Deathstate – Recensione

Per chi ha avuto, come il sottoscritto, un’insana passione adolescenziale per i mondi alieni ed alienanti creati da H.P. Lovecraft, trovarsi fra le mani uno sparatutto bullett-hell twin-stick rogue-like (mizzica, mettere tutte queste definizioni mi imbarazza quasi) ispirato alle narrazioni dello scrittore di Providence, può essere un’esperienza interessante. Ma varrà la pena aprire portali su dimensioni parallele? Scopriamolo subito.

Deathstate racchiude in se, come già dicevo, la maggior parte degli elementi che oggigiorno sono comuni a molti sparatutto: ha livelli procedurali, la permadeath dei rogue-like, è “quasi” un twin-stick shooter. Perché quasi? Perché in effetti non siamo noi a sparare visto che il sistema di fuoco e di mira è completamente automatico. Spostandoci all’interno dei livelli, il nostro personaggio scaricherà una valanga di proiettili sull’avversario più vicino a lui. In principio ho trovato questa soluzione poco soddisfacente, ma avanzando nei livelli ho invece scoperto che il sistema funziona.

Ogni singolo livello è impestato da centinaia di nemici che arrivano da tutte le parti, per cui avere la prontezza di riflessi di poter valutare quella che sia la minaccia più imminente non è realmente impossibile. La soluzione “single stick” funziona quindi abbastanza bene, lasciandomi la possibilità di concentrarmi sull’esplorazione dei mondi paralleli. Il secondo stick viene usato per poter fare dei rapidi “dash” che ci rendono per qualche frazione di secondo invulnerabili.

Ogni livello ci propone diverse tipologie di avversari, ognuno con le loro caratteristiche e se andate a vedere nel bestiario presente nella biblioteca che funge da hub di Deathstate, potrete constatare che la varietà è enorme. La nostra missione è quella di attraversare incolumi quanti più livelli possibili e se saremo abbastanza bravi, riceveremo come premio vari finali, ognuno riservato al personaggio con il quale giochiamo.

Ma come ogni rogue-like che si rispetti potremo raccogliere durante le nostre scorribande tra le dimensioni parallele, alcuni oggetti. Essi sono suddivisi in cinque categorie: libri, pozioni, reliquie e …organi interni. Una volta raccolti rimangono in nostro possesso durante ogni run, fungendo da bonus e power-up. I libri e le reliquie cambiano la tipologia di sparo, per cui trovare la giusta combinazione tra di loro è fondamentale per avere la migliore potenza di fuoco che ci permetterà di avanzare tra i livelli.

I potenziamenti migliori si raccolgono distruggendo i nemici denominati Elite, più tosti da abbattere, e i vari mini-boss presenti ogni tot livelli.

La giocabilità è elevata, il ritmo frenetico, ma a volte si rischia di perdere completamente la percezione di dove siamo, nell’inferno di colpi che ci circonda.

Nonostante la grafica 16-bit sia pulita e ben realizzata, non di rado mi è capitato di essere colpito senza che me ne rendessi neppure conto. Il nostro alter-ego digitale si sposta in volo, per cui il punto dove siamo vulnerabili dovrebbe essere rappresentato dal cerchio sotto i nostri piedi, ma anche facendo molta attenzione nell’evitare i colpi diretti verso di me, mi sono ritrovato a perdere un vita preziosissima per colpa della carente gestione della collisione degli sprites.

La difficoltà in Deathstate è ben calibrata, con una curva di apprendimento che lo rende approcciabile anche ai giocatori meno esperti, riducendo moltissimo la frustrazione che generalmente i bullet-hell inducono. Naturalmente i livelli avanzati richiedono una buona dose di coordinazione e perizia, anche perché ognuno di loro ha una morfologia che può nascondere pericolose insidie, come vicoli ciechi ed ostacoli che possono bloccare la nostre molteplici fughe da carognosi avversari.

Deathstate è un buon sparatutto, dotato di un gameplay divertente ed un livello di difficoltà ben calibrato. A parte alcune sbavature, come il sistema di collisione dei colpi diretti verso il nostro personaggio, restituisce, ad un prezzo accessibile, ore di sano divertimento arcade. La possibilità di sbloccare nuovi personaggi, armi e potenziamenti, lo rende anche longevo. E' uno di quei giochi da prendere in mano quando vogliamo staccare la mente e dedicarci solo alla carneficina di mostri ultradimensionali, quelli che ci fanno scaricare di dosso la fatica della giornata.
7
voto

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