Max Gazzè, la magia dell’Altrove

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Cammino su passi già scanditi in un sabato pomeriggio romano. Tra i clacson, le luci, le voci, il fumo di sigarette da passeggio, entro nell’ inusuale rassicurante rosso che appartiene a questo luogo incantato che è la Feltrinelli di Via Appia.

L’appuntamento, anzi l’Instore, come si chiama adesso, è con la presentazione al pubblico di ALCHEMAYA, nuovo lavoro di Max Gazzè. Seguirà il firmacopie, per il quale le persone presenti hanno al polso un braccialetto per il priority pass.

Il nuovo lavoro è un doppio cd. Lo libero dal cellophane mentre aspetto che il palco con il pianoforte a coda accolga i passi attesi dell’autore de “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, l’apertura dello stargate per l’altrove.

ALCHEMAYA è un’opera in due atti racchiusa in un cofanetto di un leggero panna perlato sul quale si distende la grafica raffinata del viso acquerellato di Max Gazzè, contornato dai simboli delle forme-pensiero dell’energia sottile e da strumenti musicali, veicoli messaggeri di magia involontaria.

Chi come me è stato adolescente alla fine degli anni 70 sa cos’è un opera rock, ricordi indelebili di Quadrophenia degli Who, di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars di David Bowie o The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesisdove un LP, come si chiamava allora, seguiva il percorso di un tema conduttore dalla prima all’ultima nota che si faceva parola e concetto, un Concept album, appunto.

Ma l’opera di Max Gazzè ha il pregio di restituire alla narrazione i termini sinfonici, la grandezza della tradizione di composizione per orchestra, 80 elementi della Bohemian Synphony Orchestra di Praga, unita alla contemporaneità del sintetizzatore.

>Le 11 tracce del primo cd, il primo atto, incontrano il tema della conoscenza del sè, attraverso le origini del mondo. Una ricerca dalle Tavole Smeraldine (testi ritrovati in Egitto, appartenenti all’era precristiana e tradotti dall’arabo al latino nel XIII secolo), la Bibbia, i manoscritti di Qumran (i rotoli ritrovati nel Mar Morto), studi sul gruppo ebraico degli Esseni, ma anche saggi esoterici come “Il libro perduto del Dio Enki” di Zecharia Sitchin.

Il secondo atto raccoglie grandi successi e tre inediti (La leggenda di Cristalda e Pizzomunno; Se Soltanto, Un brivido a notte), orchestrati in un nuovo viaggio emozionale tra le fragilità e i limiti nella gestione di sè in rapporto agli altri, nei sentimenti e nelle connessioni dei rapporti tra umani.

Mentre esploro l’interno del cofanetto che si apre in due lembi, penso al connubio di due parole come Alchimia e Maya.

La prima indica l’antico sistema filosofico esoterico attraverso il linguaggio di ciò che sarebbero diventate poi discipline come la chimica, la fisica, la medicina, il cui obiettivo era raggiungere la conoscenza, creare la panacea universale, la trasmutazione delle sostanze e dei metalli in qualcosa di superiore. Ma oltre al significato materiale, relativo alla trasformazione fisica, i processi alchemici possiedono un significato interiore, relativo allo sviluppo spirituale: un percorso di ricerca per avviare le energie del cambiamento affinché il piombo, ovvero le emozioni negative, si trasformi in oro, le emozioni positive.

Maya assume il significato di velo. Ovvero, di elemento di separazione tra il se’ e il resto che è fuori da sè, le persone, il mondo, l’universo, filtrandolo come realtà, ma inevitabilmente illusoria.

L’unione delle due parole, quindi, in Alchemaya, significa far cadere questo velo, riportare l’uomo alla conoscenza di sè, vivendo la verità del proprio essere, abbandonando quella ingannevole.

Sobbalzo dalle mie riflessioni per la voce del bambino di 10 anni con i genitori, accanto a me, con un disegno fatto da lui per Max Gazzè. Continuo la mia esplorazione del cofanetto e sul secondo lembo scorgo una frase di Giordano Bruno “Verrà un giorno in cui l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo…l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo”.

Max Gazzè ora è sul palco in un impeccabile abito grigio su un morbido sottile maglioncino nero.

E’ elegante, composto, immensamente intimo ma universale, come soltanto chi ha il dono di creare magia.

“Alchemaya Instore Tour”

16 febbraio Feltrinelli RED piazza della Repubblica Firenze

17 febbraio Feltrinelli via Appia Nuova 427 Roma  

18 febbraio Feltrinelli piazza Martiri Napoli  

19 febbraio Feltrinelli via Templari Lecce   

20 febbraio Feltrinelli via Melo 119 Bari 

22 febbraio Feltrinelli via Ceccardi 16 Genova  

23 febbraio Feltrinelli piazza Piemonte Milano 

24 febbraio Feltrinelli Stazione Porta Nuova Torino 

26 febbraio Feltrinelli via San Francesco Padova

27 febbraio Feltrinelli piazza Ravegnana Bologna   

“Alchemaya Tour”

5 agosto, Terme di Caracalla di Roma

7 agosto, Sferisterio di Macerata

25 agosto, Teatro Antico di Taormina

2 settembre, Arena di Verona

1 Commento

  1. Gazzè, prima di riportare una frase, evidentemente trovata nel Web, potrebbe almeno verificarne la paternità. La citazione riportata sul cofanetto non è di Giordano Bruno, ma è una frase di fantasia tratta da un libro di pochi anni fa.

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