Recensione – The Legend of Zelda: Skyward Sword

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Il miglior Zelda di sempre?

Per molti la serie di Zelda è arrivata al capolinea con Twilight Princess, ultimo capitolo per console casalinghe: la struttura overworld-dungeon ha ormai stancato in tanti, anche alcuni fan. La stessa Nintendo si è resa conto che tale formula doveva essere svecchiata e resa più flessibile. Tale cambiamento possiamo dire che è avvenuto, tuttavia non snaturando o andando a modificare l’essenza della saga Nintendo più importante, forse anche più di Super Mario. Dopo 5 anni esatti da Twilight Princess, e ormai a fine ciclo vitale della console per il quale è stato esclusivamente sviluppato, arriva l’attesissimo The legend of Zelda: Skyward Sword.

Il protagonista dell’avventura non è Link, ma il Wii motion-plus. Gli stessi sviluppatori hanno dichiarato che inizialmente erano molto titubanti sul supporto o meno della periferica, ma visto il risultato finale devo dire che una scelta migliore non poteva essere fatta. Senza il motion plus non avremmo avuto il sistema di controllo che offre oggi Skyward Sword, e state pur certi che senza quest’ultimo non avremmo avuto la stessa qualità e la stessa interazione.
Il controllo della spada, quindi, segue praticamente quello del Wiimote. Grazie a ciò è stato possibile inserire tutta una serie di meccaniche, enigmi e combattimenti altrimenti impensabili. Il combat system è il migliore mai apparso nella serie: i nemici tendono a difendersi posizionando le proprie armi in determinate posizioni che costringono il giocatore a colpirli in un certo modo per affondare il colpo, altrimenti parato senza problemi. Due semplici esempi per rendervi chiaro il sistema sono la pianta carnivora e i semplici nemici muniti di spada: la prima può aprire la bocca in due diversi modi e per abbatterla bisogna colpirla seguendo l’apertura della bocca; i secondi, invece, sono leggermente più coriacei e per sconfiggerli bisogna colpirli in modo da non andare a scagliare il fendente contro la loro spada. Così come in questi due semplici casi, ci sono tantissime altre situazioni in cui ci si rende veramente conto di quanto importante sia il Wiimote nell’economia di gioco. Qualche piccola imperfezione il sistema di controllo però, dobbiamo essere sinceri, ce l’ha: quando si tende a spostare troppo il telecomando per la foga durante uno scontro, il controller ha bisogno di una piccola ricalibrazione effettuabile centrando lo schermo e premendo la freccetta in basso della croce digitale. Quest’ultima operazione, inoltre, si rende utile quando si utilizzano armi in cui è necessario utilizzare il puntatore, molto spesso non calibrato bene. Tuttavia questi problemi non vanno a ledere la godibilità dell’esperienza, ma sono più che altro riconducibili a limiti hardware.

L’immersione nel gioco, tanto ricercata da Nintendo, grazie a questo sistema di controllo è totale e seguire le vicende che accompagnano il giocatore lungo la storia in cui si viene trasportati per mano non è mai stato tanto piacevole. Skyward Sword è un prequel e narra ciò che avviene quando ancora il popolo di cui fa parte Link non è sceso sulla terra. Il nostro giovane eroe frequenta la scuola d’armi per diventare un cavaliere e dopo aver superato l’esame di volo, denominato “battesimo del volo”, viene premiato da Zelda, ma durante un giro Zelda viene rapita da un misterioso vortice: sarà compito di Link salvarla. Pur non rappresentando un fattore importante nell’economia di gioco, la storia si rivela piacevole, soprattutto la parte iniziale che funge da tutorial è molto interessante, e non mancano le citazioni al 25° anniversario della serie. Quest’ultimo Nintendo lo ha festeggiato offrendo a tutti gli acquirenti del gioco il CD con il concerto suonato da un’orchestra messa in piedi per l’occasione. Le prime 2 ore di gioco si concludono quindi con la scoperta del nuovo “mezzo” di trasporto che porterà Link in lungo e in largo: il Solcanubi, un particolare e bellissimo uccello. Quest’ultimo è ovviamente contestualizzato all’ambientazione, di cui non abbiamo ancora parlato: la città dove ha inizio l’avventura è Oltrenuvola, una grande isola fluttuante. Volare per il cielo con il nostro fido Solcanubi e andare tra un’isoletta e l’altra è piacevolissimo, grazie anche al sistema di controllo, che funziona in maniera molto simile a quanto visto nel minigioco dell’aeroplano di Wii Sport Resort: l’intero Wiimote rappresenta l’uccello e muovendolo, senza l’ausilio di tasti, tranne quello per l’attacco, è possibile direzionarlo ottimamente. Purtroppo non sono presenti altre città per il cielo, ma solo alcune isolette sparse qua e là, legate principalmente a subquest.
In passato si è criticato l’overworld di Zelda perchè troppo vuoto e senza cose da fare; la scelta di non riempire di isole il mondo aereo ha reso meno dispersiva anche l’esplorazione delle città. La sola Oltrenuvola offre un ottimo compromesso tra esplorazione e subquest presenti, e a nostro avviso ha molto più senso tale scelta che quelle fatte in passato soprattutto con Twilight Princess, che soffriva molto sotto il profilo delle missioni secondarie, troppo poche per la grande area in cui si evolvevano, qui invece molto meglio implementate all’interno del mondo di gioco.

Ovviamente il tutto non finisce alle sole isolette fluttuanti: il gioco vero e proprio ha inizio quando si scende sulla terra, zona sconosciuta agli abitanti di Oltrenuvola. Le tre diverse aree presenti sulla terra, che offrono un misto di ambientazioni in pieno stile Zelda ad altre un po’ meno convenzionali, sono un capolavoro di level-design e direzione artistica. Ciò che rende diverso Skyward Sword dai passati capitoli sono le aree pre-dungeon che vanno oltre tutto quel che abbiamo visto sino ad oggi: queste zone sono una sorta di dungeon votato principalmente a missioni esplorative, dove bisogna cercare determinati oggetti o personaggi. In questo genere di quest entra in gioco il rilevatore, una speciale caratteristica della spada che funziona in maniera molto simile a un cerca tesori, avvisando della vicinanza all’obiettivo. In generale c’è un migliore bilanciamento del gameplay in queste fasi, che ricordiamo essere molto differenti rispetto al passato, rappresentando di fatto un antipasto prima del piatto forte, il dungeon. Questi non si discostano di molto rispetto al passato per quel che concerne la struttura, anche se dobbiamo dire che il level design delle mappe si sviluppa principalmente su uno e in alcuni casi, principalmente nel finale, 2-3 piani. Gli enigmi ambientali che hanno reso famosa la serie sono come sempre molto ingegnosi, anche se non si raggiungono picchi di difficoltà molto elevati. Nel caso in cui non foste in grado di risolvere un enigma, o semplicemente non sapeste dove dirigervi, sarà di grande aiuto la pietra Sheika, con un sistema di aiuti del tutto simile a quello visto in Ocarina of Time per 3DS.

Rispetto ai passati capitoli in tre dimensioni, Skyward Sword offre un backtracking abbastanza consistente, ma non insistente, fortunatamente. Se avete paura di incorrere in situazioni simili a quelle viste in Phantom Hourglass con il tempio di re Mar, non temete: non passerete più di due volte nelle stesse aree, dungeon inclusi, per svolgere una quest principale; per le secondarie ovviamente sarà necessario. Inoltre durante il backtracking si dovranno affrontare particolari situazioni in cui le ambientazioni sono molto diverse rispetto alla prima passata, grazie alle nuove abilità infatti è possibile accedere a zone prima irraggiungibili. Insomma, tutto è studiato per non rendere ripetitivo il ritorno nelle aree già esplorate e prende parecchie cose da titoli come Metroid, anche se non è possibile fare un confronto diretto perchè le aree di Zelda sono tutte divise tra loro, invece Metroid è caratterizzato da una sola grande mappa.
All’interno del gameplay è stata aggiunta anche un’interessante novità: il potenziamento delle armi. Raccogliendo determinati oggetti e materiali, e spendendo qualche rupia, è possibile potenziare gli oggetti in proprio possesso. Per esempio, lo scudo può essere reso più resistente o la fionda più potente e con una gittata maggiore. Il tutto ovviamente non raggiunge la complessità di altri GDR oppure di un Monster Hunter qualsiasi, che su questo campo è imbattibile, però rappresenta una piacevole aggiunta che va a ispessire un gameplay di per sè già perfetto. Infine, è stato rivisto anche il sistema di salvataggio: prima si poteva salvare tramite il menù di pausa e quando si riprendeva una nuova partita si ripartiva dal checkpoint più vicino; adesso, invece, ci sono delle stazioni di salvataggio rappresentate da dei totem ed è possibile salvare sono in questi punti. Non temete: sono molto frequenti per le mappe e sono posizionati ottimamente, anche all’interno di dungeon, cosa che in passato rendeva l’interrompere una partita cosa abbastanza tragica quando si era nel bel mezzo di un labirinto, tra leve e massi facenti parti di un intricato puzzle.

 

L’atmosfera che si respira durante le fasi di gioco è difficilmente descrivibile. Tutto il mondo che circonda Link è coerente, ogni elemento ha una sua ragione d’esistere e nulla è inutile. La cura nel dettaglio è impressionante e da sempre marchio di fabbrica Nintendo. Nonostante le risicate capacità tecniche della console, Skyward Sword è una gioia per gli occhi. Lo stile grafico adottato è a metà tra il cupo Twilight Princess e il cartoonesco Wind Waker: una via di mezzo ideale che si sposa benissimo con i toni del gioco. Il motore grafico utilizza la tecnica del cell shading, unica a rendere giustizia all’hardware datato del Wii. Artisticamente siamo su livelli eccezionali, con ambientazioni curate e personaggi caratterizzati in maniera ottima: vi affezionerete ad ogni abitante di Oltrenuvola, alcuni li amerete, altri vi saranno meno simpatici, ma vi trasmetteranno in ogni caso delle emozioni. Emozioni, appunto; sono quelle che un videogioco normale non sempre riesce a trasmettere, quelle che dividono il titolo divertente e bello graficamente da quello che ti fa correre un brivido lungo la schiena, che ti carica e ti scuote senza aver bisogno di una trama articolata e complessa, ma solo tramite il gameplay e le idee geniali che lo forgiano.

Ad aiutare in questo c’è la musica. La musica, tra le arti più apprezzate dal grande pubblico, è quella che riesce a sorprendere e incantare, quella che nell’economia di gioco ti sembra l’elemento meno influente, ma che in realtà si rivela fondamentale nell’esperienza, nel farti provare determinate emozioni. In Zelda la musica ha sempre rivestito un ruolo fondamentale, con colonne sonore fantastiche che si vanno a incastonare in specifiche ambientazioni in maniera naturale e suggestiva. La cosa incredibile è che anche a livello di gameplay la musica ricopre un ruolo di assoluto rilievo, infatti gli strumenti musicali suonati da Link sono ormai divenuti un classico. In Skyward Sword lo strumento che riveste il ruolo di protagonista è la Lira; purtroppo, però, bisogna dire che il suo controllo non è dei migliori e si limita a un muovere a tempo a destra e sinistra il Wiimote. Le occasioni in cui viene utilizzata non sono molte, anzi, ma questo a nostro avviso non è assolutamente un difetto. Se vi aspettate un utilizzo intensivo dello strumento come in Ocarina of Time ne rimarrete delusi.
Ricordate Midna in Twilight Princess? Bene, dimenticatela. Adesso ad accompagnare Link c’è Faih, molto meno emotiva della principessa del crepuscolo: sembra quasi un computer quando dà informazioni o comunica al minuto il tempo di gioco. Era sicuramente difficile superare il compagno di viaggio più carismatico della serie, ma in questo caso siamo scesi leggermente troppo. Ghiraim, il cattivone del plot, è il classico malvagio, senza infamia e senza lode. Quella che però è davvero splendida in Skyward Sword è Zelda: molto particolare, in quest’occasione non riveste il ruolo di principessa, ma di semplice amica di Link, ed è proprio questa semplicità a renderla speciale.

The legend of Zelda: Skyward Sword è una di quelle esperienze che ti emozionano. Questo non è solo un videogioco, è un qualcosa che va oltre, che ti diverte, ti sorprende, ti scuote con i suoi enigmi, ti ammalia con la sua colonna sonora, ti fa affezionare ai personaggi principali e non, ti prende per mano e ti porta alla fine. Arrivato all’epilogo senti che qualcosa se ne è andato e non ritornerà più, perchè affrontare per la prima volta un’avventura di Link è sempre un’esperienza straordinaria, assolutamente non ripetibile.

Immergetevi nel mondo fiabesco di Skyward Sword, godetevi, giorno dopo giorno, lentamente, un’esperienza che una volta finita non ritornerà indietro. State attenti ad ogni particolare, girate per Oltrenuvola finche non la conoscerete a memoria, parlate con i suoi abitanti, affezionatevi a loro, lasciatevi trasportare. Immergetevi nel fantastico mondo di Zelda Skyward Sword, lasciate perdere le comparazioni con i capitoli passati, sappiate solo che vi ritrovate tra le mani un capolavoro, di quelli difficilmente superabili e che lasceranno dentro di voi qualcosa che non saprete descrivere. Siate emotivi, solo così potrete goderne pienamente e sentirvi appagati.
Tuffatevi tra le nuvole, salite in groppa al vostro solcanubi e non pensate ad altro: volate, volate alto.

The Wild Sheep


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