“E’ cambiato tutto dopo New York”… mai frase fu più azzeccata per definire l’incredibile mutamento narrativo dei supereroi made in Marvel. Nuova produzione, nuove regie ed in arrivo una nuova dimensione del cinecomic targato Disney.

Come su citato dallo stesso Tony Stark, dopo il successo planetario del crossover marveliano campione di incassi, gli spettatori di tutto il mondo cominciano ad aprirsi ad una nuova realtà cinematografica. La Marvel e la Disney sono ad oggi come “la carica del caffè unita al gusto del cioccolato”. L’antica formula per famiglie invade la quotidianità dei supereroi Marvel e concentra le sue forze sul leader indiscusso di questo nuovo e spettacolare universo: IRON MAN.

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Terzo capitolo di una saga fatta di colpi di scena, azione, umorismo e di nuovo… easter egg finali dopo i titoli di coda. L’empatia creata tra il personaggio fumettistico e il poliedrico R. Downey Jr. continuano a riscuotere il consenso del pubblico e della critica. La sua simbiosi con il personaggio sembra non conoscere limiti ed in effetti non ha. Anche se portato allo stremo delle sue forze, il nostro eroe riesce ad uscirne sempre grazie ad un’elevata dose di autoironia, o alle volte facendosi scudo della propria tecnologia.

La pellicola si presenta con ritmi elevati, richiamando alla lontana le tempistiche narrative veloci e serrate di Michael Bay, ma parlando di Shane Black, non solo parliamo di regia autentica, ma di un guru navigato dei film di azione ( Arma letale, l’ultimo dei boyscout ecc). Black riesce a dare il meglio di se non soltanto nelle sequenze ad alto impatto visivo, dove può capitare che il CGI riesca a confondere lo spettatore. Qui parliamo di un direttore di orchestra capace di gestire tensione, esplosioni e cadute libere (convince, seppur resti surreale, la scena del salvataggio aereo) senza mai confonderci. Ogni azione virtuale sullo schermo è delineata e non ci porta quasi mai alla saturazione. Quasi, perchè il film gioca sul tavolo alcune carte sporche. Una perpetua e ridondante costante all’interno dell’evoluzione filmica sono gli effetti sonori. Per quanto l’apertura del film stesso celebri una hit delle compilation di fine anni novanta che potrebbe anche lasciare una smorfia di sorriso amarcord sui nostri volti, la pellicola fa uso ed abuso del suono, che unito all’ammontare mastodontico di effetti speciali (quasi da lasciar credere che Robert Downey jr. abbia girato l’intero film da solo davanti ad un green screen) genera un effetto di tensione massima sul povero spettatore che al termine della proiezione esce dalla sala confuso e quasi privo di stabilità senziente. In questo film, di fatto, non si respira.

Anche nei momenti di intimità tra Pepper e Stark non esiste un silenzio di contorno che isoli la profondità dei loro sentimenti e sottolinei le loro progressioni emotive. Un’eruzione perpetua di effetti esplosivi, ironia, azione e di nuovo effetti esplosivi. Questa anomalia da una parte salva il film dal suo precedente che troppo spesso cercava di soffermarsi su alcuni aspetti caratteriali dei personaggi anche quando non se ne sentiva la necessità, dall’altra stronca quella che sarebbe potuta essere invece una buona sceneggiatura basata non solo sull’azione, ma anche sulla interazione tra i personaggi. Che sia allora proprio la storica formula Disney a non funzionare nonostante si sorregga da anni sull’esperienza dell’asse del cammino dell’eroe a senso unico per famiglie (imprevisto, caduta, scelta, vittoria)?

Il nostro protagonista, dato il contesto narrativo in cui “sopravvive”, non riesce a trovare il giusto spessore di comunicazione dei suoi dolori con il pubblico, cosa che al contrario riusciva benissimo al Bruce Wayne del ritorno del cavaliere oscuro.

Ma Iron man 3 è di fatto un prodotto, non un’opera come quella azzardata dal cineasta Christopher Nolan. La Disney/Marvel non ha ancora trovato il coraggio di trarre una profondità maggiore dai loro sforzi cinematografici. I villain sono calibrati, eccedono nella loro malvagità, ma senza un’ apparente e valido motivo ed orbitano su degli stereotipi classici difficilmente paragonabili a quelli emotivamente abissali dell’universo Nolan/Dc.

Tutti sanno stare al proprio posto, nessuno osa, ma nonostante ciò vale comunque la pena di assistere ad un grande spettacolo di intrattenimento come questo.

La Disney ha lo zucchero, la Marvel la pillola e noi al prezzo di un biglietto possiamo tranquillamente mandarla giù. Basta poco.

Scheda film
Titolo: Iron Man 3
Regia: Shane Black
Cast: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Guy Pearce, Rebecca Hall
Genere: azione
Durata: 109′
Produzione: Kevin Feige
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures
Uscita: 24/04/2013.

Ex studente presso il cfc nazionale di cinema. Vincitore di alcuni video contest, sceneggiatore, regista e insegnante di regia cinematografica. In buona sostanza un'amante della narrazione cinematografica a 360 gradi.

6 Commenti

  1. Confermo, potevano risparmiare i soldi del cachet… ma sai com’è…. fa sponsor! 🙂

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  2. Visto ieri, film discreto, sicuramente superiore al 2, ma non mi ha fatto impazzire, manca ancora un vero antagonista e Ben Kingsley mi è sembrato sprecato.

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  3. Ringrazio voi ed i contatti esterni per aver letto e dato la loro opinione sull’articolo. Di solito anche i miei parametri sono MOLTO critici (#kurt). Diciamo che è stato un articolo BETA e ho voluto dare più spessore alla visione oggettiva e di insieme sulla pellicola. Buon lavoro ragazzi e crepi il lupo! 😀 Grazie ancora.

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  4. Lettura piacevole e interessante, tecnica ineccepibile. Concordo al 99% con la lettura della pellicola! Spero di poter nuovamente confrontare il mio parametro di giudizio (generalmente più critico), con il tuo! Buon lavoro e in bocca al lupo!

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  5. Spero di andare a vederlo domani ! Ottima recensione, il primo mi è piaciucchiato, il 2 mi ha fatto letteralmente schifo, ma questo lo vado a vedere lo stesso, sperando in un film almeno discreto e sopratutto sperando che ci sia un cattivo più carismatico.

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  6. Ottima recensione, ho visto gli altri due e sicuramente andrò a vedere anche questo. Immaginavo un giudizio del genere, ma in fondo non è male!

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