Recensione – Persona 4 Arena

Finalmente, a quasi un anno di distanza dall’uscita sulle console americane e giapponesi, arriva anche in Italia Persona 4: The Ultimate in Mayonaka Arena, frutto della collaborazione tra Atlus e Arc System Works. Se il titolo e, di conseguenza, la presenza dei ragazzi della Atlus tra gli sviluppatori ci lasciano intendere che abbiamo per le mani un altro esemplare appartenente al franchise Shin Megami Tensei: Persona; la collaborazione con il team di sviluppatori Arc System Works ci avverte che per questa volta si abbandona il genere dei JGDR per gettarsi nell’arena (pun intended) dei beat’em up a incontri.

Gli eventi narrati nel gioco si svolgono circa due mesi dopo la fine della storia raccontata in Persona 4 ed a poco più di due anni di distanza dalle vicende narrate in Persona 3 FES.

Vi domanderete perché chiamo in campo il titolo uscito per Playstation2 e (per metà) su PSP e la risposta è la seguente: Persona 4 Arena fa da ponte tra le due storie e si propone come sequel ufficiale di entrambi i titoli SMT. Per chi ha alzato la mano, vi dico subito che NO, non stiamo parlando di un progetto nato sulla falsa riga del Dissidia di Square-Enix, che ci ha riproposto i personaggi più amati della serie Final Fantasy impegnati a combattersi in una sorta di universo parallelo, ma vi sto parlando di un vero e proprio JGDR che all’improvviso si trasforma in un ottimo, quanto spettacolare beat’em up.

SUPERSPOILER

Lo dico subito a scanso di ogni eventuale equivoco: l’esperimento, se di esperimento vogliamo parlare, questa volta è riuscito alla grande.

Il gioco, infatti, riporterà i giocatori all’interno del mondo del Midnight Channel e farà loro esplorare un nuovo dungeon. Essendo il mondo del Midnight Channel il prodotto della mente di chi rimane intrappolato all’interno della TV, come avevo illustrato un paio di articoli fa, il dungeon che il nostro redivivo Investigation Team dovrà esplorare, ha assunto la forma di un torneo in cui solo il vincitore avrà la possibilità di accedere all’incontro successivo.

 

La storia, genericamente, superflua e superficiale in altri titoli del genere, dove la cosa che più interessa al giocatore è quella di menare le mani e darle di santa ragione all’avversario del momento, nel titolo Atlus-Arc System Works diventa un elemento preponderante. Una caratteristica questa che manderà in visibilio i fan della serie, ma che farà storcere un po’ il naso agli amanti del beat’em puro.

Se proprio vogliamo dircela col cuore in mano, nello story mode di Persona 4 Arena c’è più da leggere che da giocare e, benché io (definito dal sior Vignola, e cito: “Un Fanatico” della serie) personalmente abbia molto apprezzato lo sforzo di armonizzare la parte narrativa, per altro molto complessa, mi rendo pienamente conto che, giocare quattro incontri a round singolo nell’arco di un’ora e qualcosa di tempo (passato per lo più a leggere quello che il gioco vuole raccontarci), per completare la parte di storia di competenza di uno dei personaggi, possa mettere voglia a chiunque di premere il tasto dello skip. Il vero finale, poi, ci viene mostrato solo dopo aver completato lo story mode con tutti e dieci i personaggi disponibili per la modalità…

 

Vale la pena di aggiungere però che lo story mode è solo una delle tante modalità di gioco selezionabili.

Si va dal Lesson Mode, che permette di familiarizzare con i comandi di base, alcune delle tecniche più avanzate e tutta una serie di meccanismi peculiari che regolano il gameplay del titolo: come i costi in SP ed HP delle mosse e gli effetti delle alterazioni di status, alla modalità Arcade: ovvero il port su console della versione da sala giochi del titolo (che comunque offre una versione ridotta della storia principale); passando per la classica modalità Versus, fino ad arrivare al comparto online che presenta un net code fluido quanto basta a rendere l’esperienza godibile senza fastidiosi spike lag o rallentamenti dell’azione. C’è inoltre l’indispensabile Training ed infine il Challenge Mode che richiede al giocatore l’esecuzione delle mosse di ciascun personaggio dagli attacchi più semplici alle combo più elaborate e spettacolari.

 

A livello tecnico, il titolo si rivela una gioia per gli occhi e le orecchie. I cartelloni alle spalle dei personaggi nello story mode sono coloratissimi e dettagliati, mentre i livelli delle arene sono virati sui toni del giallo e del blu (distintivi dei titoli P4 e P3FES da cui il titolo deriva) ma sono anche essi pieni di dettagli ed altrettanto colorati. I ritratti dei personaggi nelle fasi di dialogo sono impeccabili come ogni precedente titolo, così come durante le cut scene si ha l’impressione di guardare un anime di alto livello. Nelle fasi di combattimento, infine, l’anime diventa interattivo, grazie ad animazioni fluide e personaggi che hanno letteralmente stile da vendere.

Lo stile, nel titolo domina su tutto dalla semplice grafica del gioco, alle animazioni, al voice over in game, alle musiche fino a capillarizzarsi in ogni dettaglio, sia esso il commento a schermo di Rise, costretta a fare da speaker durante gli scontri, sia alla Hub del gioco, che riesce a fornire informazioni dettagliate sullo scontro in corso senza essere troppo invasiva.

La velocità degli scontri e la mole di effetti speciali che andranno letteralmente ad inondare lo schermo di gioco riusciranno a deliziare anche gli occhi più navigati, ed il commento musicale composto da pezzi presi sia da Persona 3 FES che da Persona 4 riuscirà ad imprimersi nel cervello dei giocatori che si ritroveranno a canticchiare molte delle musiche del gioco.


Se la mano dei ragazzi della Atlus si nota nella storia e nella resa grafica del titolo, ogni aspetto del gameplay grida a gran voce Arc System Works. Questo, infatti, riesce ad incuriosire i fan della serie SMT, ma anche a soddisfare i giocatori più esperti grazie ad un sistema progressivo di mosse e combinazioni che vedono ciascun personaggio abbinare la propria arma e la propria Persona in un continuo fluido e devastante.

Di base, Persona 4 Arena è un beat’em a quattro tasti, due per l’attacco fisico, debole e potente, del personaggio e due per l’attacco base, a corto o medio raggio, della Persona che possono evocare. Sarà possibile, inoltre, eseguire un combo opener di quattro colpi, semplicemente premendo il tasto dell’attacco debole. Questo non significa che tutti gli scontri saranno risolvibili utilizzando solo il combo opener di cui sopra, perché questa semplice mossa di base risulta avere un impatto minimo sulla barra degli HP dell’avversario. E chiamandosi combo opener ha lo scopo di aprire la strada a successive sequenze di colpi più potenti. Il gioco infatti tende a premiare gli stili di gioco più aggressivi ed in termini di danno sugli avversari, maggiore sarà la lunghezza della combo e maggiore sarà il moltiplicatore applicato al danno del colpo successivo. Tattiche come lo zoning ed il temporeggiamento vengono, quindi pesantemente penalizzate dal sistema di gioco stesso.

Temporeggiare significherà subire una penalità durante lo scontro, mentre cercare di “zonare” durante una battaglia manterrà sempre gli attacchi ad un livello minimo di potenza.

Questo non vuol dire che per vincere gli scontri basti gettarsi a testa bassa sull’avversario e comprare un control pad nuovo la settimana successiva. I ragazzi della Arc System Works, infatti, sono riusciti ad integrare in un beat’em up tutte le varie sfaccettature che contraddistinguevano i combattimenti della versione JGDR di Persona 4. Parliamo delle alterazioni di status che influiscono pesantemente sulle meccaniche di gioco (si va dal veleno che erode parte della barra degli HP dell’avversario o la nostra, ad alterazioni più complesse come il “Seal” che impedisce di evocare la propria Persona o addirittura il “Panic” che inverte per un determinato periodo di tempo i controlli di chi ne è affetto), così come parliamo dei buff che alcuni personaggi possono eseguire per potenziarsi durante lo scontro e delle mosse di recupero, che permettono a chi le esegue di recuperare HP.

Questi ultimi non solo importanti per determinare la sopravvivenza durante il round di ciascun personaggio, ma anche per l’esecuzione degli attacchi fisici più potenti che richiedono un determinato quantitativo di HP da spendere per essere eseguite.

Al di là del combo opener, quindi il sistema di combattimento nasconde una grande profondità che richiede un pensiero veloce abbinato ad una buona conoscenza del proprio personaggio e una certa dose di strategia.

Se la barra in alto a sinistra sullo schermo rappresenta gli HP, la seconda barra della hub, in basso, rappresenta gli SP accumulati dal personaggio in battaglia. Si parte da zero e si può arrivare ad un massimo di 100 SP. Accumulare SP, colpendo l’avversario permette di eseguire mosse e attacchi sempre più potenti e spettacolari di efficacia proporzionale alla spesa in SP richiesti.

Combo sempre più complesse, daranno la possibilità al giocatore di accumulare una maggiore quantità di SP, permettendo quindi di scatenare attacchi sempre più potenti con una frequenza maggiore.

La terza barra della hub, infine, rappresentata da quattro carte nei pressi del timer, è la resa grafica della resistenza della Persona a disposizione del personaggio. Evocando la propria Persona durante gli scontri, questa sì effettuerà un attacco, ma rimarrà vulnerabile per un brevissimo periodo di tempo. Venendo colpita nelle fasi di cool down, dunque, la Persona subirà un danno, ovvero perderà una delle quattro carte rappresentate.

Perderle tutte le carte, significherà non poter usufruire delle sue abilità speciali, fino a che non si saranno completamente ricaricate.

A ridosso della barra degli HP, infine, c’è l’indicatore BURST. Quando la vita del personaggio scende sotto un valore predefinito, questo entrerà in BURST che in termini di gameplay si traduce in un’aumentata resistenza e nell’aggiunta di altri 50 SP supplementari (fino ad un massimo di 150 SP totali).

Simile alla meccanica “Revenge” introdotta in Street Fighter IV, la differenza della fase di BURST sta non tanto nella possibilità di scatenare una singola mossa di potenza devastante, quanto in un improvviso aumento di aggressività richiesta al giocatore che dovrà, dare fondo alle sue abilità per poter recuperare il round.

 

Tratto distintivo dei picchiaduro Arc System Works, e chi ha giocato ai titoli precedenti della serie Guilty Gear o BlazBlue lo sa, è la possibilità di eseguire un attacco risolutivo. Nel round finale dello scontro, infatti, a patto di avere la quantità necessaria di SP, sarà possibile eseguire un attacco talmente potente da porre fine all’incontro. Eseguibile allo stesso modo per tutti i personaggi del gioco, una volta andato a segno, questo attacco mortale darà il via ad una sequenza animata che chiuderà definitivamente il combattimento.

La varietà di mosse a disposizione di ciascun personaggio, quindi cresce esponenzialmente durante il corso del round e se pensate che padroneggiare al meglio un personaggio in un gioco del genere voglia dire dover tenere a mente ogni movimento di D-pad e tasto da abbinarci, i ragazzi della Arc System Works accorrono in aiuto delle memorie meno ferree ed implementano nel gioco un sistema di mosse che prevede la stessa serie di movimenti per tutti i personaggi. La differenza starà nell’effetto che quella combinazione di tasti produrrà, mescolate alle profonde differenze di base tra un personaggio e l’altro.

In conclusione, da qualsiasi punto lo si guardi, Persona 4 Arena è un trionfo senza se e senza ma.

Storia complessa e perfettamente integrata all’interno di un franchise estremamente interessante, personaggi pieni di stile e carisma. Grafica fluida, pulita e di altissimo livello. Musiche orecchiabili che sanno rimanere in mente ai giocatori. Sistema di combattimento di facile accesso che nasconde un’elevatissima profondità.

Se siete fan della serie, la storia proposta non solo è un ottimo capitolo aggiuntivo ai titoli usciti per Playstation2 prima e Psvita poi, ma a una volta superata la curiosità iniziale riguardo alle meccaniche di gioco, estranee al genere JGDR, il titolo dimostra di essere un’ottima espansione del franchise e l’interessante introduzione ad eventuali eventi che vedranno i ragazzi di Inaba ed i ragazzi di Portisland ancora protagonisti.

La massiccia serie di extra sbloccabili avanzando nel gioco, inoltre è la proverbiale ciliegina sulla torta.

Se invece, amate il genere beat’em up, in generale e dei 2D-anime beat’em up in particolare, questo è un titolo imperdibile dove stile, velocità ed aggressività del sistema di gioco contribuiscono a costruire un’esperienza sempre soddisfacente sia che si vinca sia che si venga battuti in un tripudio di effetti speciali e di combo articolate. Benché pochi, i personaggi sono talmente diversi tra loro che sarà necessario parecchio tempo per riuscire a padroneggiarne alcuni, complice anche la profondità del sistema di combattimento.

Se, infine, questo è il vostro primo passo nell’universo Shin Megami Tensei: Persona, ne rimarrete affascinati al punto che sentirete l’impulso di esplorare anche gli altri titoli della serie. A vostro rischio e pericolo. 


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