[In Retro We Trust] Nightmare Creatures

Dopo l’annuncio del reboot, del quale ancora non abbiamo notizie sulla data di uscita, ho avuto un flashback potentissimo riguardante Nightmare Creatures. Ricordo distintamente di averlo giocato solo in versione PSX e di aver pensato che fosse un gioco dall’ottimo potenziale, ma con una realizzazione che poteva rendergli maggiore giustizia se fosse stata curata un po’ meglio. Altro elemento che ricordo distintamente era il livello di difficoltà veramente elevato e subito mi ha portato a riflettere che quel malvagio sadismo che pervade Bloodborne e i Souls-like in genere, forse ha proprio avuto origine con questo gioco.

Ma andiamo per gradi e vediamo di che parla Nightmare Creatures. Nella Londra di metà ‘800 il solito cultista di turno, Adam Crowly, riesce a coronare il sogno di tutta la sua vita, ovvero vincere la morte, ma qualcosa va storto e quello che crea è un malefico esercito di non-morti, pronti a conquistare la città e poi il mondo intero. A fronteggiarlo ci saranno, per par condicio, un eroe ed una eroina. Il maschio è Ignatius, nerboruto e armato di bastone, mentre la femmina è la voluttuosa Nadia, armata di spadone, che all’epoca faceva concorrenza alla procace Lara Croft, che al suo confronto sembrava una mezza ciofeca. A parte il genere, le differenze tra i due sono basate sulla tipologia di attacchi che sferrano. Ignatius è lento e potente, viceversa Nadia è più veloce, ma infligge meno danni. Per arrivare a completare il gioco, vista la sua già citata difficoltà, trovai molto più utile la veloce Nadia, viste anche le tipologie di avversari che ben poco erano rispettosi dei lunghi tempi di recupero del lento Ignatius.

Un elemento che mi colpì fu la realizzazione grafica degli ambienti. Il teatro principe dell’azione di Nightmare Creatures è Londra, ricreata alla perfezione, considerando che il gioco risale al 1997, e con tanto di fenomeni atmosferici come neve, pioggia, fulmini e una nebbia inquietante. Chi si ricorda di un altro classico di quegli anni, ovvero Turok, si ricorderà che la nebbia era usata per mascherare il fastidioso bad clipping, ma in Nightmare Creatures questo problema, ovvero la costruzione degli scenari davanti a nostri occhi per mancanza di potenza di calcolo, è completamente assente.

Ma non solo gli elementi scenografici erano di grande impatto, quanto anche la varietà dei mostri che ci aggredivano pesantemente, a volte anche causandomi degli scare jumps potenti. Il fetido Crowley non si era limitato a creare solo zombies, il suo grimorio comprendeva anche lupi mannari (la scena nella quale uno entrava dalla vetrata della chiesa è stata una di quelle che mi ha fatto schizzare sulla sedia), arpie, golem, gargoyles e quanto la mente perversa degli sviluppatori di Kalisto abbiano potuto cogitare!

I dieci livelli di gioco ci trascinano attraverso una serie interminabile di combattimenti, intervallati da semplici enigmi che al massimo ci propongono di trovare l’uscita da una stanza premendo la leva giusta.

A far da collante era una buona colonna sonora e degli effetti sonori sopra la media. Ma nonostante tutto questo, Nightmare Creatures non riscosse un grande successo da parte del pubblico. Forse perché in molti si aspettavano un Tomb Raider in salsa horror/splatter, mentre si sono trovati di fronte ad un gioco di combattimento molto lineare dove la trama passa in secondo piano rispetto all’azione. Non esistono enigmi particolari, il set di mosse dei nostri protagonisti non permette certo le funamboliche acrobazie della amata Lara e alla fine la sua longevità non è così elevata, in quanto i 10 livelli di gioco si completano con agilità, anche tenendo conto del livello di difficoltà abbastanza elevato. Devo ammettere che invece all’epoca lo trovai un titolo divertente, con alcuni limiti derivanti dalla potenza sviluppata dalla prima PSX (Su PC, con una 3dFX sembrava realmente un altro gioco), ma con un sistema di gioco impegnativo e piacevole.

Sapere che verrà fatto un reboot di Nightmare Creatures mi fa piacere, perché servirà a rivalutare questo titolo purtroppo bistrattato dai “tombraideriani” dell’epoca e che forse oggi verrà riapprezzato maggiormente da coloro che amano le sfide difficili.


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