Need For Speed Payback – Recensione

Il franchise di Need For Speed è arrivato alla sua ventitreesima reincarnazione con Payback. Siamo ormai lontanissimi dal capostipite che fece la sua prima apparizione nel 1995 su 3DO. La serie ha passato una serie di mutazioni, trasformazioni, stravolgimenti e nel 2015 EA ha deciso di inziare un nuovo corso affidando la produzione del gioco a Ghost. Ma dopo tutti questi anni, cosa ci può offrire di nuovo? Scopriamolo assieme.

Ghost si trova al suo secondo lavoro sulla serie NFS. La prima prova è stata superata mediamente bene, quando nel 2015 ci ha proposto un gioco arcade con una storia e un buon open-world. Payback segue la stessa falsariga del suo immediato predecessore, introducendo qualche elemento di novità.
La mappa di gioco si è espansa in maniera abnorme, permettendo a noi giocatori di esplorare sia la città di Fortune City, che poi non è altro che Las Vegas, che i suoi sconfinati e desertici dintorni. Il deserto ha permesso di introdurre a Ghost la modalità di guida off-road, assieme alle gare di derapate. L’offerta del gioco è quindi ampia e adatta a coloro che trovano maggior soddisfazione nella guida arcade rispetto alle simulazioni. Appena si inzia a giocare si denota subito una grande similarità con Forza Horizon, soprattutto nella dinamica del gioco, che propone autovelox da bruciare, segmenti di strada dove segnare la velocità media maggiore (tipo il nostrano Tutor autostradale), distruzione di cartelloni, gare di salto e derapata. Peccato che tutto quello che si trova in NFS Payback non offra niente di più rispetto FH.
Però almeno la storia che collega tutta la campagna del gioco può essere un elemento accattivante? Manco per idea.
I nostri tre stereotipati protagonisti, ragazzetto bianco, ragazzetto nero e ragazzetta bianca (visto che c’erano potevano almeno metterla asiatica), dovranno combattere contro una malefica organizzazione (The House nell’originale, La Loggia in italiano, che fa tanto di massoneria deviata), che dopo averli brutalmente messi fuori gioco, vuole mettere le mani sulla città, su tutte le corse clandestine (che però vengono fatte tranquillamente alla luce del giorno) e soprattutto sui proventi dei rigogliosi casinò. Procedendo nella storia, ma già dal prologo, si ha la sensazione di essere nella trama sbilenca di Fast & Furious. Peccato che però i dialoghi, le situazioni e gli accadimenti siano di un livello così basso da essere ai limiti del penoso.
Di gara in gara dovremo conquistare fama e rispetto, per arrivare a disputare la gara delle gare, quella che inspiegabilmente, metterà in ginocchio la fetida organizzazione, riportando in auge i nostri nomi. Insomma, una cosa trita e ritrita, solo una scusa per legare insieme i vari eventi.

La realizzazione tecnica è di buon livello, con modelli delle macchine ben realizzati, così come tutto il contesto nel quale si svolge l’azione di NFS Payback. Come vuole tradizione si parte con macchine a scartamento ridotto, per poi poter acquistare e soprattutto potenziare, bolidi che hanno dal numero di cavalli esorbitante. E qua entrano in gioco le microtransazioni, in quanto per accelerare la velocità dei potenziamenti, potremo spendere soldi reali in “loot crate” che contengono una serie di migliorie da installare sui veicoli, sia meccaniche che ed estetiche. Se però non siete degli spendaccioni, allora potete scegliere due strade diverse. La prima è la sezione multplayer, dove si possono guadagnare sia crediti in-game che casse di potenziamenti. L’altra strad più lunga, ma sicuramente economica, è quella di dedicarsi al grinding. Poiché si possono ripetere eventi quante volte vogliamo, una volta che avremo una macchina bella potente, potremo dedicarci a rigiocare gare già fatte per accumulare ulteriore denaro, da spendere nelle officine. Attenti, perché nonostante l’apparenza di gioco arcade, vi troverete di fronte ad una IA birichina, pronta a fregarvi con trucchetti sporchi, quindi vincere non è proprio una cosa semplice.
La varietà di macchine da acquisire è elevata, per cui potremo allargare il nostro garage possedendo vari tipi di veicoli, scegliendo di volta in volta quello più adatto alle nostre esigenze. I tre protagonisti hanno tre storyline diverse, che prevedono gare diverse. Ognuno di loro è esperto in un tipo di guida, per cui scegliere l’auto più adatta è fondamentale per scendere in pista ed essere competitivi al massimo.

Il livello di spettacolarizzazione è altissimo, con incidenti al rallentatore quando buttiamo fuori strada le macchine della polizia o alcuni irruenti avversari, con salti da cardiopalma, con gare frenetiche che si vincono sul filo di lana.

Il modello di guida è spudoratamente arcade. Ho giocato a Payback dopo alcune sessioni intensive a GT Sport e così facendo mi sono reso conto di quanto i bolidi ricreati da Ghost siano veramente dei docili cagnolini in confronto al livello simulativo del gioco Polyphony. Ma questo è NFS, quindi prendere o lasciare.

Portare a termine la campagna principale vuol dire dedicare almeno una quindicina di ore di gioco NFS Payback, considerando anche che almeno due/re ore sono riservate ai filmati di intermezzo, che però molto presto deciderete di “skippare” perché la recitazione è veramente troppo insulsa ed i dialoghi non sono da meno.

Quindi NFS Payback è da evitare? No, perché alla fine il cuore del gioco, ovvero le gare arcade, è comunque divertente. Il poblema principale di Payback è che vuole essere troppe cose, ma non riesce ad avere una sua identità definita. Oltre che di Forza Horizon ho trovato elementi comuni con Burnout: Paradise City, con The crew e con un sacco di altri giochi di questo genere. Peccato che NFS Payback non sappia essere originale, non sappia creare un feeling con il giocatore, che procede di missione in missione attraverso una monotono racconto già visto e rivisto. La realizzazione tecnica lo salva, ma per essere unici non basta essere belli.
6
voto

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