Una avventura da sogno… o da incubo?

Quanti di voi hanno mai sognato di cadere e sprofondare nel vuoto? Avete mai pensato a cosa potrebbe capitare se rimaneste addormentati fino al momento dello schianto col suolo? E’ qualcosa che Vincent Brooks, il protagonista di Catherine, nuovo titolo della Atlus, sa molto bene.

Il nostro “eroe” non è un soldato o un paladino della giustizia, di quelli a cui cinema e videogame ci hanno abituato, ma un uomo normalissimo, con una vita tranquilla, privo di aspirazioni particolari.

La sua esistenza alterna ai momenti con gli amici quelli con la bella fidanzata Katherine.
L’equilibrio di Vincent è tuttavia destinato ad essere completamente rovesciato dall’incontro con la giovane e provocante Catherine.
Vincent si trova così coinvolto in una spirale di tradimento e menzogne, seriamente complicata però dalla notte. Nel sonno Vincent è infatti catapultato in incubi che lo vedono arrampicarsi per immense pareti dove cadere equivale a morire nella vita reale.

Tra incubi e dilemmi amorosi, starà al giocatore guidare il protagonista lungo un tortuoso percorso di maturazione, in cui le scelte prese lo porteranno a giungere ad uno degli 8 finali del titolo.

Una esperienza del tutto nuova

“Catherine” è probabilmente il miglior esempio di gioco che si distingue dalla massa. Questo lo fa a partire dalla trama: l’esperienza di Vincent, se eliminiamo la componente soprannaturale, non è altro che una comune storia di tradimento, una storia che potremmo aver sentito o che potremmo addirittura aver vissuto. Le scelte di Vincent, prese dal giocatore, e gli eventi che si susseguono nel corso della settimana in cui si snoda l’avventura immergono letteralmente lo “spettatore”, con colpi di scena, una sceneggiatura di enorme livello e personaggi caratterizzati egregiamente.

Tutti i comprimari e protagonisti di “Catherine” sono infatti dotati di grande personalità: la sensuale Catherine, l’amorevole ma risoluta Katherine, gli amici di Vincent e Vincent stesso, un personaggio estremamente curato, che si rivela di fatto uno degli “eroi videoludici” più apprezzabili di sempre.

Il gameplay si struttura sostanzialmente in due “blocchi”: il primo è rappresentato ovviamente dagli incubi di Vincent; il sistema di gioco qui è definibile come un puzzle-platform, in cui dovremo muovere dei cubi per aprirci la strada verso la cima, evitando trappole e cadute. Ad aiutarci avremo inoltre oggetti speciali, acquistabili o ottenibili durante la scalata.

Per rendere il tutto più frenetico e complesso, lentamente i cubi sotto i nostri piedi crolleranno, e le cose si complicheranno ancor di più durante le atipiche boss fight. Questi nemici altro non sono che la rappresentazione delle paure di Vincent, e ci daranno la caccia durante alcune scalate. Al termine di ogni sessione raggiungeremo una zona intermedia dove ad attenderci troveremo il “Confessionale”. Qui ci verrà posta una domanda che mirerà ad indagare il carattere del giocatore: fedele o traditore? Desideroso di sposarsi o spirito libero? Queste scelte influenzeranno il karma di Vincent, non secondo il classico stilema del “bene/male”, ma in una maniera che noi stessi dovremo comprendere.

Il secondo “blocco” del gioco è rappresentato dallo Stray Sheep Bar, il luogo di ritrovo di Vincent e dei suoi amici. Qui avremo modo di chiacchierare con i personaggi, trascorrere del tempo col videogioco “Raperonzolo” (una versione arcade degli incubi, con tanto di trama a sé stante), bere qualche drink e, soprattutto, messaggiare con Katherine e Catherine. Il contenuto degli sms inviati influenzeranno ancora una volta il nostro karma, andando a modificare i pensieri di Vincent e, soprattutto, il finale.

In aggiunta alla modalità storia, denominata “Golden Playhouse”, si aggiunge poi la modalità cooperativa Colosseo, sprovvista però di una modalità online, e la “Torre di Babele”, che prevede altre ardue sfide per il nostro alter ego.

“Catherine” si rivela così un titolo tanto originale quanto avvincente, che fa del suo punto di forza la trama appassionante, ma anche un gameplay vario e intrigante, che “rapisce” il giocatore per la considerevole durata di 17-18 ore.

Gusto orientale e musiche affascinanti

I ragazzi di Atlus si sono concentrati a fondo sulla loro creatura, e non contenti di averla dotata di trama e gameplay di spessore, hanno realizzato anche un comparto tecnico e sonoro di enorme livello.

Lo stile grafico riprende quello degli anime, con disegni di pregievole fattura, in grado di dare un tocco di classe al titolo, senza dimenticare l’ottimo impatto che lasciano le espressioni facciali dei personaggi.

A chiudere il tutto vi è una colonna sonora che definire sensazionale non è affatto esagerato: composizioni appropriate, che variano tra motivetti rilassanti, musica classica e tracce più frenetiche.

Il risultato è un comparto grafico/sonoro delizioso e unico nel suo genere, che difficilmente potrà essere dimenticato.

Qualche errore da incubo

Non è un titolo tutto rose e fiori “Catherine”.

I problemi colpiscono in particolare le fasi degli incubi di Vincent. Questi, come detto in precedenza, si presentano come enormi scalate di muri fatti di blocchi.

La telecamera inquadra in maniera frontale questa facciata, ma si rivela problematica quando Vincent deve arrampicarsi dietro ad essa.

A peggiorare le cose vi è l’assurda scelta degli sviluppatori di invertire i comandi quando ci troviamo dall’altro lato del muro di cubi, rendendo l’azione estremamente difficoltosa.

Continuo poi dicendo che la scelta di affidare al tasto X/A sia l’azione di spostamento cubi che quella di mollare la presa durante una arrampicata porta spesso ad involontarie cadute.

A chiudere il tutto vi è una difficoltà talvolta davvero frustrante, che se da un lato dà grande soddisfazione al termine di una sfida, dall’altro a volte porta a situazione ingestibili, quasi estreme.

Sono problemi non semplicissimi da risolvere, ma che avrebbero meritato maggior attenzione.

Una perla in un mare di mediocrità

Nonostante questi difetti, “Catherine” è certamente uno dei migliori titoli di questa generazione, un titolo tanto prezioso e ben confezionato, quanto estremamente rilegato ad un pubblico di nicchia.

I difetti sopracitati vanno necessariamente a penalizzare il voto finale, che sarebbe potuto essere ben più alto.

In ogni caso, chiunque sia disposto a provare un gioco innovativo come questo, avrà modo di seguire una trama appassionante, un percorso di maturazione sia per Vincent che per il giocatore stesso, fino a giungere a uno dei finali. Finali che non possono essere classificati come “buoni” o “cattivi”, perché bene e male non sono contemplati in questo gioco. Ci sono solo le scelte che facciamo, e le conseguenze a cui esse ci portano.

Lo stile unico di questo videogioco, che spazia tra il fascino morboso e l’horror, rappresenta un unicum nel panorama videoludico, un’opera di enorme valore.

PRO:

  • Stile grafico originale
  • Soundtrack ottima
  • Trama ai massimi livelli
  • Gameplay vario e sistema di karma diverso dal comune
  • Buona longevità e 8 finali
CONTRO:
  • Comandi e telecamera risultano a volte d’ostacolo
  • Talvolta frustrante
  • Finisce

GRAFICA: 9.2

SONORO: 9.5

DIVERTIMENTO: 9.3

LONGEVITA’: 9

 

TOTALE: 9.3

3 Commenti

  1. Guarda fondamentalmente è la stessa cosa.
    Io l’ho giocato interamente con lo stick analogico, che è molto simile per entrambe le console.
    Certo è che alcuni ritengono sia più comodo l’utilizzo delle 4 frecce direzionali.
    Se pensi di appartenere a quest’ultimo gruppo allora meglio per PS3, che ha un D-Pad decisamente migliore rispetto a quell’aborto sul pad della 360.

    Rispondi
  2. Mi hai fatto capire un gioco di cui non capivo niente…
    Per curiosità,tu su che piattaforma l’hai giocato:PS3 o 360,per capire con quale pad è più comodo giocare. 😉

    Rispondi
  3. un ottimo gioco molto originale però troppo ” giapponese ” e a me i titoli giapponesi non piacciono molto

    Rispondi

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