Titolo: The Last of Us
Sviluppatore: Naughty Dog
Publisher: Sony Computer Entertainment
Numero di giocatori Offline/Online: 1/2-8
Cooperativa Offline/Online: Assente
Risoluzione video: 720p
Piattaforme: Playstation 3
Localizzazione: Testo a schermo e dialoghi completamente in italiano.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=W01L70IGBgE]

Gli ultimi di noi

Naughty Dog, software house californiana, è emersa nel suo più brillante periodo grazie alla saga di Uncharted, uscita negli ultimi anni come esclusiva Playstation 3. Prima di allora, i ragazzi di Santa Monica ci avevano regalato storie e atmosfere decisamente più soft e “bambinesche”, con la saga di Crash Bandicoot su Playstation e con Jak&Daxter su Playstation 2. Nel corso degli anni Naughty Dog ha sempre cercato di rendere i propri titoli innovativi, aggiungendo scorci cinematografici di rara bellezza con le avventure di Nathan Drake, pur restando legata all’ironia canonica del suo stampo creativo. Ebbene, con la loro ultima fatica, la software house si discosta completamente da quest’idea per passare a temi più cupi, seri e adulti. Stiamo ovviamente parlando di The Last of Us.
Ne avevamo già parlato settimane addietro, qui sulle pagine di MyReviews, nello specifico dopo la nostra visita all’evento dedicato al titolo, dove abbiamo avuto non solo modo di provare con mano una versione beta del titolo, ma anche la possibilità di scambiare due chiacchiere con gli sviluppatori. Essi ci avevano promesso un titolo maturo, profondo e molto inquadrato sull’aspetto umano dei protagonisti, in particolare sulle relazioni interpersonali tra Joel ed Ellie. Le premesse c’erano tutte, complice anche la stupenda demo giocabile, che ci ha catapultato fin da subito in questo mondo post-apocalittico, teatro di quello che probabilmente è il titolo più riuscito dell’ultima decade e no, se ve lo state chiedendo, non stiamo affatto esagerando. The Last of  Us ci propone tematiche mature e coinvolgenti, che ruotano attorno a una sceneggiatura da oscar che mai fa cadere il giocatore in preda alla noia o alla ripetitività, complice uno stupendo lavoro di recitazione, di doppiaggio e non ultimo di motion capture, che permette ai modelli poligonali dei personaggi un livello di credibilità che finora si era visto solo in titoli come Heavy Rain o L.A. Noire. Se tutto ciò non bastasse a convincervi, la colonna sonora composta dal premio Oscar Gustavo Santaolalla è quanto di più evocativo ed azzeccato si potesse trovare per un titolo del genere. Insomma, The Last of Us sembra avere tutte le carte in regola per essere definito come capolavoro.

Il sistema di crafting ci permetterà di creare grazie ai materiali recuperati armi di vario tipo, ma anche oggetti curativi come il classico medikit.

Il sistema di crafting ci permetterà di creare grazie ai materiali recuperati armi di vario tipo, ma anche oggetti curativi come il classico medikit.

Da un grande progetto derivano grandi responsabilità

Il gioco ha inizio ai giorni nostri, mettendoci di fronte a uno scenario quantomai verosimile: Joel, il protagonista del gioco, torna a casa dalla figlia, Sarah, addormentata sul divano. Pochi scambi di battute e il nostro omone porta la ragazzina in camera, lasciandola dormire. Sarah si sveglia di soprassalto, e Joel sembra sparito. Il gioco ci mette dunque ai comandi della ragazzina, che nel suo cercare il padre assiste a un servizio al notiziario, che non sembra portare buone notizie. La città sembra infatti in preda al panico, e mentre nelle strade dilaga il caos, ecco riapparire un Joel trafelato, coperto di sangue, che in fretta e furia carica una pistola, per poi fare fuoco su un suo vicino di casa, che sembra in preda a un raptus di follia. Joel intima quindi Sarah di stare calma, e la carica nel pickup di Tommy, suo fratello. Qui ha inizio la fuga dalla città, mentre i due adulti discutono di come un misterioso parassita stia portando il caos per tutti gli Stati Uniti. Non passerà molto tempo prima che la situazione degeneri, costringendo il terzetto a una fuga disperata. Senza cadere in spoiler, un evento traumatico cambierà per sempre il protagonista Joel, catapultando il giocatore direttamente a vent’anni dopo gli avvenimenti appena accaduti.
Il mondo è allo sbando, con città in rovina ridotte a zone di quarantena dove vigila la legge marziale, con un governo che ormai non esiste più e una forza paramilitare occupata a tenere l’ordine per le strade. Joel è un uomo invecchiato e distrutto, che per un motivo e per l’altro si troverà costretto a scortare fuori dalla zona di quarantena una ragazzina quattordicenne, Ellie, nata e cresciuta dopo l’infezione, ma ancora convinta che nel mondo ci sia qualcosa di buono e meraviglioso, qualcosa per cui valga la pena vivere. Joel non è di questa opinione, ma è anzi convinto che l’unica cosa per cui valga la pena lottare sia l’autoconservazione, l’uccidi o sii ucciso. Qui ha inizio il loro viaggio, che li condurrà attraverso mille pericoli attraverso gli States, alla ricerca di un fantomatico gruppo noto come le Luci, setta ribelle e antigovernativa, i cui membri credono fermamente e cercano senza sosta l’esistenza di una cura contro il cordyceps, fungo parassita che ha portato alla quasi estinzione della razza umana.

Gli scenari sono impressionanti dal punto di vista visivo, e offrono perfettamente l'idea di post-pandemico.

Gli scenari sono impressionanti dal punto di vista visivo, e offrono perfettamente l’idea di post-pandemico.

Uncharted ci aveva abituato a ritmi dinamici, tra sparatorie e scazzottate, il tutto condito da una buona dose di cinematograficità hollywoodiana. The Last of Us non è così. I suoi ritmi sono molto più lenti e riflessivi, portando il giocatore a pianficare ogni suo movimento in relazione a ciò che gli accade attorno. La difficoltà sopra la media è un punto di estrema importanza per il titolo, cosa rara di questi tempi. Saranno infatti sufficienti un paio di colpi per mettere a terra Joel, costringendoci a ripartire dal più vicino checkpoint. Se così a grandi linee la cosa vi può sembrare frustrante, possiamo assicurarvi che è tutt’altro che così. Il gioco infatti, offre un sistema di crafting molto profondo, che ci consentirà di creare rifornimenti e oggetti utili basandoci sui materiali trovati sparsi per i livelli. Oggetti come nastri adesivi, bottiglie di alcool o semplici chiodi risulteranno di importanza vitale nel mondo post-pandemico di The Last of Us, in quanto saranno necessari per la creazione di armi e oggetti di recupero indispensabili per cogliere impreparati i nemici, e di conseguenza indispensabili per la nostra sopravvivenza. Le munizioni sono contate e difficili da trovare, specialmente i livelli di difficoltà più alti, costringendo il giocatore ad optare per lo scontro a fuoco solo come ultima strategia di difesa. Sarà dunque di importanza vitale la ricerca di rifornimenti sparsi nei vasti scenari di gioco, ma attenzione, il nemico può attendervi dietro l’angolo e spesso la strategia migliore sarà sacrificare quel pacchetto di munizioni, per propendere a una via più sicura. Non dovremo infatti stare attenti solo ai nemici umani, qui rappresentati come cacciatori senza pietà, dalla morale inesistente e dalla crudeltà infinita, ma anche dagli stessi infetti, che troveremo in quattro diverse categorie. La prima è quella dei Runner, umani infetti solo di recente, privi ormai della ragione. I Runner, come dice il nome stesso, sono particolarmente veloci e pericolosi in gruppo, ma sono pur sempre ancora di forma umana, e di conseguenza vulnerabili alle armi da fuoco e da mischia. Gli Stalker invece, sono infetti già da più tempo, e il fungo ha cominciato ad espandersi in maniera più virulenta sul loro corpo. Sono rapidi e silenziosi, capaci di compiere grandi balzi e sono leggermente più coriacei dei Runner, grazie al fungo parassita. I Clicker sono completamente ciechi, dato che il cordyceps ha sfondato loro cranio e occhi, ricoprendoli con una pesante corazza. Essi infatti non possono correre, e usano gli ultrasuoni per spostarsi, un po’ come i pipistrelli. La loro dura scorza gli permette di uccidere con un solo colpo in mischia, quindi il nostro consiglio è di stargli alla larga laddove possibile. Infine troviamo i Bloater, gli infetti all’ultimo stadio. Qui il fungo si è propagato fino all’estremo, rendendo l’ospite una vera e propria corazza che cammina. I Bloater sono estremamente resistenti e capaci come i Clicker di uccidere in un sol colpo in mischia. Dovremo dunque stare attenti a ciò che avremo attorno, analizzare bene la situazione e regolarci di conseguenza, ricordando che ogni colpo conta, e che i rifornimenti si contano sulle dita di una mano.

Quando un clicker è così vicino, meglio avere qualcosa da piantargli in mezzo agli occhi, altrimenti potete considerarvi spacciati.

Quando un clicker è così vicino, meglio avere qualcosa da piantargli in mezzo agli occhi, altrimenti potete considerarvi spacciati.

L’arte si fa videogioco

Graficamente parlando The Last of Us si attesta su livelli altissimi, con scenari mozzafiato e ricchi di dettagli, che raffigurano in maniera eccezionale lo scenario post-apocalittico così come siamo abituati a conoscerlo, ma comunque dandogli una nota personale. Il fungo parassita colpevole della decimazione della razza umana, infatti, si è diffuso con prepotenza, facendo sì che alcune zone siano diventate vere e proprie colonie fungine. Capiterà spesso durante il corso dell’avventura di trovarci di fronte a nuvole di spore letali che avaranno invaso ogni anfratto di un appartamento o di una zona della metropolitana, costringendo Joel a ricorrere a una maschera antigas per respirare senza correre il rischio di venire infettato. Questi luoghi sono spesso fonte di preziose risorse, ma anche il nido per gli infetti più pericolosi. Gli effetti di luce sono ottimizzati in maniera eccelsa, con fonti di luce dinamiche che regaleranno agli occhi del giocatore uno spettacolo senza precedenti, con particolari quali il pulviscolo che svolazza nell’aria, o il riflesso della luce nell’acqua di una pozzanghera, il tutto reso in modo dinamico. I dettagli sono curati in maniera certosina, portando il giocatore spesso e volentieri a soffermarsi sulle piccole cose, come uno scoiattolo che zampetta sul tronco di un albero, piuttosto che a uno stormo di uccelli messo in fuga da un colpo di arma da fuoco.  Le animazioni dei personaggi sono fotorealistiche per quanto riguarda le scene di intermezzo, complice un già citato ottimo motion e facial capture, che ha permesso agli sviluppatori una qualità recitativa mai vista prima in un videogioco. Il doppiaggio in italiano è perfettamente realizzato, con tonalità sempre azzeccate al contesto e una scelta di voci da pelle d’oca. Tutto sembra essere stato realizzato nei minimi dettagli, con Joel ed Ellie che scambieranno due parole ogni volta si troveranno di fronte qualcosa di particolarmente interessante, come ad esempio un gruppo di sopravvisuti giustiziato a un muro, o un negozio di giocattoli abbandonato. La colonna sonora di Gustavo Santaolalla è quanto di più azzeccato potesse esserci, con chitarre acustiche alternate a strumenti a percussione, che regalano alle orecchie del giocatore toni sempre azzeccati, dalla tranquillità di una sosta in un accampamento abbandonato, all’angoscia data da un gruppo di clicker alle nostre calcagna. Le cutscene sono spesso prive di musica, e ciò non fa altro che incentivare il tono delle stesse, dando loro un maggiore impatto emotivo sul giocatore.

Le animazioni facciali sono davvero impressionanti. Peccato che un'immagine statica non renda loro abbastanza giustizia.

Le animazioni facciali sono davvero impressionanti. Peccato che un’immagine statica non renda loro abbastanza giustizia.

L’unione fa la forza (specie alla fine del mondo)

The Last of Us propone anche un solidissimo comparto multiplayer. In Uncharted era presente qualcosa di simile, ma pareva più come qualcosa di contorno, con una modalità cooperativa divertente e senza pensieri, e con una modalità competitiva che a nostro parere non ha mai convinto appieno, lasciandosi trascinare nelle già collaudate modalità ad obiettivi, piuttosto che al classico deathmatch a squadre. The Last of Us invece prova ad innovare, proponendoci un multiplayer particolare. Saremo infatti chiamati a scegliere tra due fazioni: Luci e Cacciatori, entrambe intente a dover sopravvivere per dodici settimane. Ogni partita infatti, equivarrà a un giorno delle sopracitate settimane, e durante lo svolgersi di ognuno di questi giorni dovremo raccogliere quante più provviste possibili per provvedere al sostentamento del nostro accampamento. Al termine di ogni partita infatti, a seconda del nostro rendimento, ci verrà assegnato un numero di scorte, indispensabili per far crescere il numero di sopravvissuti nel nostro clan. Più sopravvissuti avremo accumulato, più saranno i contenuti sbloccabili a nostra disposizione, che potranno variare da armi e munizioni, fino ad oggetti per personalizzare il nostro avatar o a bonus monouso per la partita seguente. Tutto ciò si rivela essere estramamente funzionale, complici anche eventi randomici, che ci affideranno una missione da portare a termine durante le normali partite in modo da incrementare il numero di sopravvissuti e di conseguenza mettere le mani su potenziamenti più avanzati. Nel complesso, il multiplayer si rivela ottimamente riuscito, con contenuti che non annoiano e un livello di frustrazione inesistente. Sarà possibile infatti raccimolare il numero di provviste necessario anche senza vincere la partita, il che rende anche un eventuale sconfitta un boccone leggero da inghiottire. Il multiplayer ci offre due modalità distinte, che onestamente speriamo verranno ampliate da eventuali aggiornamenti. La prima è chiamata “caccia ai rifornimenti” e mette due squadre di quattro giocatori l’una contro l’altra, entrambe dotate di venti respawn. Una volta terminati, la squadra che non avrà più giocatori in vita avrà perso la partita. La seconda modalità è chiamata “sopravvissuti”, molto simile alla prima, con due squadre di quattro giocatori ciascuna l’una contro l’altra, ma senza respawn, e con partite divise in round. Insomma, un multiplayer innovativo che può tranquillamente risultare causa di dipendenza.

Nell'immagine è mostrata la modalità "ascolto", che permette a Joel di vedere attraverso i muri a breve distanza. Se la cosa può sembrarvi una semplificazione, aspettate di trovarvi di fronte tutto ciò che riuscite a vedere.

Nell’immagine è mostrata la modalità “ascolto”, che permette a Joel di vedere attraverso i muri a breve distanza. Se la cosa può sembrarvi una semplificazione, aspettate di trovarvi di fronte tutto ciò che riuscite a vedere.

Giurami che è tutto vero

The Last of Us è un titolo che aspettavamo da tempo, forse perchè frutto della pluripremiata software house californiana Naughty Dog, forse perche appartenente a un genere che tutto sommato ha sempre il suo fascino, o forse perchè l’incipit dato nei mesi prima dall’uscita sembrava promettere molto bene. Ebbene, non solo ha promesso, ma ha pienamente mantenuto ogni aspettativa. Il gioco si propone come sicuramente il meglio riuscito di questa generazione sotto ogni singolo punto di vista. La trama è raccontata in maniera eccezionale e offre al giocatore il giusto livello di coinvolgimento, invogliandolo a raggiungere il livello successivo per sapere come andrà ad evolversi la trama fino al suo inevitabile finale. I personaggi sono tutti caratterizzati in modo impeccabile, offrendo anche alle comparse un ruolo di prim’ordine e una recitazione da premio oscar. Non cadremo mai in clichè o in punti morti, The Last of Us offre tutto ciò che un videogioco può offrire, partendo dal colpo d’occhio iniziale che offre la sua grafica curatissima, passando per la pluricitata trama eccezionale, concludendo con il multiplayer ottimamente realizzato e che non annoia mai. Naughty Dog sembra solo imparare dai suoi successi, senza legarsi troppo a ciò che può essere il “successo del momento”, ma sempre sperimentando nuovi orizzonti, e con The Last of Us ha pienamente colto nel segno. Non riusciamo davvero a trovare una nota dolente nel titolo, perchè di fatto non sembra esistere. Consigliamo comunque di giocarlo già dalla massima difficoltà disponibile all’inizio, per godere appieno di ciò che il titolo ha da offrire. Senza ombra di dubbio ci troviamo a un ottimo candidato per il titolo di GOTY, ma a nostro modesto parere, la parola capolavoro è quantomai riduttiva per The Last of Us. Ci troviamo probabilmente quello che è il titolo meglio riuscito della generazione attuale di console, un titolo completo, coinvolgente e maturo. Mai nome fu più azzeccato per un titolo del genere, ma sicuramente noi speriamo che non sia davvero “L’ultimo di noi”.


 

Seconda Opinione – di Massimiliano Sabia

Ormai da diversi anni si sta infiammando il dibattito che vede protagonista il medium videoludico, come un mezzo di comunicazione al pari di musica, cinema, teatro e letteratura.
Molti sostengono che il mondo dei videogiochi necessiti ancora di una maggiore maturità affinché possa essere considerato come un vero e proprio mezzo di comunicazione efficiente a tutti gli effetti.
In diverse occasioni, abbiamo potuto assistere a vere e proprie trasposizioni letterarie su schermo, con uno spessore narrativo da fare invidia ai migliori best seller del momento.
Ma nonostante tutto, al videogioco in sé, si attribuisce ancora l’aggettivo di “immaturo”, nonostante alcuni prodotti pubblicati negli ultimi anni, lascino presagire il contrario.
Certo, abbiamo assistito anche a pubblicazioni dallo spessore non proprio eccelso, ma come in ogni medium d’intrattenimento odierno, ci sono prodotti e prodotti.
Quelli che meritano l’attenzione del pubblico e quelli che meritano di fare la polvere sullo scaffale. Inutile negarlo… Ogni ambito, dal cinema alla musica, dal teatro alla letteratura, ha i propri alti e bassi, eppure non vengono definiti “immaturi”.
Sarà che lo scetticismo e gli stereotipi creati attorno al mondo dei videogiochi (specialmente in Italia), hanno annebbiato il giudizio della maggior parte di noi?
Ad abbattere questi pregiudizi, e a riscrivere il rapporto tra narrativa e videogioco, ci aveva già pensato Quantic Dream (team interno di Sony Computer Entertainment), con Heavy Rain. Adesso tocca a Naughty Dog, ancora un team di sviluppo interno a Sony, con il suo nuovo prodotto The Last Of Us.
In molti lo avrebbero definito come un “Uncharted con gli zombie”, oppure una “Tech demo dalla grafica superpompata”.
E nonostante l’ottimo curriculum del team californiano, anche qui bisogna fare i conti con i tanto temuti pregiudizi…
Sarà riuscita Naughty Dog a ridefinire gli standard del mondo videoludico, e a rilasciare il tanto bramato “canto del cigno”, ora che la next gen sta lentamente, ma inesorabilmente arrivando?
Scopriamolo…
Molto Piu’ Di Un Videogame

L’impianto narrativo di The Last Of Us, cerca fin da subito di immergere il videogiocatore nella situazione di gioco, proponendo un prologo tanto crudele, quanto efficace nel trasmettere le giuste emozioni per intraprendere la campagna vera e propria.
Tutto inizia con una bambina di nome Sarah, figlia del protagonista Joel.
Il segnale che Naughty Dog sappia toccare le corde giuste anche in un momento delicato come il prologo di una storia, lo si ha proprio testando The Last Of Us pad alla mano.
Il semplice fatto di metterci nei panni di una bambina indifesa alla ricerca del padre, mentre assiste alla resa ed alla caduta nel panico della propria città, e di conseguenza di tutti i luoghi a lei conosciuti, la dice lunga sulla direzione che il plot intraprende.
Se poi, alla già difficoltosa situazione si aggiunge un evento che cambierà radicalmente la personalità di Joel, non possiamo che restare sconcertati, ma anche sorpresi ed esterrefatti per quanto forti siano i pugni nello stomaco che si ricevono… Dal prologo, alla conclusione.
Eh già… Perché The Last Of Us, non è assolutamente un gioco per pivelli. Per quanto possa essere stato osannato dalla critica e dal pubblico, Uncharted non raggiunge minimamente i livelli di coinvolgimento dell’ultimo nato in casa Naughty Dog, dimostrando come il team interno di Sony sappia spaziare con grande facilità da tematiche storico-avventuriere, a scenari drammatici post-apocalittici.
L’attenzione del team è stata riposta non solo sull’imponente impianto narrativo, ma anche nella caratterizzazione dei personaggi principali Joel ed Ellie, e anche dei personaggi secondari.
In particolare, il rapporto che lega il nerboruto protagonista e la ragazzina, si sviluppa in modo sorprendentemente realistico.
Si parte da un rapporto schivo e di sfiducia da parte di Joel, e leggermente irrispettoso da parte di Ellie.
Ma la catastrofica serie di eventi ed il numero incredibile di pericolo che i nostri dovranno affrontare, avrà un ruolo fondamentale nella personalità e nella relazione che si svilupperà tra loro.
Fino ad arrivare alla conclusione, dove entrambi saranno consci del fatto che, pur non avendo legami di sangue, potranno fare affidamento l’uno sull’altro/a.
Riuscendo in questo modo, ad instaurare una buona amicizia prima, e successivamente la sensazione di sapere che nell’altro ci sia il catalizzatore della rinascita delle proprie vite.
Per Joel, riuscire a superare la morte della propria figlia e per Ellie di trovare quella figura paterna, quel qualcuno su cui fare affidamento e quel maestro di vita che non è mai riuscita a trovare fino ad ora.
Insomma, The Last Of Us è molto più di un semplice videogioco.
Impara L’arte… Ed Utilizzala!

Solitamente, le avventure post-apocalittiche non brillano per varietà ed originalità delle location.
Spesso lo stereotipo del deserto post-nucleare, ha la meglio su ogni altro.
Fortunatamente, The Last Of Us cerca di distinguersi anche in questo ambito, proponendo scenari che si avvicinano molto più ad un “Io Sono Leggenda”, che ad “Fallout” o “Terminator Salvation”.
Eppure, anche qui gli sviluppatori hanno cercato di dare un’impronta molto personale al titolo, cercando di variare il più possibile gli scenari e le situazioni di gioco.
Il lungo viaggio di Joel ed Ellie, si snoderà tra metropoli fatiscenti, piccole cittadine, edifici a pezzi, boschi e perfino fasi tra bufere di neve.
E se a questo impressionante quantitativo di scenari, ci aggiungiamo una buona complessità dei livelli, ed un gameplay che riesce a spaziare con grande naturalezza tra fasi stealth, action e survival, non possiamo che inchinarci di fronte a cotanta spettacolarità.
Davvero lodevole l’IA dei nemici, che specialmente a difficoltà elevate, rende un inferno qualsiasi percorso o stratagemma escogitato dal giocatore. Anche se, nonostante lo scripting avanzatissimo, talvolta casca in qualche banale singhiozzo.
Ma tutto ciò non sarebbe stato minimamente possibile se il titolo non fosse stato sviluppato grazie ad un performante motore grafico, di proprietà Naughty Dog (lo stesso motore che muoveva la serie Uncharted).
La resa grafica è eccezionale e tutto viene mosso con una naturalezza incredibile. Menzione particolare va fatta alle cutscenes dirette in maniera magistrale, e al motion capture che è in grado di proporre animazioni facciali da togliere il fiato.
Tanta bellezza, era impensabile senza scendere a qualche compromesso… Infatti il motore grafico mostra qualche singhiozzo, come un caricamento in ritardo delle textures e qualche fastidioso bug.
Ma nonostante ciò, il titolo graficamente si difende bene, denotando il fatto che il potenziale massimo delle attuali console, seppur raggiunto, è in grado di offrire una vera e propria gioia per gli occhi.
Aldilà del mero aspetto tecnico, The Last Of Us sorprende per la sua atmosfera, a tratti enigmatica, a tratti drammatica, ma che riesce sempre ad accalappiare la nostra attenzione, anche con il minimo spostamento della telecamera.
Grazie ad un comparto artistico fuori dall’ordinario e ad una colonna sonora magistralmente scritta ed interpretata dal due volte premio Oscar (2006, I Segreti Di Brokeback Mountain e nel 2007 per Babel), l’argentino Gustavo Santaolalla.

 

Verdetto Finale

Si può cavillare sul fatto che sia o meno un titolo perfetto, ma non si può dubitare del fatto che The Last Of Us, sia uno dei migliori titoli di questa generazione.
Di aggettivi ne potremmo utilizzare a bizzeffe: intelligente, coinvolgente, drammatico, innovativo, adrenalinico e chi più ne ha, più ne metta.
Tuttavia, l’appellativo che più ci sentiamo di donargli è: unico.
Vivere l’esperienza di The Last Of Us, significa intraprendere un viaggio che vi entrerà nell’anima con la silenziosità e la repentinità di un proiettile.
Non potrete fare a meno di dedicarvi anima e corpo a Joel, ed alla piccola ed impertinente Ellie, senza che ve ne affezioniate.
D’accordo, non è un titolo perfetto… Ma indubbiamente va riconosciuto a Naughty Dog il merito di averci provato con tutte le sue forze. E per questo va premiato.
Con la speranza, che un titolo di questo calibro non sia realmente l’ultimo tra noi…

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