Stifled – Recensione

L’Oscurità mi ha sempre creato inquietudine. Avere gli occhi aperti e non riuscire a vedere è una delle sensazioni più opprimenti che abbia mai provato in vita mia. Immergersi in Stifled non è stata proprio una grande idea, visto che quasi tutto il gioco si svolge all’interno di ambienti oscuri, ma ricchi di elementi. Come un pipistrello, l’uinico comodo di poter tracciare i contorni del mondo circostante è quello di emettere suoni. Già in altri giochi è stato usato questo espediente, ma in Stifled è stato abilitato anche l’uso del microfono, per fornire un’interazione maggiore.

Prima avvertenza per tutti coloro che sono dei fifoni patentati: non giocate a Stifled di notte e soprattutto evitate di farlo se attorno a voi possono esserci degli animali domestici, tipo i miei due gatti, che potrebbero passarvi accanto all’improvviso. Un paio di volte ho dovuto togliere di colpo il visore PSVR per evitare una crisi cardiaca.

Gli sviluppatori di Gattai Games hanno deciso di rendere l’atmosfera horror non con i soliti “jump scares”, ma creando un ambiente che rivelandosi solo con l’emissione di suoni, rende il gioco una sfida con l’ignoto. L’esplorazione dell’oscuro abisso da parte del nostro protagonista, David Rodley, corroso da una misteriosa perdita, ci porterà in reconditi anfratti, seguendo una trama non esattamente originale o memorabile.

Si può giocare anche senza utilizzare la PSVR, ma vi posso assicurare che se volete avre il massimo coinvolgimento lo dovrete giocare obbligatoriamente con l’headset in testa. Altrimenti l’esperienza rimarrebbe monca della sua fornza primaria, ovvero quella di proiettare il giocatore all’interno di un ambiente sconosciuto nel quale solo la vista e il suono ci possono guidare.

Lo stile minimalista di Stifled non è assolutamente fuori luogo, in quanto rende ancor di più la sensazione di essere in un ambiente indefinito, solo delimitato da contorni. Oltre che ad esplorare, usando la voce, i passi oppure lanciando oggetti, siamo anche chiamati ad affrontare oscure presenze che saranno purtroppo attirate dai nostri rumori. Per passare indenni da questi incontri, bisogna saper bilanciare bene suoni e silenzi, usando gli oggetti che troveremo per poter distrarre gli avversari e battercela la ritirata il più silenziosamente possibile. Purtroppo questo non è sempre possibile e purtroppo l’assurda struttura dei checkpoint rende l’esperienza a tratti frustante. Dover rifare intere sezioni di gioco solo per aver commesso un minimo errore non depone a favore si Stifled.

La durata complessiva non è superiore alle cinque ore di gioco, ma se sarete abbastanza bravi lo potrete finire anche in tre.

Stifled ha delle buone potenzialità, sa ben sfruttare la realtà virtuale, ma manca in alcuni elementi fondamentali. La trama avrebbe potuto essere meglio strutturata, così come il sistema dei checkpoint. Però è comunque un gioco ben fatto, con l'idea di utilizzare la voce per esplorare l'ambiente ch crea un senso di maggior partecipazione e immersività. Non è un titolo imprescindibile per i possessori di PSVR, ma se vi piacciono i giochi stealth-horror, dal prezzo contenuto, vale la pena giocarlo
6
voto

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