Devil May Cry, non c’è proprio niente da piangere, anzi

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Ho avuto il primo contatto con Devil May Cry in una pixelosa versione per PC di non ricordo quanto tempo fa, in cui Dante iniziava il gioco uscendo dal suo ufficio in un lungo cappotto rosso, con i capelli bianchi ed uno spadone in stile Berserk, e mi annoiai ben presto della ripetitività dei combattimenti, e degli scenari lugubri e tristi.

Ho voluto riprovare adesso DmC “per sfogare lo stress”, niente di meglio di uno slasher mi sono detto… e finora, anche se non l’ho ancora finito (ma penso di essere a buon punto) mi sono trovato immerso in un mondo molto avvincente, in cui gli elementi ripetitivi ci sono, ma sono così numerosi che alla fine non ci si fa caso, perché li si alterna in modo sapiente prima di annoiarsi.
Degni di nota gli enigmi dove Dante (in una versione “revamped”, più terrestre e “fighetta”) deve saltare da una piattaforma all’altra grazie all’aiuto delle “fruste” demonica e angelica, una che tira gli oggetti verso Dante, e l’altra che invece solleva Dante nell’aria facendolo arrivare in aree anche molto lontane… saltare in spazi vuoti dell’etere non è mai stato così divertente, così come tirare a sé demoni lontani per prenderli a calci in faccia non appena sono a tiro è uno spassoso modo di rompere la monotonia dei lunghi combattimenti.

A disposizione ci sono il solito spadone, Rebellion, assieme a armi angeliche (la falce e due simil-shuriken) e demoniche (un’ascia e dei pugni granitici), che si possono alternare per combattere in modo più efficace diversi tipi di demoni; le abilità di Dante, oltre ai combo particolari delle armi, possono essere potenziati e estesi mano a mano durante il gioco acquistando esperienza.

La storia non è entusiasmante, ma intrattiente nondimeno… la grafica aiuta nell’immersione, riesco a giocare fluidamente in FullHD e massima qualità sul mio portatile con una GeForce GT555M, e se volete solo divertirvi senza per forza dover dimostrare a qualcuno la vostra bravura, la difficoltà minima è perfettamente gestibile dagli incapaci come il sottoscritto.

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