Ritorno al passato

Nell’immenso panorama videoludico molte saghe hanno lasciato il loro segno proponendo sistemi di gioco rivoluzionari o storie profonde.
Poche però hanno avuto lo spessore qualitativo di quella creata da Hideo Kojima: Metal Gear.

Dopo il primissimo capitolo in 2D dell’87, la serie si è evoluta fino all’approdo su PS1 con Metal Gear Solid, considerato uno dei videogiochi più belli di sempre.
A distanza di anni, il team Kojima crea una collection contenente 3 titoli della saga rimasterizzati in HD, per PS3 e XBOX360: MGS2, MGS3, MGS: Peace Walker, in origine esclusiva per PSP.
Nonostante la mancanza del primo episodio, che per i possessori della sola Xbox si traduce in una impossibilità di vivere il capitolo per PS1, la collection propone tre titoli fondamentali della saga, che si collocano al centro della linea temporale della stessa.

Prepariamoci dunque a mettere mano su alcuni dei più bei videogiochi mai venduti.

 

Facciamo un po’ di ordine

Inserito il CD, ci verrà presentata una schermata dalla quale scegliere quale dei tre giochi iniziare. Essi sono presentati secondo la linea temporale, partendo quindi da MGS3 (ambientato negli anni ’60), poi MGS: Peace Walker (anni ’70) ed infine MGS2 (2008).

Nonostante ciò, è consigliabile per tutti i neofiti della saga di seguire la successione partendo dal secondo episodio, quindi il terzo ed infine Peace Walker.

In ogni caso, al fine di rendere più chiara la trama di ciascun gioco, in questa recensione sarà seguita la linea proposta dalla collection partendo da Metal Gear Solid 3: Snake Eater.

 

Operazione Mangiaserpenti

MGS3 viene qui proposto nella versione Subsistence, ovvero con la telecamera in terza persona, dal momento che tradizionalmente la saga aveva sempre mantenuto una visuale dall’alto.

Ciò ovviamente valorizza ancor di più quello che è probabilmente il capitolo più amato della serie.

In MGS3 vestiremo i panni di Naked Snake, che sarebbe in futuro divenuto Big Boss, la nemesi del primo Metal Gear.

L’ambientazione è la fitta foresta russa, durante la Guerra Fredda; il nostro obiettivo è liberare uno scienziato di nome Sokolov e portarlo negli USA. Da queste premesse prende il via una trama tanto profonda quanto emozionante e commovente, che vanta personaggi estremamente caratterizzati e una regia da oscar a cui si unisce uno dei finali più belli di sempre.

Alla pari, il sistema di gioco presenta meccaniche uniche, unendo all’azione stealth una vena di stampo survival: il nostro compito sarà infatti quello di infiltrarci furtivamente dietro le linee nemiche utilizzando qualsiasi mezzo a nostra disposizione e indossando mimetiche utili per nasconderci in qualsiasi luogo; al contempo dovremo fare attenzione alla nostra salute: infatti, qualora venissimo feriti gravemente, dovremo curarci tempestivamente mentre, per placare i morsi della fame, dovremo cibarci di animali selvatici e quant’altro.

L’azione di gioco si protrae senza cedere mai passo alla noia, alternando alle fasi di infiltrazione boss fight indimenticabili e sequenze spettacolari per la considerevole durata di 25-30 ore, rendendo di fatto questo MGS3 un capolavoro assoluto.

A ciò va ad aggiungersi la presenza di Metal Gear e Metal Gear 2, che furono introdotti all’interno di MGS3: Subsistence su PS2.
Nonostante l’età di questi due titoli, risulta alquanto doveroso almeno provare ad immergersi in due avventure che, nonostante il peso degli anni, portano con sé un gusto decisamente retrò.

Principi di deterrenza e Guerra Fredda

Il titolo seguente è Metal Gear Solid: Peace Walker, il più recente in ordine di uscita e certamente quello più moderno.
Ancora una volta nei panni di Big Boss, la trama di PW cerca di delineare gli avvenimenti che portarono Big Boss a divenire il capo di Outer Heaven, il “sogno di ogni mercenario”, distrutto in “Metal Gear” da Solid Snake.

La trama presenta una narrazione decisamente solida, che si immerge nella fitta rete di inganni formatasi durante il periodo della Guerra Fredda, focalizzandosi in particolare sul concetto fondamentale di deterrenza. I colpi di scena e il finale a sorpresa danno certamente alla storia di Peace Walker uno spessore enorme,  nonostante essa non regga il confronto i titoli per console casalinghe.

Peace Walker presenta le ovvie limitazione dovute alla sua natura di titolo portatile: un gran numero di missioni di breve durata ed un comparto tecnico con le sue pecche,  pur venendo valorizzato dal passaggio all’alta definizione.
Il gameplay è certamente l’elemento che più è mutato rispetto al passato: oltre alle classiche fasi stealth, viene infatti data al giocatore la possibilità di reclutare il proprio esercito personale. Catturando i soldati nel corso della nostra avventura, potremo infatti ingrandire le file dei nostri alleati, inserendoli nelle unità di combattimento, spionaggio ecc.

Questo lato “gestionale” si rivela semplice ma curato e si rivela necessario per migliorare il nostro arsenale e le nostre scorte di munizioni e rifornimenti. Caratteristica fondamentale di Peace Walker è infine l’ottima modalità cooperativa, probabilmente una delle migliori degli ultimi anni, che ci permetterà di giocare tutta l’avventura (o quasi) in compagnia di almeno un’altra persona. Un elemento questo che si rivela necessario durante le boss battle titaniche in cui ci impegnerà il titolo, che spazieranno da semplici carri armati fino ad enormi mezzi blindati. Terminata la longeva campagna (circa 30 ore) restano poi le numerosissime missioni secondarie, che spaziano da missioni di infiltrazione ad altre dedicate unicamente agli scontri contro delle versioni potenziate dei boss, allungando considerevolmente la longevità totale.

L’inganno di Kojima

A chiudere la collection rimane Metal Gear Solid 2: Sons Of Liberty, probabilmente il titolo peggio invecchiato dei tre e, soprattutto, il più controverso della saga.

Invecchiato per via della sua telecamera dall’alto, difficile da digerire, e per i comandi ormai datati; controverso per la scelta di Kojima di introdurre come personaggio non più il celebre Solid Snake (MG1;MG2:MGS) ma il giovane ed inesperto Raiden. A ciò, considerato una sorta di “tradimento” da alcuni fan, si aggiunge una mole impressionante di video dalla durata non indifferente, che lasciò alcuni giocatori con l’amaro in bocca.

MGS2 è comunque in toto un Metal Gear Solid, con tutte le sue peculiarità.

La trama, dopo un breve capitolo introduttivo denominato “Tanker”, parla di un attacco terroristico all’interno del complesso Big Shell. A fermare i terroristi viene inviato il giovane Raiden, che non ha però mai avuto esperienza sul campo. Nonostante i primi minuti di gioco possano lasciare perplessi sulla qualità del comparto narrativo, in breve tempo sia l’inesperto protagonista che la narrazione subiscono una climax impressionante regalando una storia complessa ed estremamente profonda, che si conclude con dei meravigliosi dialoghi finali.

Per quanto riguarda il gameplay, ancora una volta a farla da padrone è la meccanica stealth, in maniera ancor più marcata degli altri due titoli. Nonostante il primo approccio col titolo possa essere traumatico per via dei comandi decisamente obsoleti, in poco tempo MGS2 svela le sue qualità regalando una esperienza di gioco appagante.

Neo evidente è la longevità, che, escludendo le corpose sequenze video, si attiene sulle 13 ore.

Cura maniacale

Ciò che contraddistingue tutti e tre i titoli è certamente, oltre ad una trama di livello, la cura per il comparto tecnico: tutti e tre i titoli presentavano al periodo della loro uscita un dettaglio grafico davvero ottimo, che beneficia ora del restyle HD, riportando al vecchio splendore in particolare MGS2.

Altra peculiarità dell’intera saga è certamente la qualità del comparto audio: i doppiaggi in inglese sottotitolato sono semplicemente magnifici, carichi di pathos e realizzati con enorme professionalità.

La colonna sonora è altrettanto buona, e vanta tracce varie e tutte assolutamente epiche. Molte di esse sono destinate a rimanere nei ricordi del giocatore.

Capolavori con qualche problema

Nel complesso ci troviamo di fronte ad una collection di enorme qualità.

Ciò non rende però i titoli privi di difetti: MGS2 è certamente invecchiato male, proponendo comandi ed inquadrature ormai obsolete, mentre Peace Walker, nella sua volontà di rivoluzionare il gameplay della saga, farà storcere il naso ad alcuni fan della saga.

Un appunto va inoltre fatto agli achievements/trofei: escluso il caso di Peace Walker, essi hanno la cattiva abitudine di spoilerare (rovinare) la trama dei giochi: differentemente da quanto avviene di solito, i trofei di MGS2 e MGS3 relativi alla storia non sono oscurati come si usa fare (lasciando la dicitura “obiettivo nascosto”). Per non incorrere in spiacevoli sorprese, ai novizi della saga si sconsiglia di aprire il menu trofei prima della conclusione dei due sopracitati titoli.

Operazione nostalgia: completata

In conclusione ci troviamo di fronte ad una collection coi fiocchi, che vanta la presenza di tre giochi di enorme valore.
Il restyle grafico dona nuova vita alle avventure dei protagonisti dei 3 Metal Gear Solid proposti, facendo rivivere le avvincenti storie partorite dalla mente di Hideo Kojima.

Se a tutto ciò uniamo una longevità complessiva altissima, è chiaro come la Metal Gear Solid HD Collection si riveli un titolo da possedere assolutamente, per i novizi e i fan di vecchia data.

PRO

  • 3 capolavori riuniti nello stesso disco
  • Storie avvincenti
  • Gameplay profondo
  • Longevità alle stelle

CONTRO

  • MGS2 è invecchiato male
  • Non è un gioco per tutti
  • I trofei/obiettivi spoilerano

GRAFICA: 9

SONORO: 9,6

DIVERTIMENTO: 9,6

LONGEVITA’: 9,7

TOTALE:  9,5 

1 Commento

  1. Ottima recensione, ho appena finito di giocare MGS2, adesso faccio una pausa con KoA e poi riprendo con MGS3. Che dire…stupendo! Concordo sul fatto che dal punto di vista della sceneggiatura sia uno dei più bei giochi mai visti nel panorama videoludico.

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