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Titolo: State of Decay
Sviluppatore: Undead Labs
Pubblicato: Microsoft
Numero di Giocatori Offline/Online: 1
Cooperativa Online: Non presente
Piattaforme: PC – XBOX 360
Localizzazione: Italiano – Inglese

Il free roaming/simulatore di apocalisse zombi definitivo è arrivato silenzioso come un’ombra sul marketplace di Xbox 360 vendendo oltre 200mila copie in 48 ore. State of Decay segna un nuovo record di vendite nel marketplace di Xbox 360, ma a cosa è dovuto tanto successo? Il nuovo free roaming horror-zombie conquista i giocatori perché è in grado di entrare nella mente, di farsi ricordare quando non si sta giocando e di farsi amare per via delle infinite possibilità che offre.

Per capire bene di che tipo di prodotto si sta parlando però bisogna fermarsi un attimo e partire dal principio. State of Decay è ambientato in un’America invasa da un morbo che ha trasformato buona parte della popolazione in zombi.

In quest’universo, a livello narrativo, il titolo si propone molto bene al pubblico, infatti, lascia capire al giocatore poco alla volta cosa sia realmente accaduto grazie alle vicende narrate direttamente dai protagonisti, dai sopravvissuti e da quei pochi fortunati che si sono barricati in casa. Niente introduzioni classiche, dunque, ne tantomeno prologhi: State of Decay lancia di peso il giocatore immediatamente nell’azione, mettendolo nei panni di Marcus – uno dei sopravvissuti all’epidemia che sta cancellando l’umanità dalla faccia della Terra.

Ma non bisogna farsi ingannare: in State of Decay non c’è un vero e proprio protagonista. Tutti i personaggi che si incontrano nel corso dell’avventura potranno prendere attivamente parte all’avventura, direttamente sotto il controllo di chi ha il pad in mano. Non tutto è però così semplice. Ognuno dei sopravvissuti sarà infatti dotato, prima di tutto, di peculiari tratti a distinguerne la personalità: sfiducia nel prossimo, atteggiamenti aggressivi, amichevoli o protettivi dipenderanno dunque, almeno sulle prime, da queste caratteristiche. Potrebbero esserci casi in cui salvando una vita non ci si troverà con un alleato in più, bensì con un avversario ben più pericoloso dei non morti che vagano affamati di carne umana in strada.

Queste particolari dinamiche sono la ricetta vincente di State of Decay, rendendo il gioco una sorta di The Walking Dead ed ampliandolo alle dimensioni di un free roaming. Nulla viene lasciato al caso, e tutto ha una conseguenza: costruire un buon rapporto con chiunque sia ancora umano sarà spesso difficile, ma altamente remunerativo, preoccuparsi di dividere sempre le scorte e distribuire al meglio le munizioni potrebbe salvare la vita al proprio alter ego virtuale durante un improvviso attacco notturno.

Insomma, State of Decay, oltre ad implementare un semplice ma profondo sistema d’interazione sociale integra anche un’interessante componente ruolistica. Ognuno dei sopravvissuti mostrerà anche particolari predisposizioni fisiche ed attitudinali, proprio come se fosse la realtà. I più robusti saranno capaci di correre più a lungo o di farsi valere più efficacemente in combattimento, quelli meno portati allo sforzo potrebbero invece adattarsi meglio all’uso delle armi da fuoco o all’azione furtiva e così discorrendo.

Lo scopo dell’avventura è ben chiaro sin dal principio: sopravvivere. Le modalità tra le più disparate. Come già accennato il primo obiettivo è trovare altri esseri umani, per unirsi nella lotta contro l’orda non morta. Ottenuto un piccolo gruppo di supporto si potrà iniziare ad esplorare l’area in cerca di provviste, munizioni, veicoli. Ad un certo momento, grazie alle poche risorse recuperate in giro, l’utente potrà avviare la costruzione di un campo base: che sia una casa di periferia o il grande cortile cementato di fronte ad una fabbrica in disuso, poco conta: diventerà il quartier generale del giocatore, dove stabilire una comunità. Cercando altri sopravvissuti nei paraggi, dovremo convincerli a raggiungere la zona franca, in modo da mettere in piedi una piccola società quanto più autonoma possibile.

Nel quartier generale si dovranno svolgere tutte quelle attività amministrative legate alla componente strategica.. Il gioco permette di costruire all’interno del campo strutture particolari, ciascuna con una propria funzione. Allestire una cucina di fortuna permette ad esempio di produrre cibi in grado di far recuperare l’energia ai sopravvissuti, oppure snack utilissimi per un rapido boost alla stamina. Un garage può invece essere utile per riparare le auto recuperate per strada, che permettono di avanzare senza doversi preoccupare delle orde di zombie che infestano le strade.

Ma nulla è per sempre. Le armi si usureranno e romperanno, gli edifici, sotto gli attacchi degli zombie, andranno costantemente sorvegliati con barricate erette all’occasione. Il mondo di gioco è insomma in continuo divenire, e il giocatore non si sentirà mai veramente al sicuro.

Uno degli aspetti più affascinanti di State of Decay è la mappa, in ogni partita, è generata con un numero di risorse già fissato. Poco a poco, e chissà quanto lentamente, anche le comunità più virtuose vedranno ridursi le scorte di beni di prima necessità. Quando non basterà più andare in giro per le case cercando cibo e proiettili, comincerà una lenta ma inesorabile decadenza, fino all’inevitabile. La trama principale del titolo in ogni caso può essere completata in quindici ore, mentre la fase sandbox resta poi disponile per chi non sarà sazio di orde fameliche. L’avventura ha insomma tantissime sfaccettature, e presenta per di più routine comportamentali nemiche in grado di dare del filo da torcere anche ad un veterano degli action game.

La ciliegina sulla torta è, infine, un sistema di evoluzione dinamica che continua a far evolvere il mondo di gioco, gestendo anche i comportamenti dei sopravvissuti, anche a console spenta. Sarà meglio quindi controllare i paraggi, prima di spegnere l’Xbox, oppure al ritorno si potranno trovare sorprese poco felici. Il sistema, comunque, fa in modo di non essere troppo invadente, sospendendo questa “inerzia” del mondo di gioco dopo un’assenza molto prolungata.

Purtroppo trattandosi di un titolo arcade, nonostante pesi ben 2 giga, il comparto grafico non è sempre di altissimo livello: texture spesso slavate, cali vertiginosi di frame rate, modellazione poligonale abbozzata e sistema di collisioni inesistente fanno a volte storcere il naso. In ogni caso, la grande libertà di azione e le infinite possibilità a metà fra un gdr e un titolo gestionale fanno di State of Decay un prodotto solido, longevo e che vale tutti i 1600 mps che si dovranno sborsare per averlo.

Questo enorme e non del tutto inaspettato successo ha dato il via ad una campagnia di finanziamenti, grazie alla quale verrà prodotta una versione retail in uscita il prossimo anno, dove verranno limati e coretti i vari bug, pompato a dovere il motore grafico e ovviamente ampliata a dismisura la mappa di gioco. Devo dire che non vedo l’ora.

In conclusione posso dire che State of Decay ha grandi punti di forza: il gameplay profondo e ben strutturato ed un mondo di gioco altrettanto curato. Il tallone d’Achille della produzione Undead Labs è la realizzazione tecnica che mostra fin troppo il fianco, probabilmente figlia di un progetto dal budget limitato rispetto a produzioni ben più blasonate. Nonostante i difetti visibilissimi agli occhi di tutti, State of Decay è ampiamente consigliato. Il sistema di gioco saprà allettare anche i giocatori più esigenti riuscendo a mettere in secondo piano i difetti più gravi e se saprete chiudere un occhio sull’aspetto grafico riuscirete ad assaporare un’esperienza ludica che merita di essere giocata senza alcuna riserva. L’apparente dispendioso investimento di 1600 Microsoft Points sarà ampiamente ripagato con una profondità di stili di gioco ed idee di contorno ben implementate, capaci di catturare il giocatore.

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