Playerunknow’s Battlegounds – Prova del Game Preview

Chiunque che mastica pane e videogiochi conoscerà Playerunknow’s Battlegounds, il fenomeno mondiale di successo dell’ultimo anno. È sulla bocca di tutti, è uno dei titoli che ha maggiormente venduto quest’anno e, soprattutto, è uno dei titoli più giocati sulla piattaforma Steam di Valve. Microsoft ci ha voluto vedere lungo, ha pensato che questo fenomeno potesse durare per molto tempo ancora, quindi meglio cavalcare l’onda. La trattativa con BlueHole è andata a buon fine, perché ad oggi Playerunknow’s Battlegounds è esclusiva console Xbox One, anche se non sono stati rilasciati troppi dettagli in merito se temporanea o meno, ma per il momento ciò non ci interessa. Siamo qui per analizzare il lavoro svolto dallo sviluppatore nel portare un titolo del genere su Xbox One, anche perché le critiche non sono poche, tanto che in questi giorni c’è un gran vociare sulla questione. Il nostro compito, il mio compito, è quello di analizzare le voci, provare il titolo e dirvi cosa ne penso: attenzione, non si tratta di una recensione, quindi è se siete arrivati a questa riga dopo non aver visto il numeretto in basso, vi prego di continuare la lettura per comprendere al meglio ciò che funziona, ciò che non funziona e ciò che verrà migliorato.

Playerunknow’s Battlegounds nasce da un’idea non troppo originale e nemmeno reale, ma bensì alla base troviamo una nascita nata quasi per caso. Il gioco è sviluppato sulla base di alcune mod di gioco per ArmA, titolo su PC di qualche anno fa che, come capita di solito, ha una community molto attiva. BlueHole ha così preso in prestito alcune idee da film, shooter e altro per dar vita a questo titolo, sbaragliando qualsiasi barriera possibile. Ad oggi, PUBG (abbreviato) ha preso posto in classiche dominate da titoli famosi, ha venduto circa 1 milione di copie (o anche più) al mese e continua a fare numeri incredibili. Questo forse perché porta una ventata d’aria fresca nei classici titoli multiplayer, migliorando alcuni sistemi che impedivano alcuni giocatori a rendersi più competitivi rispetto ad altri.

Del gioco possiamo dire davvero poche parole: si tratta di un titolo Battle Royale, forse il primo realmente interessante e il primo ad aver “realmente” creato questo genere. Nel menu di gioco potremmo personalizzare il nostro alter-ego con diverse opzioni estetiche, dai capelli al viso, dai vestiti agli accessori per poi entrare in battaglia senza ulteriori fronzoli. Un aereo percorre in modo casuale un’isola dalla grandezza di 8×8 km, quindi davvero sconfinata, dove 100 giocatori dovranno decidere dove e quando cadere in picchiata e atterrare delicatamente grazie all’ausilio di un paracadute. Ognuno è nemico di un altro e ognuno è completamente disarmato. Bisognerà cercare in giro in questa grande mappa delle armi, delle provviste, delle protezioni e poi si dovrà giocare con l’obiettivo di rimanere l’unico in vita. Le premesse sono semplici ma estremamente accattivanti: a differenza dei giochi classici multiplayer, PUBG mette in moto una serie di novità che rendono più appetibile l’esperienza. Giocare, morire e ritornare in partita sono i classici dei vari Call of Duty, Battlefield et similia, ma non in questo: se muori, è finita, cambi partita. Nei primi momenti quest’ansia non si sente molto, ma quando si arrivano agli ultimi 30-40 giocatori, si inizia a sentire il peso della propria esistenza, delle proprie scelte che potrebbero portare alla morte e quindi alla sconfitta. Non vi dico il fomento quando si è tra gli ultimi 10 giocatori, dove probabilmente il vostro cuore è più straripante di quello di Usain Bolt dopo le olimpiadi.

Chiaramente questo tipo di gioco ha bisogno di scossoni per farvi sentire certe emozioni, i ragazzi di BlueHole lo sanno bene, tanto da aver inserito alcune interessanti feature per far divertire il giocatore. Su una mappa del genere, di questa grandezza, 100 giocatori potrebbero non incontrarsi facilmente, soprattutto quando si dimezzeranno. Lo sviluppatore ha così aggiunto una “safe-zone” dove tutti i giocatori dovranno per forza di cose entrare per non rischiare di morire e perire a causa dei danni. Casualmente il gioco crea un enorme cerchio che si inizierà a restringere piano, col tempo, dove ogni giocatore dovrà poi inserirsi per non rimanere fuori la partita. Questo sistema fa sì che i giocatori inizieranno piano piano a scontrarsi e a combattersi a vicenda. Come evento casuale non è l’unico, in quanto esistono anche i bombardamenti e le casse di lootbox che vengono inviate ogni tot di tempo. Le prime sono delle zone rosse che bombardano con missili la zona designata, colpendo i poveri malcapitati se si trovano al centro. Per scampare si dovrà nascondersi nelle cose o altre zone al coperto, oppure farsi largo come in una guerra, sperando di avere un po’ di fortuna. Il sistema di lootbox, invece, porta delle casse con oggetti utili ai fini della sopravvivenza e che saranno ben visibili sulla mappa. Un fumogeno rosso cercherà di captare l’attenzione dei giocatori che, presi dalla curiosità, possono scontrarsi all’ultimo sangue e prendere la cassa. Tutte queste belle cose sono Playerunknow’s Battlegounds.

Non è tutto rose e fuori, anzi. Parlando del livello tecnico il gioco soffre tantissimo la natura acerba del Game Preview. Il titolo BlueHole è ancora in fase di sviluppo avanzato e mette sul piatto non pochi problemi tecnici. Il frame-rate, cosa più importante in un gioco del genere, è assolutamente instabile. La prova fatta su Xbox One X fa notare come l’ottimizzazione non abbia portato ad una stabilità generale, in quanto il titolo non mantiene quasi mai i 30fps di riferimento. Attenzione, il titolo risulta assolutamente “giocabile”, ma ci saranno dei momenti che vi faranno venire il mal di testa. Ad una fluidità scarsa si aggiunge un impatto visivo un po’ scadente: le texture, il pop-up e tutti gli effetti e shader rendono l’esperienza troppo poco godibile su questo aspetto, ma vogliamo essere fiduciosi del futuro.

Playerunknow’s Battlegounds su PC aveva iniziato allo stesso modo, ovvero con una affidabilità tecnica quasi ridicola ma che col tempo è andata migliorando sempre di più. Su Xbox One vogliamo crederci e sperare che lo sviluppatore si impegni sempre di più nel portare l’esperienza più giusta ai giocatori nel minor tempo possibile. Un aggiornamento è già arrivato e migliora, anche se solo parzialmente, il frame rate nella versione Xbox One X e alcuni effetti e texture sulla versione Xbox One S. Sappiamo che ciò richiederà tempo, quindi ci asteniamo ad un voto reale. Qui sulle nostre pagine troverete approfondimenti nel tempo sul gioco, probabilmente ogni qualvolta ci sarà un aggiornamento sostanzioso che porterà interessanti novità. Per ora possiamo però confermare che Playerunknow’s Battlegounds ha del potenziale, ha un gameplay che può fare la differenza e che sarà apprezzato dai giocatori. I numeri su Xbox One pure non sono meno imponenti che su PC, con circa 1 milione di giocatori in meno di 48 ore. Microsoft ci ha visto giusto? Troppo presto per dirlo, ma di certo si tratta di una mossa positiva per il mercato software di Xbox One.


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