sono stato troppo duro e violento per un titolo sviluppato da uno studio indipendente di Berlino (Phantom 8), ma vista la presentazione in pompa magna del gioco, con un trailer capace di attirare su di sé tanta attenzione, mi sarei aspettato un prodotto almeno discreto piuttosto che un titolo d’azione 3d veramente incasinato. Ma andiamo con ordine.
In Past Cure vestiremo i panni di Ian, un ex militare afflitto da una amnesia che gli ha fatto dimenticare gli ultimi tre anni di vita, obbligandolo a vivere spesso degli incubi in cui degli oscuri manichini la fanno da padroni. In cambio Ian ha ricevuto dei poteri speciali che gli consentiranno di affrontare in maniera più agevole i suoi incubi: inutile dire che, procedendo nel gioco, avrete a che fare con la consueta megaorganizzazione malvagia, rea di avere distrutto la vita del povero militare. Past Cure, in sostanza, proporrà al giocatore un “viaggio” tra realtà e incubo, tra verso e falso, senza far capire fino alla fine del gioco chi sia realmente Ian e cosa sta succedendo nella sua mente.
La trama del gioco citata poc’anzi si svolge in circa otto ore di gioco, alcune delle quali presenteranno ritmi veramente blandi e a tratti soporiferi; nonostante ciò, però, gli sviluppatori del gioco hanno realizzato con grande maestria le cut-scene, proponendo un taglio cinematografico delle stesse e delle inquadrature decisamente spettacolari.

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Mr. Pink

Una carriera da gamer iniziata con Turrican su Commodore 64 e proseguita poi direttamente su Super Mario 64. Credo in un mondo privo di lootbox e di titoli Pay To Win, anche se forse questo resterà solo un sogno...
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