Cinque anni di PlayStation 4, il punto della situazione

Videogiochi

Pochi giorni fa, Mark Cerny ha fatto presente che sono passati esattamente cinque anni dalla presentazione ufficiale di PlayStation 4, l’ultima console casalinga della casa giapponese che ha ribaltato un po’ alcune delle idee sul futuro delle console. Esattamente, nel dettaglio, le “voci” circa una fine delle console e del loro ciclo casalingo sta finendo, ma se oggi possiamo effettivamente iniziare a guardare un cambio generale della console intesa come servizio e non più come prodotto effettivo, anni fa era ancora un pensiero lontano. Si veniva da un enorme successo di Xbox 360 e una PS3 ripresasi sul finale in modo quasi storico, con un’idea portata avanti anche con PS4 per mantenere alti gli investimenti e soprattutto le entrate. Ciò non toglie che non si credeva di fare questi numeri travolgenti, ma Sony è riuscita effettivamente a ribaltare questa situazione, mettendo in dubbio la prossima generazione di console non in termini di gioco quanto più sull’effettiva e reale “dissolvenza” della sua esistenza. PlayStation 5 è in fase embrionale, prima del 2020 probabilmente non ne sapremo nulla, ma ad oggi possiamo realmente credere che sia una console, magari “di mezzo”, nel senso che farà trasporto all’idea del servizio di gaming, ma che ancora sarà una macchina dove si inserirà il disco e si farà partire il proprio gioco comprato in negozio. Cinque anni fa, a ridosso dell’uscita e con un mercato digitale sempre più in crescita, non si credeva ad una conquista esagerata del mercato, ma i numeri di oggi sono effettivamente sbalorditivi e fanno pensare ad un rallentamento sul fronte futuro. Non è un male, forse nemmeno un bene, in realtà non sappiamo questa cosa quanto può realmente influenzare l’idea del gaming, le cose vengono da sé nel tempo.

Ad oggi, quindi, PlayStation 4 è una console che probabilmente rimarrà nella storia per diversi motivi. La qualità della line-up, dall’inizio alla fine, può essere facilmente indicata come la migliore mai prodotta. Ovviamente abbiamo avuto glorie incredibili su PS1, PS2 e anche su PS3, ma se non vogliamo essere troppo nostalgici e guardiamo più alla reale ed effettiva qualità di ogni singola esclusiva, PS4 forse si porta a casa lo scettro. Dico e ripeto “forse” perché la generazione continuerà fino al 2020 sicuramente e di conseguenza non sappiamo con certezza se questo ritmo si porterà avanti in modo lungimirante, ma ad oggi tra annunci, uscite e titoli disponibili c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Bloodborne è un titolo eccezionale sotto tutti i punti di vista, c’è poco da obiettare. La sua natura così cupa, un po’ difficile e un po’ accessibile, ha avvicinato una grossa fetta d’utenza ai Souls e ai giochi di questa natura. Non che da prima non fosse considerata, anzi, ma rimaneva un gioco di nicchia che molti magari provavano senza poi approfondire troppo. Bloodborne è esattamente il gioco che ha reso anche il giocatore più restio a dare una chance a questo genere, ha avvicinato molti giocatori al modus operandi della saga e ha fatto sì che la community crescesse a dismisura. Horizon: Zero Dawn, con le dovute critiche a tanti fattori, ha portato una ventata d’aria fresca tra le esclusive Sony. Una nuova proprietà intellettuale che ha saputo mettersi, senza troppe pretese, tra i titoli migliori della console e della generazione. Il motivo? Raccoglie esattamente ciò che i giocatori richiedono adesso, in questa generazione, anche se non si comprende il reale mercato e come può effettivamente funzionare. Horizon: Zero Dawn è un titolo single-player con un mondo incredibilmente vasto da esplorare, una storia bella da raccontare e un sistema di gioco appagante e gratificante, accompagnato da una grafica ancora oggi la migliore su console.

Non possiamo fermarci soltanto a Horizon: Zero Dawn e Bloodborne, perché di titoli che funzionano ce ne stanno a bizzeffe, soprattutto dopo le recenti parole sulla questione delle vendite. Alcuni sviluppatori hanno specificatamente detto che un gioco single-player non vende, non funziona ed è un rischio enorme. Seppur vogliamo effettivamente concordare sui rischi, su altro non possiamo tanto affidarci, non tanto per le stime, quanto più per gli esempi. Sony ha dimostrato che un gioco fatto bene, appagante e ben strutturato, che sia single-player o multiplayer, funziona. Ed ha avuto anche l’arroganza e la ragione nel procedere verso questa direzione, perché di multiplayer di qualità ce ne sono tantissimi ma di single-player memorabili davvero pochi. The Last of US, la saga di Uncharted, God of War, Horizon: Zero Dawn, Bloodborne, Spider-Man, la saga di Infamous e anche Days Gone: tutti giochi con una fortissima componente narrativa, una struttura adeguata e un’idea sviluppata secondo regole ben precise. Il single-player, quindi, vende e anche bene, bisogna solo metterlo in un segmento di mercato funzionale e, soprattutto, di qualità. Non è facile competere e i rischi, come abbiamo detto, sono davvero tanti, ma cancellare, annullare o dedicarsi solo al multiplayer è una mossa che i grandi non fanno e Sony l’ha capito bene. Un titolo multiplayer capace di spezzare il successo di Rainbow Six: Siege o Overwatch, o ancora Fortnite e PlayerUnknow’s Battleground non è cosa facile, ma in termini di single-player, le cose sono diverse. Sony dalla sua è riuscita a crearsi un “quasi monopolio” sulle produzioni fortemente narrative e da una struttura solitaria, dando torto a chi dice che non funzionano. Il punto della situazione, quindi, è da dedicarsi fortemente alle proprie risorse e alle proprie IP, dando maggiore attenzione a queste ultime visto i grandi studi interni e vicini a Sony. Nondimeno, l’arrivo di Spider-Man, Days Gone, Ghost of Tsushima e l’uscita di Ni-Oh, Horizon: Zero Dawn, Bloodborne e altri non può che confermare una cosa: Sony ha incentrato il suo mercato proprio sulle mancanze di quest’ultimo, vincendo un po’ a mani basse in termini di prospettiva, mentre in termini “reali” ha voluto mantenere un equilibrio e una qualità del mercato proprio per far sì che questo non si perdesse. Chiunque oggi possegga una PlayStation 4 non può che esserne felice, perché si possono criticare davvero tante cose e su tanti aspetti, ma non sulla reale qualità dei giochi e delle scelte fatte in questo ambito. Nonostante i primi anni fossero trainati da pochi titoli ma un maggior impatto di marketing contro la rivale Xbox One, ad oggi l’incredibile qualità dei giochi prende il sopravvento, mostrando esattamente i punti fondamentali del mercato, dove gira e come gira.

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Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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