Dishonored: La Morte dell’Esterno – Recensione

Quella dello studio francese Arkane Studios è una serie incredibile e che rimarrà nella storia dei videogiochi per la qualità superlativa con cui traspare. Questa prima frase, decisamente positiva, fa per l’appunto capire che Dishonored : La Morte dell’Esterno è l’ennesimo capitolo di qualità, l’ennesima dimostrazione che lo sviluppatore che ama il suo lavoro e ama i videogiochi si mette nei panni del giocatore e comprende quella che è una spasmodica ricerca del dettaglio, del dialogo, della cultura. Non tutti sono così, tant’è che Dishonored non vende come un Call of Duty o altri titoli di quella fascia, ma quei pochi (compreso il sottoscritto) non possono che lodare attivamente il lavoro svolto sull’intera saga e anche su questa espansione stand-alone con un nuovo protagonista: Billie Lurk.

Cercando di essere quanto più accorti possibile nel non fare spoiler importanti, la protagonista della vicenda è Billie Lurk, già vista nel primo capitolo grazie ai contenuti aggiuntivi su Daud, sia in Dishonored 2 durante l’avventura. Le vicende quindi si separano da Corvo ed Emily e fanno spazio a questo personaggio molto particolare, diverso per principi e valori morali e con un’aggressività diversa, più feroce e diretta, ma non per questo stupida. La campagna è composta da cinque missioni dove Billie tornerà a far visita al suo mentore e amico di vecchia data Daud, che con poche ore di vita ancora disponibili, chiede a Billie di completare l’ultima e pericolosa missione: uccidere l’Esterno. Per chi non avesse familiarità con la serie, l’Esterno è il padrone dell’Oblio, il Dio onnipotente del sovrannaturale che dà i poteri a Corvo e Daud nel primo capitolo e ad Emily Kaldwin nel secondo. Come può Billie arrivare ad uccidere l’Esterno all’interno del suo mondo? Il districarsi degli eventi rivelerà più di un colpo di scena e il finale va a chiudere un cerchio finalmente completo. Infatti, dopo gli eventi di questa espansione, Dishonored è concluso definitamente per quanto riguarda questi personaggi, con le vicende che chiariscono tutte quelle parti della storia ancora in penombra e spiega perfettamente alcuni misteri sui personaggi più importanti dei due capitoli, oltre che sullo stesso Esterno e sul mondo Vuoto dove vive. Tutti i nodi arrivano al pettine e per i fan di Dishonored non potrebbe essere che una manna dal cielo in chiave narrativa.

Dishonored: La Morte dell’Esterno quindi farà da collante per comprendere al meglio l’universo creato dagli sviluppatori, che anche in questa espansione risulta affascinante e ben sviluppato. Rimane l’incredibile level design visto in Dishonored 2, con la stessa cura dei dettagli sulla lore del gioco: libri, giornali, pensieri sono alcune delle principali fonti d’informazione del gioco su quello che riguarda gli avvenimenti di contorno. Il fascino della serie è rimasto immutato, così come del resto lo è anche il senso di “già visto” della serie. Ciò che si poteva “criticare” di Dishonored 2 era la base troppo simile al primo capitolo, nonostante le novità fossero importanti. Dishonored: La Morte dell’Esterno è una versione più “piccola” del secondo capitolo, dando ancora maggiore sensazione di deja-vu. Questo non è propriamente un problema sotto certi aspetti, perché di base l’avventura è un’espansione delle vicende, ma dopo circa un anno di attesa ci si poteva aspettare qualche cambiamento relativo alla struttura, anche perché Billie non è Corvo o Emily e la differenza del personaggio più accentuata avrebbe solo fatto bene alla produzione.

Le missioni, come di cui sopra accennato, sono cinque e si sviluppano attraverso le meccaniche che abbiamo apprezzato del secondo capitolo. Billie potrà approcciarsi alla missione con un metodo stealth senza farsi vedere e senza uccidere nessuno, così come potrebbe scendere in campo e farsi avanti col fil di spada. Non è un caso che per apprezzare maggiormente Dishonored si consiglia un approccio furtivo, senza allarmi e senza uccisioni, anche perché in questo modo la campagna riesce a tenere compagnia più a lungo e in modo più soddisfacente. Per completare il gioco basterebbero circa 6-7 ore, ma chi vuole affrontare anche tutte le missioni secondarie senza farsi scoprire, il completamento richiede qualche ora in più. Come i due precedenti titoli della serie, anche Billie potrà contare su dei poteri per farsi avanti nell’avventura. A differenza di Dishonored 2, qui purtroppo i poteri sono soltanto tre e non potranno nemmeno essere potenziati. Una delle cose che ho meno apprezzato e l’aver tolto la possibilità di potenziare il personaggio con le rune, mentre sono rimasti gli Amuleti d’Osso e altre abilità. I poteri di Billi, inoltre, non sono poi così diversi da altri che abbiamo avuto modo di conoscere nei principali capitoli: abbiamo Dislocazione che è un’evoluzione di Traslazione. Con questo potere abbiamo la possibilità di spostarci rapidamente da un punto all’altro, utile sia durante i combattimenti, sia durante l’avanzamento stealth per non farsi beccare. A differenza di Traslazione, questo potere permette lo spostamento in due passaggi, infatti con la levetta sinistra possiamo puntare il cursore per la zona che vogliamo raggiungere e solo successivamente decidere di farlo. Il personaggio non rimane quindi bloccato come accadeva prima, ma ha libertà totale di spostamento dopo aver piazzato il cursore. Si tratta anche di una facilitazione nel raggiungere ripiani più alti o nell’effettuare salti più complicati. Preveggenza ci mostra il mondo in modo più specifico. Possiamo vedere i nemici evidenziarsi di giallo, così come il cono di visione che ne consegue. Ad arricchire il potere c’è la possibilità di trovare strade più nascoste, oggetti in giro e i vari Amuleti d’Osso nascosti per la mappa. Infine abbiamo Somiglianza, ovvero la possibilità di trasformarsi in un qualsiasi nemico che ci si para davanti. Il potere lo lascerà lì a terra privo di sensi, mentre noi possiamo passare indisturbati in alcune zone, oltre che ad aprire strade diverse rispetto ad un approccio più diretto. Si tratta di un potere interessante e che crea un connubio perfetto con il metodo stealth. Una cosa che ho maggiormente apprezzato è che, dopo aver completato il gioco e visto i due finali, si potrà ricominciare daccapo con la Nuova Partita Originale+, ovvero ricominciare il gioco con altri poteri già visti in Dishonored 2. Questo comporterà quindi l’utilizzo di strategie diverse e interessanti per i giocatori che potranno collaudare nuovamente le loro abilità sul campo di gioco, oltre che affrontare l’avventura di Billie in modo completamente diverso rispetto alla prima run.

Sul versante tecnico, il Void Engine risulta ancora encomiabile. Lo stile “pennellato” del gioco è ancora decisamente artistico e affascinante. È chiaro che gli sviluppatori abbiano focalizzato il lavoro sul level design, così come hanno già fatto in passato. Le architetture sono di un fascino incredibile e mettono in risalto lo splendido stile ad acquerello di alcune zone. Ciò non toglie che il gioco si porta dietro gli stessi problemi del secondo capitolo, ovvero alcune texture ancora in bassissima risoluzione che fanno storcere il naso rispetto a cotanta bellezza artistica. Si tratta di dettagli ma che comunque potevano essere risolti, soprattutto per un titolo che ha richiesto molto meno lavoro rispetto a quello principale. La prova è stata fatta su Xbox One, dove si nota ancora quel leggero effetto di sfocatura per tutta l’avventura, ma con l’uscita di Xbox One X le cose cambieranno come è stato confermato dagli sviluppatori. Il gioco ha già da ora l’ufficiale supporto per la nuova console, con risoluzione di 4K nativo e implementazioni su diversi aspetti grafici.

Dishonored: La Morte dell’Esterno è più di un semplice contenuto aggiuntivo. Si tratta di una campagna realizzata molto bene e che va a chiudere il cerchio sulle vicende che tengono in piedi i primi due capitoli. L’idea di approfondire Billie Lurk dopo Daud non può che essere una cosa molto positiva, soprattutto visto il personaggio molto ben caratterizzato già in Dishonored 2. Purtroppo i pochi poteri a disposizione e alcune difficoltà tecniche sono rimaste, ma questo non va a sminuire un lavoro considerevole e incredibilmente ben fatto. Dishonored: La Morte dell’Esterno ha l’arduo compito di mantenersi sui livelli alti dei primi due capitoli e fare anche meglio per non soccombere in secondo piano, cosa che gli sviluppatori sono riusciti a fare per certi aspetti, mentre meno in altri.
8.5
voto

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