Utawarerumono: Mask of Truth – Recensione

Il genere delle visual novel non è mai stato molto popolare in occidente…il motivo? Alcuni puntano il dito sul nostro scarso interesse nel star fermi a leggere dialoghi su dialoghi, senza un minimo di azione o adrenalina. Siamo un popolo di calcio, FPS e action games, ammettiamolo.
Per fortuna, i gusti dei videogiocatori sono in costante evoluzione e, grazie agli exploit di alcuni titoli di qualità, come Ace Attorney e Danganrompa, anche noi coriacei americani ed europei, abbiamo iniziato ad apprezzare il valore di una trama pura e semplice. Se poi, alla suddetta storia pura e semplice, aggiungiamo una punta di gameplay GDR per movimentare le carte in tavola, avremo come risultato un interessante mix carico di personalità e adatto a molti giocatori. Per la seconda volta in un anno, stiamo per tornare nel mondo di Utawarerumono.

PREGO INSERIRE IL DISCO 2

Utawarerumono: Mask of Truth conclude la duologia iniziata con Utawarerumono: Mask of Deception, ma anche la trilogia partita con Utawarerumono per PSX, mai arrivato in occidente. Dopo gli eventi di Deception, il protagonista Haku è stato costretto a separarsi dal suo party, per prendere in mano le redini di un importante scontro che rischia di destabilizzare il regno di Mikado. Tutto questo all’insaputa del mondo intero che lo ritiene deceduto. Dall’altra parte del globo, l’eroina femminile Kuon, devastata dall’apparente morte del suo compagno, dichiarerà guerra al regno di Mikado, ignorando che sulla sua strada troverà proprio Haku.

Inutile sottolineare come, essendo una visual novel carica di storia e di trama, ed essendo questo titolo ambientato immediatamente dopo la conclusione del predecessore, sia necessario giocare ALMENO a Deception, per poter capire cosa diavolo stia succedendo.
Se dovessimo usare un paragone molto spicciolo, potremmo dire che Mask of Truth rappresenta il disco 2 di un gioco, dove Deception incarna il disco 1.
I primi venti minuti di gioco serviranno come recap degli eventi passati, sicuramente un’aggiunta apprezzabile, ma ciò non potrà mai sostituire un’intera esperienza di gioco. E poi Deception è un bel titolo, quindi recuperatelo e poi tornate qui. Vi aspettiamo.

All’atto pratico, Mask of Truth non aggiunge niente di nuovo al titolo precedente, “limitandosi” a fornire una degna conclusione alle avventure di Haku, Kuon e dei loro compagni, mantenendo inalterata grafica e stile di gioco. Non si tratta propriamente di un punto a sfavore, in fondo è una pratica molto comune fra le Visual Novel: basti pensare alla serie di Phoenix Wright, la quale ha mantenuto inalterata, per molto tempo, la maggior parte degli asset grafici, concentrandosi principalmente sul raccontare una nuova storia o, in questo caso, la seconda parte di una storia.

Esattamente come in Mask of Deception, anche qui avremo a che fare con estese sequenze narrative, interrotte da sporadici combattimenti strategici, dei quali parleremo a breve. Benché le similitudini siano evidenti, la narrazione di Mask of Truth è da ritenersi, oggettivamente parlando, un gradino superiore rispetto al prequel. Questo perché in Mask of Deception, gran parte delle prime ore di gioco venivano investite nel presentarci i personaggi, i luoghi, la terminologia e per preparaci all’arrivo degli eventi più importanti, creando una lunga introduzione che rallentava i ritmi narrativi, prima di arrivare al tanto ambito “succo”. Una volta raggiunti i momenti clou, la storia ingranava rapidamente e diventava immediatamente più appassionante ed intrigante, fino al suo eventuale cliffhanger finale.
Di conseguenza in Mask of Truth, essendo un seguito diretto ambientato poco tempo dopo la conclusione del titolo precedente, gli eventi più importanti hanno già avuto luogo, oppure sono in procinto di esplodere; senza sprecare risorse nel world e character building, la narrazione può partire immediatamente in quarta, libera da questi fardelli. Abbiamo quindi una storia che parte col botto e cattura subito l’attenzione, fino alla sua conclusione definitiva. In quanto epilogo dell’intera serie, saranno chiusi anche gli archi narrativi lasciati in sospeso. Certo, l’unico limite, come già detto, è legato alle vostre conoscenze degli eventi accaduti in precedenza, ma questo è normale, trattandosi di un sequel diretto. In generale, se non avete giocato a Mask of Deception, non dovreste nemmeno considerare questo titolo.
In fondo, tutti i personaggi introdotti in Deception faranno qui il loro ritorno e assistere alla loro crescita da un titolo all’altro, costituisce gran parte del loro appeal. Certo, alcuni di essi resteranno sempre relagati al ruolo di macchietta o stereotipo, buoni principalmente per l’occasionale fanservice, tutt’ora presente in questo sequel (in fondo, molti dei personaggi sono donne), seppur non invadente come potrebbe sembrare; fortunatamente, la maggior parte di loro crescerà e si evolverà lentamente, in modi molto realistici. Specialmente il protagonista Haku, passando da ometto timido, incapace e incredibilmente irritante, a leader capace e competente.

Ora però dobbiamo discutere di un altro problema: nella recensione di Mask of Deception avevamo notato come, nonostante si trattasse di un seguito dell’originale Utawarerumono, mai arrivato in occidente, gli eventi e i personaggi erano, per la maggior parte, completamente inediti e per questo motivo, non era necessario aver giocato il primissimo titolo, se non per catturare qualche sporadico riferimento o cameo. Con Mask of Truth le cose si complicano: la storia ci getterà contro molti più riferimenti e personaggi dal capitolo originale e, senza svelarvi troppo, questa trama concluderà anche agli eventi partiti da quel titolo. Fortunatamente le spiegazioni in-game, fra cutscene e glossario, accessibile in qualsiasi momento, sono abbastanza chiare e comprensibili (ricordiamo che il titolo è interamente in inglese); ciononostante, quella sensazione che “manchi qualcosa” continuerà a ronzare intorno alle nostre teste fino alla fine. A meno che non siate giapponesi e abbiate già giocato all’originale Utawarerumono.

In generale, escludendo queste perplessità, siamo di fronte ad una storia scritta in modo magistrale, appassionante e in grado di catturare il lettore, come fanno solo i migliori manga e romanzi. Il lavoro di localizzazione dall’originale giapponese all’inglese…non è possibile giudicarlo soggettivamente, in quando personalmente non conosco la lingua; tuttavia, è lampante come si tratti di un prodotto veramente curato sotto ogni aspetto. Nessuna traduzione risulta fuori posto: quando un termine deve essere lasciato in giapponese, viene mantenuto così, per conservare intatta la purezza della parola e del suo significato. Insomma, eccellente.

GAMEPLAY CHE VINCE NON SI CAMBIA

Finora abbiamo parlato della trama, a tutti gli effetti l’unico dettaglio veramente inedito del gioco, ma il resto?

Graficamente parlando, Mask of Truth mantiene inalterata l’eccellenza visiva regalataci del predecessore, grazie a stupendi paesaggi e personaggi, disegnati da una mano artistica di tutto rispetto; certo, il ripetersi di molti scenari potrebbe urlare qualcuno al “riciclo” ma, ripetiamolo, si tratta di un peccato che molte altre Visual Novel hanno compiuto prima di Utawarerumono.
Riciclati, purtroppo, sono anche i modelli poligonali dei personaggi e dei campi di battaglia, presentati durante le cutscenes e gli scontri RPG. Questo fa decisamente più male poiché, esattamente come in Mask of Deception, si trattano di modelli criminalmente grezzi e mal realizzati, con textures poverissime e poligoni talmente squadrati da apparire più adatti ad un titolo PS2 di metà generazione. Una contrapposizione 2D/3D che fa male al cuore.

Nulla da dire sul comparto audio: i doppiatori giapponesi, come sempre, compiono un lavoro sublime quando si tratta di lavorare a certe produzioni; le musiche e gli effetti sonori non sono da meno e risultano perfettamente sincronizzati alla situazione in corso. Sono presenti sia vecchie che nuove traccie musicali, quindi non c’è pericolo di deja vù.

Parlando del gameplay, come già detto, Mask of Truth continua la strada intrapresa dal prequel, alternando lunghe sequenze da Visual Novel, con sporadici combattimenti in stile RPG Strategico.
Specifichiamo: in alcuni punti specifici della storia, saremo chiamati ad affrontare soldati o mostri nemici; non ci sono incontri casuali e la fuga non Ë un’opzione, per questo bisognerà obbligatoriamente superare la sfida, pena l’impossibilità di avanzare con la trama.
I fan di giochi come Final Fantasy Tactics e Disgaea, avranno già le idee chiare sul funzionamento di questi scontri: le battaglie si svolgono su un piano diviso a scacchiera, dove potremo piazzare i nostri membri del party. Durante il nostro turno, potremo spostare le unità alleate e posizionarle dove vogliamo, a seconda del loro valore di movimento; avvicinandoci al nemico, potremo attaccarlo e, nel caso riuscissimo ad eseguire correttamente dei semplici Quick Time Event, infliggere dei danni critici. Allo stesso modo, durante il turno degli avversari, potremo usare gli stessi QTE per parare o evadere gli attacchi, ma solo se siamo in possesso di quelle specifiche abilità difensive. Durante gli scontri, potremo anche caricare una barra speciale, chiamata Zeal, la quale, una volta riempita, ci permetterà di eseguire un attacco extra e colpi più potenti.

Sfortunatamente, per i puristi del genere, l’aspetto RPG apparirà parecchio spoglio; questo, purtroppo, è un difetto pescato a piene mani da Mask of Deception. Chiariamo, non stiamo parlando di difetti come bug o simili: semplicemente, questa seconda metà del gameplay è estremamente sempliciotta e priva di sfida: ad esempio, non ha importanza da quale lato attaccheremo il nemico, poiché subirà sempre gli stessi danni, a differenza di altri esponenti del genere, dove attaccare alle spalle garantiva colpi più potenti; inoltre, prima di confermare un attacco, potremo sempre vedere in anticipo i danni che faremo, oppure di quanto si caricherà la barra Zeal, azzerando quasi ogni incognita; infine, nel caso tutto ciò non fosse sufficiente, è sempre presente la funzione di “rewind”, per annullare gli ultimi turni e tentare una strategia diversa, senza alcuna penalità.
Insomma, si tratta di un RPG strategico, dove la “strategia” non è importante. L’unico dettaglio da tenere veramente in considerazione sono gli elementi: attaccando un nemico il cui elemento e più forte rispetto al vostro, infliggerete un minor numero di danni mentre, di contro, voi ne subirete di più. La riduzione/aumento del danno legato agli elementi non sarà per niente elevato e non vi causerà alcun problema extra sul lungo periodo.
Nonostante tutto, gli scontri, benché semplici, sono abbastanza interessanti e il battle system risulta semplice e immediato, decisamente consigliato ai neofiti del genere.

Restano inalterati, ovviamente, i punti principali di ogni buon RPG: terminato lo scontro le vostre unità riceveranno punti esperienza per salire di livello, nonché Battle Points per incrementare manualmente le nostre statistiche. Potremo anche equipaggiare i nostri personaggi con oggetti e pergamene magiche, per insegnare nuove abilità di attacco o difesa. Gli scontri, una volta completati, possono essere affrontati nuovamente, ad un livello di difficoltà superiore, per incrementare il bottino e potenziare i vostri personaggi. Nonostante l’aumento della difficoltà, le battaglie risultano ancora abbastanza semplici e decisamente non impossibili.
Inoltre, a differenza di Mask of Deception, dove gli scontri totali dell’intero gioco si potevano contare sulle dita di due mani, in Mask of Truth sono stati decisamente aumentati, arrivando a toccare la trentina, contando anche le battaglie esclusive del post-game ed escludendo gli scontri “farlocchi”, dove i membri del party combatteranno fra di loro per allenarsi e guadagnare EXP e BP.

Mask of Truth si conferma, ancora una volta, come un titolo entry-level, per chi vuole approcciarsi agli RPG strategici con un titolo molto semplice, senza dimenticare il fattore Visual Novel, che continua ad occupare un buon 80% del gioco.

Per concludere, la longevità è incredibilmente elevata, arrivando a toccare (e superare ampiamente) la 40ina di ore, numero che può aumentare o diminuire a seconda della vostra velocità di lettura.

Utawarerumono: Mask of Truth mantiene inalterata la qualità ludico-narrativa di Mask of Deception, consegnandoci una degna chiusura alle vicende di Haku e Kuon. L'unica marcia in più che rende questo seguito leggermente migliore del predecessore, risiede nel comparto narrativo, il quale parte immediatamente in quarta senza troppe distrazioni e nella maggior quantità di scontri RPG. Per il resto, non abbiamo nulla di nuovo da segnalare, in quanto il titolo continua a vantare numerosi pregi (ottima grafica 2D, stupende musiche) ed alcuni difetti (grafica poligonale arretrata ed eccessiva semplicità della componente GDR), copiati ed incollati dal suo prequel. Chi ha avuto modo di provare Mask of Deception, troverà in Mask of Truth un degno proseguio e una giusta conclusione. Chi è totalmente a digiuno di Visual Novel in generale, potrebbe non trovare questo titolo appetibile, ma è comunque un prodotto che merita di essere provato da tutti. A patto di partire prima da Mask of Deception. Chi è quel mentecatto che inizia a leggere un libro a metà della storia?
7.8
voto

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