The Last of Us – Anteprima

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“L’ultimo canto del cigno”

Molto spesso l’ambientazione post-apocalittica è stata usata come sfondo a diverse opere videoludiche, sia nell’ambito cinematografico sia nel mondo dei videogiochi; è altrettanto vero però che non sempre il risultato si è dimostrato all’altezza delle aspettative. Opere cinematografiche del calibro di “Io sono Leggenda” o “I figli degli Uomini“, accompagnate a videogiochi come Rage, il recente Metro: Last Light  o il meno considerato (seppur ottimo) I am Alive sono la dimostrazione di come questo particolare genere narrativo può essere esaltato ai massimi livelli, garantendo allo spettatore o al videogiocatore un’esperienza coinvolgente ed appassionante. D’altro canto non sempre è così, testimoni film di scarsa riuscita come “Doomsday” o “E venne il giorno” se si parla di film, oppure The Walking Dead: Survival Instinct o il bizzarro Tokyo Jungle se si vuole parlare invece di videogiochi. Ebbene, abbiamo “toccato” con mano il nuovissimo titolo di Naughty Dog in uscita il prossimo 14 giugno e non abbiamo dubbi in merito: raramente la parola capolavoro è stata meglio utilizzata. Stiamo ovviamente parlando di The Last of Us.

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Gli ultimi di noi

Frutto di tre anni e mezzo di sviluppo da parte di Naughty Dog, The Last of Us si propone come uno dei titoli visivamente e tecnicamente meglio riusciti in questa generazione di console. Se dalla software house californiana siamo stati testimoni del passaggio di stile dal brand di Crash Bandicoot a Jak & Daxter nella trasposizione da PS1 a PS2 per passare poi al cambio di genere con la saga di Uncharted su PS3, qui vediamo l’ago della bussola cambiare nuovamente direzione, lanciandoci di prepotenza in un mondo brutale, devastato da un propagarsi di spore fungine che hanno decimato la popolazione umana, costringendo i sopravvissuti nelle zone di quarantena allestite dal governo ormai decaduto.

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Sarà possibile prendere di sorpresa i nemici ignari ed utilizzarli come scudi umani anche in caso non avessimo più colpi. Occhio solo a non svelare il bluff…

Qui ha inizio la storia di Joel, mercenario dalla dubbia umanità reso insensibile al prossimo dopo la perdita di tutto ciò che amava, e di Ellie, ragazzina adolescente, che non conosce altro che il mondo all’interno della zona di quarantena. Senza cadere in spoiler, per un motivo o per l’altro i due si troveranno imbarcati in un viaggio rocambolesco lungo gli Stati Uniti, dove lo scopo finale di Joel sarà quello di consegnare la piccola Ellie nelle mani di una fantomatica organizzazione semi-governativa. Inutile dire che niente andrà come previsto, e i mille contrattempi costringeranno la coppia a una relazione di collaborazione forzata, intenti a sopravvivere in un mondo dove non sono solo gli infetti a volere i due morti, ma anche gli stessi umani sopravvissuti pronti a tutto pur di segnare un’altra tacca sul calendario.

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La demo provata presentava una Pittsburgh abbandonata a sè stessa. L’effetto è a dir poco spettacolare!

Qualcuno ha detto “Distruttivo”?

The Last of Us ci catapulta in un’ambientazione post-apocalittica ottimamente realizzata, dove la natura ha ristabilito il proprio dominio su ciò che un tempo era di proprietà dell’uomo. Città abbandonate, rifugi di fortuna e oceani di automobili abbandonate sulle statali in disuso rendono l’atmosfera in maniera eccelsa, dando al giocatore un senso di smarrimento e tristezza senza pari, complice anche un motore grafico rinnovato che propone effetti di luce e ombra da fotorealismo e texture realizzate con cura maniacale. Il sonoro è uno dei punti cardine del gioco, specialmente dal momento che andrà a incidere pesantemente sul gameplay: capiterà infatti al giocatore di rendersi conto della presenza di un nemico prima sentendolo qualora faccia rumore, e solo in un secondo momento vedendolo effettivamente. Potremo avvicinarci a un edificio apparentemente abbandonato, per poi accorgerci del contrario solo sentendo una conversazione da una finestra rotta o, peggio ancora, il terribile ticchettio dei clicker, i temibili infetti resi ormai più animali che uomini dal fungo parassita che ha causato la decimazione della popolazione umana. Insomma, audio e video mescolati assieme creano una miscela di coinvolgimento puro, che prenderanno il giocatore di peso e lo travolgeranno in quello che probabilmente è The Last of Us: IL survival game dall’ambientazione post-apocalittica. Giungiamo quindi a quello che è il punto focale del titolo di Naughty Dog: il gameplay.

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Cogliere di soppiatto gli infetti non sarà semplicissimo. Sono ciechi, ma sentono perfettamente.

Uncharted ci aveva abituato a ritmi frenetici, dove a scene di azione cinematografica si aprivano un pertugio sezioni esplorative accompagnate qui e là dalla risoluzione di qualche enigma. Prendete tutto questo e buttatelo via. The Last of Us promette ritmi decisamente più lenti, ma non per questo meno coinvolgenti. Essenziale si è rivelata essere l’esplorazione degli ambienti, che ci costringerà spesso e volentieri ad entrare in quella casetta abbandonata in cui non vorremmo mai trovarci per paura di andare incontro ai peggio orrori, solo per raccimolare qualche oggetto che potrà esserci utile nella nostra lotta alla sopravvivenza, o anche solo qualche pezzo di carta che ci racconterà la storia di chi ha lasciato quel luogo prima di noi, rendendo il tutto ancora più coinvolgente. Complice di questo stile di gioco è il sistema di crafting, che ci permetterà non solo di gestire le nostre risorse per la creazione di medikit, ma anche per il potenziamento del nostro armamentario o nella combinazione degli oggetti a uso offensivo o difensivo. Potremo infatti combinare dell’alcool con delle bende per creare una bomba molotov da usare contro i nemici, ma con gli stessi oggetti possiamo creare un medikit indispensabile per curare le ferite subite. The Last of Us ci mette di fronte a una sfida continua, senza permetterci mai un attimo di tregua. L’inventario infatti è in tempo reale, senza mettere in pausa il gioco, costringendo il giocatore a preparare la propria scorta di oggetti preventivamente, in un mondo dove le munizioni si contano sulle dita di una mano, e dove i bersagli non sempre sono fatti di sola carne. Gli infetti, difatti, pur essendo ciechi (ma fidatevi, ci sentono benissimo) sono nettamente più resistenti dei normali umani, e un colpo in testa contro quelli più coriacei spesso non sarà nemmeno sufficiente per abbatterli, portandoci ad adottare strategie meno convenzionali e perchè no, direttamente la fuga. Se si aggiunge il fatto che i cosiddetti clicker, così chiamati per il ticchettio da loro emesso, saranno capaci di uccidere il povero Joel con un singolo colpo beh, direi che possiamo prendere la massima difficoltà degli ultimi titoli usciti e dimenticarcela.

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Se quest’immagine vi dà un senso di desolazione, aspettate di vedere il tutto in movimento!

L’arte (di sopravvivere)

Durante la nostra prova diretta, abbiamo avuto modo di scambiare due parole faccia a faccia con Arne Mayer, Community Strategist di Naughty Dog. Chi ha giocato Uncharted 2 ricorderà sicuramente le varie sezioni con Tenzin, il compagno tibetano del nostro Drake, e di come fosse interessante osservare i due tentare di comunicare in due lingue completamente diverse, talvolta riuscendo a capirsi e spesso salvandosi la pelle l’un l’altro. Questa non è altro che la fonte di ispirazione che sta dietro al rapporto tra Joel ed Ellie, entrambi umani, entrambi sopravvissuti, eppure appartenenti a due mondi molto distanti tra loro. Lui un contrabbandiere per il mercato nero, pronto a sporcarsi le mani con i lavori meno umani che si possano immaginare, reduce dalla perdita di famiglia e amici a causa del fungo parassita.

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Il rapporto tra Joel ed Ellie si prospetta essere decisamente profondo, complice l’ottimo doppiaggio in italiano, che caratterizza i due in maniera a dir poco impeccabile

Lei una ragazzina adolescente, nata e cresciuta in una zona di quarantena, che non conosce altro che quel piccolo mondo, ma che in un modo o nell’altro tenta di convincere Joel dell’esistenza di un mondo che vale la pena di essere vissuto. Questo è lo sfondo alla storia raccontata in The Last of Us, una storia scritta dai protagonisti che ne fanno parte, entrambi dotati di un carisma e di una personalità eccezionali, incentivati anche dall’ottimo doppiaggio in italiano. La colonna sonora realizzata dal premio Oscar Gustavo Santaolalla (I segreti di Brokeback Mountain, Babel)  è qualcosa di perfetto, e alterna toni leggeri di chitarra classica a note decisamente più dinamiche, che sottolineano ogni sfacettatura che il titolo è in grado di offrire, dal senso di totale smarrimento offerto dalle lande desolate, alla tensione totale data dall’agguato di un gruppo di infetti pronti a banchettare con i resti dei due protagonisti. Ogni aspetto del titolo è come un tassello di un puzzle che va a incastrarsi perfettamente creando un connubio impeccabile tra arte e videogioco. Meyer non ha voluto sbilanciarsi più di tanto durante la nostra intervista che potrete vedere prossimamente “su questi schermi”, ma possiamo dirvi che si è parlato di una modalità multigiocatore, anche se non ci è stato detto di più.

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Lande desolate, autostrade in rovina e animali che scorrazzano liberamente per le città distrutte. Sublime

In sintesi, The Last of Us sembra avere tutte le carte in regola per siglare la parola “fine” in grandissimo stile a questa epoca di Sony, lasciando spazio a un ipotetico futuro per la saga sulla nuova generazione. Tutto dipenderà dalla reazione del pubblico nei confronti del titolo secondo Meyer, ma noi siamo molto fiduciosi basandoci solo su quello che abbiamo avuto modo di vedere e di provare. Sicuramente The Last of Us promette una storia appassionante, ricca di colpi di scena e con un gameplay capace di accogliere a braccia aperte e di soddisfare qualsiasi amante del genere survival post-apocalittico e non solo. Attendiamo con ansia dunque il 14 giugno per la fine del mondo.

The Last of Us – Media Gallery


The Last of Us – Story Trailer


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