Recensione Monster Hunter 3 Ultimate – Quello che le Wyvern non dicono

Galeotto è quel videogioco che ti tiene imbrigliato in una struttura ipnotica e che ti lascia respirare solo quel poco per consentirti di tirare avanti. Monster Hunter 3 Ultimate ti tiene stretto nelle sue spire, ti affascina, ti promette e poi, appena sei a tiro, scatta come una molla, ti abbraccia e non ti lascia più. Merito di un gameplay perfezionato fino quasi all’eccesso, di una struttura appagante e di quel mix speciale che rende il gioco molto difficile e molto soddisfacente, Monster Hunter è in grado di esercitare sul sottoscritto una magia nera che qualche anno fa mi ha costretto a passare centinaia di ore sulla versione WII. Gioia e paura, quando appresi che sarebbe uscita un’edizione ampliata del terzo capitolo: lo spettro di altre centinaia di ore immolate a Rathalos e spadoni andava a profilarsi come un evento certo. Nel momento in cui vi scrivo ne ho accumulate 500 e di cose da fare ce ne sono almeno per il triplo del tempo. È una sfida, come vi dicevo prima: è un boa, e spezzare la sua presa è davvero difficile.

Ma cos’è Monster Hunter? Partiamo da questo assunto impossibile nel quale prevediamo che qualcuno tra gli appassionati di videogames non lo abbia mai provato. Monster Hunter è quasi l’opposto dei videogiochi che vanno tanto oggi: quelli che ti richiedono di premere il tastino giusto al momento giusto, quelli eccessivamente accomodanti con il giocatore imbranato, quelli che spesso dietro al tanto fumo nascondono il vuoto. Quelli che immolano la giocabilità per un’apparenza effimera. Si potrebbe tirare fuori un discorso generazionale che esula dai videogiochi, ma oggi mi limito a Monster Hunter. Quindi, come potete capire, parliamo di puro gameplay, concentrato e lavorato in modo sopraffino per presentare un prodotto che offra quantità e qualità.
La storia è risibile, liquidata in qualche schermata di dialogo facilmente sacrificabile ed è poco più che un pretesto: c’è un mostro che minaccia la città e il giocatore è l’unico che ha abbastanza palle da imbracciare l’arma e ribellarsi. Al poveraccio vengono fornite una serie di risorse iniziali, e lo stesso viene portato per mano a esplorare le funzionalità base del gioco, impegnandolo in un tutorial che in realtà servirà a un bel nulla. Solo l’esperienza sul campo sarà in grado di forgiare un vero cacciatore. Il capo del villaggio, con quella mania della raccolta dei funghi, è solo un fastidioso ostacolo tra il guerriero e la preda. Monster Hunter vive altrove, e ce se ne accorge non appena si ottiene l’accesso alle missioni di grado superiore a quelle da prima elementare. In quel momento si ottiene piena comprensione delle gioie e dei dolori che il gioco è in grado di regalare.

È effettivamente un legame magico che tiene insieme tutto il titolo. !
Monster Hunter ha questa caratteristica meravigliosa (e spaventosa) di essere un titolo che non finisce mai. Letteralmente. Quando pensi di esserti sbarazzato delle missioni di alto grado, spuntano fuori mostri sempre più forti, equipaggiamenti che umiliano la spada che hai costruito con tanta fatica, nuovi posti da esplorare e risorse, frammenti, possibilità che prima ci erano precluse. È difficile mollare il colpo col gioco anche perché è difficile, data la vastità del panorama che si presenta agli occhi del giocatore, rendersi conto che effettivamente si è vista solo la punta dell’iceberg. Scavare a fondo in un gioco del genere è quasi impossibile; risolvere l’enigma che lega ogni strumento offerto alle mani del cacciatore è un’impresa. Ci sono così tanti particolari da scoprire che sono convinto di non averne testati nemmeno la metà. Anche perché ben presto si entra in un circolo di preparativi pre-missione talmente rigidi da sembrare un mantra. L’esperienza trasforma tutto in un rituale consumato. Ci si sente imbattibili, ahimè.

E qui, esattamente in questo punto, c’è quello che rende speciale Monster Hunter: la sua abilità affabulatoria di prometterti grande soddisfazione nascosta dietro a sforzi ciclopici. Sconfiggere un drago grande come un palazzo ti riempie d’orgoglio, ma mai come sfoggiare la spada che ti è costata l’uccisione spietata di tre esemplari di quello stesso drago. Sfuggire all’attacco in carica di una Wyvern e poi colpirla di rimando fracassandole la coda, il tutto grazie all’abilità del giocatore e non a una statistica particolarmente alta o a un tiro di dado fortunato. È una sensazione che inevitabilmente riporta a quando ai videogiochi vincevano i più bravi. È una gratificazione che giunge in risposta a un grande impegno: è rara, complessa ma è pura.

Nello specifico quali sono le caratteristiche di questo capitolo uscito su Nintendo 3DS e WiiU? Monster Hunter 3 Ultimate si presenta come una versione ampliata dell’episodio uscito su WIi. Una marea di mostri nuovi, la possibilità di combattere sott’acqua e, come di consueto, centinaia di nuovi equipaggiamenti (e quindi migliaia di risorse da collezionare). A questo si aggiunge un contorno sempre più vasto, che permette di sviluppare le varie sezioni del villaggio per permettere ai cittadini di aiutare il cacciatore. Come dicevo nel paragrafo precedente: tante cose, così tante che se si decide di vederle tutte si rischia di non partire mai all’avventura.

Non sorprende che esteticamente il gioco sia gradevole da ammirare sul grande schermo con texture in alta definizione che si discostano da quelle di Monster Hunter Tri per Wii. GamePad alla mano, i controlli restano invariati, persino quelli presenti sullo schermo tattile. Identici, se giocate con la configurazione Standard: i due pulsanti per i segnali, per la lista delle combinazioni di oggetti, per l’inventario, per l’attacco speciale dell’arma, per il lock-on dei mostri grossi, sono tutti lì. Esiste però un’altra configurazione che vi schiaffa tutte le informazioni dell’hud quali mappa, energia, stamina e compagnia sul display del GamePad lasciandovi lo schermo del televisore privo di interfaccia: piacevole le prime volte, un po’ meno quando ci si ritrova in mezzo all’azione e un’occhiata di troppo al display sbagliato potrebbe costarvi caro e mandare l’intera caccia alle ortiche.

L’ ’elemento principe è però il multiplayer, con un massimo di quattro giocatori che uniscono le loro abilità per abbattere bestioni mastodontici altrimenti imbattibili. Questa modalità permette infatti di giocare in locale insieme ad altri utenti 3DS collegati in WiFi alla stessa rete oppure accedendo online ad una qualsiasi istanza del Porto di Tanzia. Trovare amici o perfetti sconosciuto per allegre scampagnate risulta immediato, oltre ad essere impreziosito su Wii U in virtù delle possibilità offerte dalla comunità social del Miiverse. La solidità dell’infrastruttura di rete che non presenta lag di alcuna sorta o errori di connessione e, come sempre, il GamePad viene in soccorso con la possibilità di scrivere messaggi testuali o attivare e disattivare al volo la chat vocale (che sfrutta il microfono integrato del controller).

Chi possiede entrambi i sistemi (3ds e wiiU) ed è disposto ad azzerare completamente la propria vita sociale può sincronizzare i propri salvataggi tra le due console mediante un’apposita funzione di trasferimento dati in modo da non avere altro gioco all’infuori di Monster Hunter 3 Ultimate, amen.

Monster Hunter 3 Ultimate è indubbiamente più che un “semplice” gioco nipponico hardcore, ma un autentico ecosistema pulsante di vita propria, pieno di luoghi suggestivi da esplorare, leggi da imparare e mostri da cacciare e catturare per i quali le ore a disposizione non sembrano bastare mai.

Chiudo lo sproloquio d’amore mettendo in chiaro una cosa: Monster Hunter è un gioco in grado di regalare soddisfazioni immense al fruitore che è disposto a metterci il sangue. È un titolo giusto, ma non da affrontare alla leggera. È un videogioco vero, forse uno dei pochi rimasti, raro come una Rathian rosata e altrettanto infido. Un titolo incredibilmente fuori dal tempo e, speriamo, non fuori tempo massimo.
Se cercate una sfida e avete sempre sognato una spada costruita con la spina dorsale della vostra Moby Dick personale, saltate a bordo e dategli fiducia. Se giocate per rilassarvi e premere un tasto quando il gioco ve lo ricorda, là fuori è pieno di esempi di pigrizia videoludica. Saltate da aerei in corsa, arrampicatevi su montagne altissime e lasciate che il gioco vi illuda di farlo mentre lo fa per voi. Quello che Monster Hunter fa per voi è darvi l’occasione di provarci e riprovarci, e poi ancora, fino ad arrivare a centinaia di ore e non vedere l’ora di reincontrare online la crew per tornare a martellare quel drago che proprio non vuole venire giù. Salvatevi.

The Wild Sheep


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