Alla fine il momento tanto temuto è arrivato. I server di Demon’s Souls sono ufficialmente chiusi, portando con se una buona fetta dei suoi contenuti legati alla world tendency. Eppure sono sicuro che Demon’s Souls sia più grande dei suoi contenuti, che possa sopravvivere al semplice spegnimento dei suoi server. Demon’s Souls fu il mio primo (a pari merito con Metal Gear 4) titolo per PlayStation 3. Fresco di un nuovo lavoro, e seguendo l’impulso del momento, acquistai console e titoli e nello stesso pomeriggio mi lanciai nel primo capitolo di quella saga che avrebbe conquistato me e tanti altri giocatori. Non nego che il primo impatto fu semplicemente devastante, niente mi poteva preparare alle meccaniche incredibilmente punitive e poco chiare di quel titolo.


Iniziai ricco di speranze, vestendo la possente armatura del Knight (all’epoca era disponibile solo la versione NTSC) e convinto che le pesanti piastre potessero proteggermi dai colpi nemici.
Ci vollero 4 tentativi solo per superare il primo ponte di Boletaria e quasi 5 ore per raggiungere Phalanx e riuscire dopo numerosi tentativi ad avere la meglio. Superare la Torre di Latria, schivando le orde di Mind Flayer con le loro maledette campane cercando di non lasciarmi indietro troppo oggetti richiese un’intera giornata. Il mio primo personaggio fu brutalmente abbandonato dopo circa 25 ore di gioco, in favore di una sua versione migliorata dalla mia esperienza pregressa. La stessa fine fece il secondo, ed anche il terzo. Soltanto al quarto o quinto tentativo riuscii finalmente a creare un personaggio che si adattava davvero al mio stile di gioco e che mi permise di portare a termine la prima partita. Ma dove molti giocatori si sarebbero semplicemente fermati, frustrati da un titolo che si impegnava a punire ogni sbaglio, io ero rimasto stregato. Potevo affrontare qualunque cosa uno Shin Megami Tensei mi tirasse contro, ma From Software era riuscita ad offrirmi quella che ancora oggi è stata una delle mie più grandi sfide da gamer. In qualche modo era riuscito ad intrappolarmi in quel ciclo continuo e senza di fine di morte e rinascita che ne caratterizzava l’ambientazione. Demon’s non era semplicemente difficile, era esigente in un modo totalmente nuovo. Attraverso la perdita delle soul, risorsa essenziale del titolo, veniva stabilita una meccanica chiara ed efficace: ogni nuovo tentativo deve essere obbligatoriamente migliore del precedente, pena la perdita di ogni progresso fatto. Ogni volta che la schermata (divenuta iconica) “You Died” si presentava era un gentile invito a fare meglio, ad essere più veloce, più attento, a riconsiderare le mie precedenti scelte. In un certo senso, Demon’s ha cambiato il mio modo di approcciarmi a qualunque sfida nel gaming, facendomi totalmente rivalutare il concetto di sconfitta e gameover. Tutto questo lo ha reso un titolo amato dalle community, che subito si sono impegnate a creare delle wiki per svelare I segreti del titolo un mistero alla volta. Ricordo le sere passate a spulciare la rete per capire quali tattiche tentare contro un boss, quali equipaggiamenti puntare e dove cercarli, come fare per sbloccare una nuova interazione con uno dei misteriosi npc che popolavano quel mondo oscuro. A questo si affiancavano i suggerimenti silenziosi dati dai fantasmi dei giocatori, che mostrandoci i loro ultimi istanti di vita potevano darci preziosi indizi sui pericoli che si nascondevano dietro una porta o girato un angolo. O potevano ingannarci con messaggi che ci spingevano direttamente tra le braccia del nemico, oppure invadere le nostre partite e darci la caccia attivamente in un’esperienza multiplayer unica nel suo genere.
Demon’s Souls divenne un appuntamento fisso con il mio migliore amico, mentre sperimentavamo nuove build, prendendo spunto da quello che leggevamo in internet (la build che gravitava interamente attorno ad Istarelle resta ancora la nostra creazione migliore).

Ci sono mille momenti che potrei citare: sfidare Selen Vinland e la sua terribile spada in grado di ignorare gli scudi; lo sgomento quando durante il combattimento contro Maneater ne ho visto arrivare un secondo; il momento in cui ho perso tutte le mie soul perché era sparito il pavimento del nexus e non mi ero reso conto della mia imminente caduta; superare per la prima volta Flamelurker stando ben nascosto dietro le ossa nella sua arena e colpendolo con una lancia sfruttando le collisioni non proprio perfette del titolo. Ognuno di quei momenti ha calcificato Demon’s Souls nei miei ricordi, rendendolo un gioco che nonostante la sua grafica non esaltante, un sistema di controllo poco incline a collaborare ed una serie di meccaniche tenute crudelmente oscure, è riuscito a conquistarmi come pochi altri. Certo, sono arrivati i suoi seguiti tra cui ricordiamo ovviamente il capostipite della nuova saga Dark Souls che a breve tornerà sulle nostre console grazie ad un remaster, che hanno perfezionato la formula smussandone gli spigoli ma nella sua imperfezione Demon’s Souls è semplicemente insostituibile. L’impatto che quel titolo ha avuto sul mondo del gaming e su di me come giocatore è stato enorme ed insostituibile.

Per questo motivo oggi vi chiedo di condividere con noi i vostri ricordi su questo pezzo di storia videoludica. Un boss, un momento, un colpo fortunato che vi ha fatto guadagnare la vittoria o la disattenzione di un secondo che ha riportato indietro i vostri progressi di un ora.

Perché che abbiate amato o odiato questo titolo, una cosa è certa: di sicuro non è passato inosservato.

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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