L’ultima luce alla fine del tunnel

Metro

Un tunnel della metropolitana buio, un fuoco da campo sui binari ormai abbandonati da tempo e un gruppo di uomini intento a scambiarsi racconti. All’improvviso si sente un urlo in lontananza e gli uomini balzano in piedi, imbracciando le armi. Spaventati si guardano attorno, ma non fanno in tempo a capire cosa sta succedendo che ecco comparire dal nulla diverse creature mostruose desiderose di affondare le zanne nell’unico del gruppo che sembra reagire. In poche raffiche abbatte le creature e rimasto senza colpi affonda la lama del suo coltello nel cranio dell’ultimo mostro, che si tramuta come per magia in uno dei suoi compagni di poco prima. L’uomo si inginocchia, le mani lorde del sangue dei suoi amici. Dal nulla compare un tetro mutante umanoide dalla pelle nera, che pone una mano sul capo del nostro povero soldato. A quel punto, Artyom si sveglia di soprassalto.

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Davvero eccezionali gli effetti di luce!

A METROpolitan horror story

Questa è la premessa a Metro: Last Light, il nuovo atteso titolo sviluppato da 4A Games e distribuito da Koch Media, che ci vede tornare nei panni di Artyom laddove l’avevamo lasciato al termine di Metro 2033.
Sebbene a detta degli sviluppatori non è necessario aver giocato il primo capitolo, i rimandi a quest’ultimo sono più che evidenti e una conoscenza di Metro 2033, anche per chi come me è familiare solo all’opera letteraria di Dimitry Glukhovsky, è preferibile per cogliere tutte le sfacettature dell’universo di Metro, che va ben oltre al mero sparatutto a livelli. Metro infatti offre una trama eccezionale, che ci fa riflettere su come l’uomo compia sempre gli stessi sbagli in continuazione, andando a cadere nella solita spirale autodistruttiva. Lo stesso Glukhovsky ci mette in guardia su questo punto: non bisogna considerare Metro: Last Light come un semplice sparatutto, ma più come una storia intrigante ed oscura raccontata con le meccaniche di uno shooter in soggettiva e credetemi: ha pienamente ragione

La superfice terrestre nell'universo di Metro è satura di radiazioni. Per muoverci sarà obbligatorio l'uso di una maschera antigas

La superfice terrestre nell’universo di Metro è satura di radiazioni letali, per questo per muoverci all’esterno sarà indispensabile l’uso di una maschera antigas, il cui utilizzo residuo è segnalato sull’orologio che vediamo nell’immagine qui sopra.

La nostra partecipazione all’evento di presentazione a Metro: Last Light ci ha permesso di provare con mano il titolo su un pc di fascia alta, anche se gli sviluppatori assicurano una visione di gioco ottimale anche su una macchina dalle prestazioni ridotte. La versione pc offre scorci visivi impressionanti, con effetti di luce ottimamente realizzati ed effetti particellari realistici. Il comparto sonoro si è rivelato essere uno dei punti di forza del gioco, dove anche la più piccola goccia caduta da una conduttura malridotta rimbomberà per tutta la metro, facendoci saltare dalla sedia come molle. Piccola nota di disappunto va invece al doppiaggio italiano, che a parer mio si è rivelato essere un po’ sottotono e non molto coinvolgente dal punto di vista recitativo, ma tuttavia passabile e sopra la media. La versione Xbox 360 si è rivelata un’ottima alternativa a chi non può permettersi un pc da urlo, sebbene per ovvie ragioni non raggiunga qualitativamente la versione per personal computer, mentre la versione presente su Ps3 si è rivelata la peggio realizzata, con texture sottotono e un aliasing spaventoso.
Non vogliamo scendere negli spoiler, ma posso assicurarvi che la nostra prova ha permesso di analizzare il gameplay abbastanza approfonditamente, mettendoci di fronte a sezioni di puro shooting, dove la difficoltà fa un balzo verso l’alto, mettendoci davanti nemici implacabili e intelligenti, che si adatteranno alla situazione con strategie verosimili ed approcci che ci metteranno spesso con le spalle al muro, costringendoci ad improvvisare o a ricorrere alla ritirata verso il riparo più vicino per permetterci di adottare una nuova strategia. Inutile dire quindi che la gestione delle munizioni (che come in Metro 2033 non funzionano solo come dispensatori di cadaveri, ma anche come moneta corrente nell’universo del gioco) e dei medikit sarà di vitale importanza, e spesso dovremo preponderare per un approccio stealth in modo da conservare munizioni ed evitare di allertare i nemici sempre in agguato.

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Le stazioni della metropolitana nell’universo di Metro sono organizzate come vere e proprie città-stato, ognuna con un sistema di leggi proprio e una gerarchia ben definita.

A tu per tu con lo scrittore

Al termine dell’evento, abbiamo avuto modo di scambiare due parole con Dimitry Glukhovsky, autore della serie Metro, in merito al gioco e alla sua opinione sullo stesso. Nella nostra mini-intervista Glukhovsky ci ha illustrato le sue opinioni: secondo lui Metro è ben più che una storia horror-drama, è un universo in espansione sia dal punto di vista letterario sia dal punto di vista videoludico, con vari rimandi alla società odierna in Russia. Ne è un esempio la minoranza neo-nazista, che all’interno del gioco prende posizioni politico-sociali stabilendo un nuovo Reich nella metropolitana di Mosca. Secondo Glukhovsky Metro va ben oltre il semplice sparatutto, è un gioco che racconta una storia, la storia di Artyom, nella sua ricerca verso la redenzione personale e verso il futuro dell’umanità in un mondo devastato, dove la metropolitana è l’ultimo rifugio. Non possiamo che essere d’accordo. Una cosa è certa: non prenderemo più la metropolitana guardandola con gli stessi occhi. E voi?

Metro Last Light – Media Gallery


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